Amato: «Alle Regioni la programmazione del nostro futuro» – SPECIALE

Il giudice della Corte Costituzionale ed ex presidente del Consiglio ospite al Parlamento delle imprese della Camera di Commercio di Cosenza. Imprenditori a “lezione” sulle autonomie. «Il titolo V è una schifezza»

COSENZA Giuliano Amato, ex premier e giudice della Corte Costituzionale è stato ospitato dal parlamento delle imprese della Camera di Commercio di Cosenza. «È una visita che gratifica molto il lavoro svolto in questi anni –spiega il vicepresidente dell’ente camerale Francesco Rosa–. Un valore aggiunto alla nostra Open Camera che ha deciso di mettere le imprese al centro di ogni iniziativa». L’ospite d’eccezione ha ricevuto il benvenuto da parte del segretario generale Erminia Giorno che proprio con Giuliano Amato ha svolto il suo lavoro di tesi al termine del percorso universitario. «Una visita che gratifica tantissimo il lavoro che stiamo facendo come Camera di Commercio –spiega il segretario – e che va nella direzione di governance pensata quando la nostra giunta è stata eletta alla guida dell’ente».

LA LEZIONE DI AMATO «L’autonomia è un tema che coinvolge le Camere di Commercio che sono uno degli organismi che deve organizzare la parte delle imprese della nostra società, è ovvio che questa è una grande responsabilità e soprattutto non solo l’ente ma tutte lo il tessuto imprenditoriale deve sentirsi responsabile di questo processo». Inizia così il suo intervento Giuliano Amato la sua relazione al parlamento delle imprese. Prima che sulla sala piombasse il rigoroso silenzio che ha accompagnato le sue parole, gli imprenditori – molti dei quali hanno ruoli istituzionali nell’ente camerale e negli organismi collaterali – hanno interagito con il professore evidenziando quelli che sono i problemi, le opportunità e le implicazioni del fare impresa in Calabria. E sugli spunti arrivati dalla sala Amato ha fatto prima un excursus storico sull’autonomia. Dall’epoca medioevale a quella della prima repubblica il tema delle autonomie è stato sempre centrale. «L’autonomia può essere considerata come una piramide – spiega Amato –: fonda la sua forza sulla base, più è solida, più può essere incisiva». L’autonomia nella Repubblica spiegata da Amato viene spiegata non aggrappandosi ai tecnicismi di codici e leggi ma attraverso un’analisi sociale e politica. Ed è così che dalle leggi razziali il giurista passa alle riforme costituzionali. «Penso a quando sono nate le regioni. Era il 1970 e in quegli anni saremmo dovuti passare dalle leggi “com’erano” alle “leggi cornice”. Ma quest’ultime non sono mai state fatte, perché alle regioni non è mai stata data piena autonomia –spiega Amato-. Anche in campo sanitario, le regioni possono lavorare ma con un’autonomia sempre limitata dalla legge nazionale». È proprio l’uniformità sul tutto che secondo Amato non lascia spazio all’autonomia. Neanche quando è arrivata la riforma del titolo V della Costituzione del 2001. «Il titolo V è una schifezza perché ha attribuito alle regioni delle competenze esorbitanti. È stato un errore clamoroso che si poteva correggere, ma che ha oscurato tutto quello di buono c’era nella riforma che rovesciava il criterio delle titolarità degli interessi pubbliche e delle relative funzioni. È proprio con quella riforma –continua Amato – che si dava spazio agli organi più in basso cioè i comuni per poi lasciare ai livelli più alti incombenze che non possono essere soddisfatte con le sole forze di un’autonomia locale».
La lunga disamina del giudice costituzionale si conclude con un quesito: «Chi è che si deve porre il problema del futuro dei nostri territori e progettare come sarà la nostra Italia negli anni a venire? Attualmente lo può fare solo la comunità regionale perché è dentro questa comunità che ci sono i corpi intermedi come la Camera di Commercio, ci sono i comuni e ci sono i rappresentanti regionali. L’aumento delle variabili ci permetterà di avere un perimetro ben definito entro il quale svilupperemo la nostra identità e la nostra autonomia».

mi. pr.





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