Cosenza, la difesa dell’ospedale: «Contro di noi attacchi mediatici»

La direzione dell’Azienda ospedaliera: «Eventi manipolati per interessi di vario tipo. Pipistrelli in corsia? Collegamento artificioso»

COSENZA Il collegio di direzione dell’Azienda ospedaliera di Cosenza passa al contrattacco. «Daremo incarico ai nostri legali di procedere per provocato allarme» è scritto in una nota inviata dall’Ao guidata da Achille Gentile che scopre le carte contro i presunti casi di mala sanità che si sarebbero verificati in diversi reparti del nosocomio cittadino. «Si è assistito negli ultimi giorni – prosegue la nota del collegio di direzione – a un intensificarsi dell’attacco mediatico contro l’ospedale, da parte di persone che, comunque, di questo ospedale hanno usufruito anche con esiti positivi». Ogni paziente ha una storia diversa così come ogni patologia e il punto viene rimarcato più volte. «L’approccio alla patologia – è scritto – ha sempre caratteristiche emotive differenti, in base all’evolversi della malattia, per cui non meraviglia che la considerazione sulle strutture sia differente e spesso diametralmente opposta. Quando si assiste invece, ad una manipolazione degli eventi, per interessi di vario tipo, ci si indigna e per onestà dei fatti è necessario, con puntuale metodicità, smentire quanto artatamente viene pubblicato, anche al fine di non distruggere una istituzione che, con grossa fatica, in situazioni di risorse carenti ai quali sopperisce spesso l’impegno e il senso di responsabilità dei professionisti, mira a garantire ai cittadini cure sicure e di qualità».

QUALE PIPISTRELLO? Inizia dall’accusa morte di un neonato per shock settico, causata dalla possibile presenza di un pipistrello nei corridoi dell’ospedale, la difesa di vertici dell’ospedale. «Bisogna precisare che il reparto di Terapia intensiva neonatale è un reparto chiuso con un sistema di ventilazione controllata in cui l’aria viene filtrata prima di essere immessa nella terapia intensiva. Nel caso in specie poi il neonato in condizioni di estrema gravità era ricoverato in terapia intensiva in una termoculla, con aria a sua volta filtrata e completamente isolato dall’ambiente circostante. Si coglie l’occasione per precisare che non tutte le infezioni contratte in ospedale sono infezioni ospedaliere, anche se possono portare all’exitus». Per i medici: «Il piccolo era affetto da un infezione contratta in utero, essendosi manifestata nelle prime ore di vita, in maniera così grave, da richiedere un trasferimento urgentissimo, senza l’attivazione dell’Ambulanza dedicata allo Sten (trasporto Neonatale)». A sottolineare come secondo i medici la morte causata dalla presunta presenza del pipistrello sarebbe tutt’altro che probabile ci sarebbero anche delle evidenze scientifiche secondo le quali: «Tutte le infezioni che si presentano entro le prime 72 ore con sintomi gravissimi, sono da attribuire a infezioni contratte in utero e trasmesse dalla madre. Sembra quindi artificioso e strumentale collegare l’infezione del neonato alla presenza di un eventuale pipistrello, che non può essere vettore di una infezione da stafilococco».

CODICE ROSSO IN PRONTO SOCCORSO Anche un altro caso di morte uterina, balzato agli oneri della cronaca il 23 settembre, secondo i medici non costituirebbe un caso di “malasanità”. «La paziente – è riportato nella nota inviata dall’Ao di Cosenza – si è presentata nel pronto soccorso generale alle 9.29 e da qui indirizzata all’unità operativa di Ostetricia e Ginecologia, dove ha stazionato, presentandosi al personale in servizio all’accettazione di Pronto soccorso, solo alle ore 14,30. Dagli esami effettuati alle 15.37 si è diagnosticata la premorte del feto, per cui sono stati sequestrati lo stesso e la placenta, già prima dell’espulsione quando ancora era in utero. Non risulta agli atti una precedente valutazione della vitalità del feto. Sarà, invece, l’esame autoptico a stabilire una eventuale morte del feto prima dell’accesso al Pronto soccorso. Bisogna precisare che le cause note di morte intrauterina del feto, sono da riferirsi a tutta una serie di patologie tra cui: malattie congenite, infezioni, isoimmunizzazione materno-fetale e tutte quelle situazioni in cui ci sia mancato apporto di ossigenazione al feto – asfissia – per la quale difficilmente è ravvisabile una responsabilità professionale legata al momento dell’evento».





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