«Io incompatibile? La Cgil non conosce le regole»

di Antonio Chiefalo*

Pubblichiamo la risposta del dirigente della Lega Antonio Chiefalo alla nota in cui la Cgil sollevava dubbi sulla sua nomina e la presunta incompatibilità con l’incarico che ricopre al Tribunale di Catanzaro.

Perdere tempo per replicare non è uno sport che mi appassiona ma quando i detrattori ricusano di confrontarsi sui temi che coinvolgono tutti e viceversa ingaggiano argomenti che toccano la sfera personale, la reazione è d’obbligo.
Mi guadagno da vivere disimpegnando l’incarico di Dirigente amministrativo del Tribunale di Catanzaro e, da uomo di Stato, prima che (sommessamente) da uomo politico, trovo che le declinazioni normative e di prassi dei principi di buon andamento ed imparzialità, scolpiti innanzi tutto nell’art. 97 Cost., costituiscano sacrosante categorie giuridiche da rispettare e da proteggere.
Lo stesso rispetto che sempre ho nutrito per l’interesse pubblico a me affidato nelle varie Amministrazioni presso le quali ho avuto l’onore di prestare la mia opera, ma qui il campo di indagine è diverso. Non è tanto una questione esegetica delle norme, per le quali era tra l’altro improbabile che potessero essere male interpretate, quanto un tentativo di gettare sospetti verso un’attività amministrativa che mi ha sempre visto in prima linea con la motivazione, il senso di appartenenza, l’abnegazione, la rettitudine e, sia consentito, i risultati che appartengono solo chi ha fatto immensi sacrifici per la costruzione di un proprio profilo professionale. Il mio curriculum è online, consultabile da chiunque.
Ma, scendendo in medias res la Cgil, forse per disattenzione poiché l’altra alternativa non rappresenta certo un certificato di benemerenza nei suoi riguardi, tuona la mia “assoluta incompatibilità” tra il ruolo amministrativo pubblico e il ruolo politico, poiché la mia sarebbe una attività dirigenziale connotata in prevalenza dalla gestione del personale dell’ufficio giudiziario. Una costruzione – errata – per evidenziare l’asserita collisione con la disposizione che ostacola l’acquisizione di incarichi dirigenziali del personale a chi abbia o abbia avuto, nei due precedenti anni, cariche politiche o sindacali. Una sottolineatura smaltata dal mal celato scopo di gettare ombre sul mio lavoro e quindi sulla mia persona.
Altra sarà la eventuale sede per un più approfondito esame del diritto e della questione, ma qui preme sottolineare due aspetti. In primis, il D.Lgs 240/06, di disciplina della dirigenza amministrativa del Ministero della Giustizia, assegna al dirigente amministrativo di Ufficio giudiziario competenza esclusiva in tema di gestione (non solo) delle risorse umane, (ma anche di quelle) strumentali e finanziarie, dunque senza la “prevalenza” sul “personale” che lamenta (surrettiziamente?) la Cgil. In secundis, coerenza impone che la medesima organizzazione sindacale affermi che tutti i dirigenti amministrativi di uffici giudiziari che ricoprano incarichi “anche di tipo sindacale” (e quindi non solo politico), meritando la stessa accusa di incompatibilità, vengano fustigati a dovere anche se tesserati Cgil. Imbarazzo… Molti miei colleghi, infatti, ricoprono o hanno ricoperto cariche da pubblico amministratore o cariche apicali sindacali.
Era sufficiente leggere l’apposita circolare Funzione Pubblica del 6 agosto 2010, calarla nel concreto dell’organizzazione giudiziaria, e scoprire che, come chiarito dal Paragrafo 4, il diritto di fare politica non è compresso nei confronti di chi, come me, dirige un ufficio giudiziario, poiché l’incarico non è sul “personale” bensì, semmai sugli “affari generali” di cui il “personale” è solo una parte peraltro non prevalente. Ma la Cgil è composta da seri professionisti che non potevano non conoscere il quadro normativo ed allora il dubbio prima adombrato, a mio avviso, di colpo si dissolve: tutto si iscrive nel bisogno di fermare colui che ragiona diversamente.
Voglia di sensazionalismo, irrefrenabile delirio di querela, brama di scoprire il tapino col sorcio in bocca, necessità di affermare il politicamente corretto. Nulla di più.
Nessun argomento politico, nessuna possibilità di confronto sui temi, inesistenza di ragioni valide per contrastare un progetto che sta travolgendo tutto e che ho sposato sin dal primo momento. Nulla di tutto ciò, e allora si tenta di eliminare per altra via chi è scomodo… Ma, conclude la nota, mi domando: se in tasca avessi avuto la tessera del Pd e un incarico provinciale nello stesso partito, la gloriosa Cgil avrebbe colto Chiefalo in “flagranza di compatibilità”? Onestà intellettuale, questa sconosciuta.

*coordinatore provinciale Catanzaro “Lega-Salvini premier”







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