Esodo dei laureati, manca la ricetta. Robbe: non trascuriamo i segnali positivi

L’assessore regionale al Lavoro ha partecipato alla discussione sui dati contenuti nel 14esimo rapporto della Bcc Mediocrati. «L’economia calabrese dà segni di miglioramenti». Florio (Demoskopika): «Precarietà e poca professionalità, persa una comunità di 60mila laureati» – VIDEO

COSENZA Se ci sono 4mila giovani calabresi (laureati) all’anno che lasciano la Calabria non bisogna demoralizzarsi. L’assessore regionale Angela Robbe con delega al lavoro e al welfare gira la medaglia e dà la sua lettura dei dati contenuti nel 14esimo rapporto Bcc Mediocrati sull’economia in provincia di Cosenza. Sotto la lente degli analisti di Demoskopika quest’anno sono finiti i numeri dei cosiddetti “Cervelli in fuga”, calabresi che hanno studiato e trovato sbocchi professionali fuori dai confini regionali o nazionali. «Cominciamo a raccontare una Calabria diversa», dice l’assessore Robbe nella sala “De Cardona” della Bcc Mediocrati di Cosenza dove gli esperti di settore si incontrano ogni anno per commentare il rapporto. «Ci sono i dati negativi – aggiunge – ma ci sono anche quelli positivi. L’economia calabrese dà segni di miglioramento, anche se minimi, ma non possiamo non tenerne conto». 
Se i calabresi con la valigia in mano prendono il primo treno o aereo disponibile per l’assessore non è un fatto poi così negativo. «I nostri giovani sono appetibili – spiega –. Se trovano subito lavoro vuol dire che il nostro sistema di istruzione funziona bene. Adesso bisogna capire che cosa serve alle imprese per fare in modo che questi giovani si fermino in Calabria o quantomeno che dopo un periodo di formazione fuori regione decidano di ritornare». Sì, il rapporto fotografa da una parte la propensione degli under 35 calabresi a lasciare la regione, ma anche la ferma convinzione nel non voler ritornare più una volta lasciata la terra natale. Un gap che ad oggi politica e forze sociali non sono riusciti a colmare e che rappresenta il vero cubo di Rubik da risolvere nel minor tempo possibile. «Il bando delle competenze digitali va nella in questa direzione – chiosa sul finale l’assessore – certo è che dobbiamo avviare delle collaborazioni di qualità, non pensare alla concorrenza che ci deprime».

CHIAROSCURO Lo spunto all’assessore per una riflessione in positivo lo offre il direttore della Banca d’Italia-Calabria, Sergio Magarelli. Dopo i saluti del “padrone di casa” Nicola Paldino –presidente del Credito Cooperativo Mediocrati – è Magarelli che prova a intrecciare i numeri prodotti dalla studio della Bcc con quelli dell’istituto nazionale. «Possiamo dire che la crisi del 2008 è definitivamente alle spalle – spiega Magarelli –, gli indicatori sono positivi e aumentano reddito e produttività delle aziende in generale anche se non dell’industria in senso stretto. Però la Calabria soffre di grandi divari e ritardi soprattutto riguardo al tessuto economico delle microimprese che ha difficoltà a impiegare manodopera scolarizzata, a differenza di quanto avviene nelle regioni del nord Italia». Questo significa che i piccoli imprenditori continuano nella gestione delle imprese secondo un modello a “conduzione familiare” mentre per chi non ha alle spalle una “famiglia di imprenditori” soffre nel poter dare vita alla propria impresa. Concetto che riprende anche il dirigente della Svimez Delio Miotti. «Oggi abbiamo una forza lavoro che è poco specializzata. Questo perché chi ha iniziato a lavorare subito dopo il grande boom economico ancora non è in pensione. Però da qui a qualche anno dovremo necessariamente ripensare a come organizzare il mercato del lavoro, per questo non possiamo escludere che si alzi l’età pensionabile, così come, considerando il calo demografico, non potremo fare a meno dell’aiuto in termini lavorativi che possono offrire i migranti che arrivano in Italia».

LAVORO PRECARIO Nel corso della discussione coordinata dal direttore del quotidiano Il Mattino di Napoli, Federico Monga, è rimbalzata sul tavolo – e non poteva essere altrimenti – una questione centrale: che a spingere i calabresi a emigrare siano le precarie condizioni di lavoro. «Oggi l’emigrazione ha assunto una nuova veste – spiega Nino Florio, responsabile dello studio condotto da Demoskopika –. Si tratta di emigrati giovani e più acculturati. 180mila giovani sono stati persi negli ultimi 15 anni e ad andare via è stata una comunità di laureati di circa 60mila persone. 6 su 10 sono persone con età inferiore a 35 anni». Esodo che ha una radice ben ramificata se si considerano le condizioni di lavoro. «C’è la mancanza strutturale del lavoro ma poi c’è la precarietà e la scarsa professionalità con l’impossibilità di trovare lavoro utile al percorso di studi fatto – continua Florio». Una situazione generale che coinvolge le imprese che al fenomeno guardano con interesse ma per il momento senza un intervento che possa essere decisivo per fermare il fenomeno. «Le imprese hanno consapevolezza di quello che succede – conclude Florio –. Il 90% è cosciente di quanto sia grave il fenomeno e di quelle che sono le conseguenze: perdita di capitale umano, investimenti in istruzione vanificati e gettito fiscale che si trasferisce in altre regioni».

Michele Presta
m.presta@corrierecal.it





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto