Morra: «La ‘ndrangheta punta sui porti di Rotterdam e Anversa»

Il presidente dell’Antimafia: «Le attività in Paesi con controlli blandi». Ferrara: «Mafia piaga d’Europa». Dieni: «Indagine è uno spartiacque»

CATANZARO «La ‘ndrangheta ha delocalizzato l’arrivo di sostanze stupefacenti dal porto di Gioia Tauro verso i porti di Rotterdam e Anversa che vengono preferiti perché i loro sistemi di controllo sono più blandi». Lo ha detto il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, intervenendo alla trasmissione 24Mattino su Radio 24, con Maria Latella e Oscar Giannino, in riferimento ai risultati dell’inchiesta che ha coinvolto in contemporanea Italia, Olanda, Germania, Belgio e Sud America con 90 arresti coordinati dalla Procura di Reggio Calabria.
«È stata – ha aggiunto Morra – la prima operazione condotta con efficacia e con successo da vari organismi internazionali. Qualcosa si sta muovendo. Però in tante altre occasioni gli appelli rivolti dai magistrati italiani sono caduti nel vuoto. Ben venga un’Europa che voglia condividere questa lotta. Altrimenti se si deve consentire a qualcuno, semplicemente per attrarre capitali, di accettare logiche che gli Stati democratici devono rifiutare, allora prendiamone atto. E finisce là».

FERRARA: PIAGA CHE RIGUARDA L’EUROPA «Un nuovo maxi blitz che porta alla luce le ramificazioni internazionali della ‘ndrangheta. Questa operazione, coordinata dalla Direzionale nazionale antimafia e dalla Dda di Reggio Calabria è frutto di un Joint Investigation Team, un coordinamento costituito presso Eurojust tra magistratura e forze di polizia di Italia, Paesi Bassi e Germania». È quanto afferma l’eurodeputata Laura Ferrara, relatrice del Report sulla lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione, in relazione all’operazione di ieri tra l’Europa e il Sud America. «Quanto emerso – prosegue Ferrara – evidenzia sempre di più come la criminalità organizzata sia una piaga che riguarda tutta l’Europa, non solo l’Italia. Bisogna contrastarla con regole comuni. Ho quindi inviato una lettera al Commissario Julian King al quale viene richiesto di attivarsi per l’elaborazione di una proposta legislativa che preveda norme minime e sanzioni concernenti un reato analogo all’associazione a delinquere di stampo mafioso, così come previsto nel report di cui sono stata relatrice, approvato dal Parlamento europeo. L’obiettivo della Risoluzione – sostiene l’europarlamentare – è superare le differenze fra le normative degli stati membri per permettere una migliore cooperazione delle forze dell’ordine a livello europeo e combattere più efficacemente le mafie. Negli altri stati membri la percezione del pericolo rappresentato dalle mafie è sottovalutata o si ritiene che sia un fenomeno circoscritto solo in alcuni ambiti territoriali».
«La possibilità di una condivisione di norme minime comuni, che includono anche una migliore circolazione delle informazioni all’interno dell’Unione europea e la creazione di un’unità speciale di Europol – prosegue l’europarlamentare – renderebbe sempre più efficace la lotta alle mafie. Gli arresti di ieri rendono ancora più impellente la necessità di avere una definizione comune a livello europeo del reato di associazione mafiosa sulla falsariga del nostro art 416 bis del codice penale».

DIENI: INDAGINE È SPARTIACQUE «Il blitz internazionale messo a segno oggi contro la ‘ndrangheta segna uno spartiacque nella lotta globale alle organizzazioni criminali». È quanto afferma la deputata del Movimento 5 Stelle Federica Dieni in merito all’operazione “European ‘ndrangheta connection”.
«Per la prima volta – aggiunge la parlamentare –, un team europeo di investigatori provenienti da Paesi diversi ha lavorato in sinergia per un’indagine comune che ha assestato un colpo formidabile alla ‘ndrangheta e alle sue ramificazioni estere. L’inchiesta, sviluppata in ambito Eurojust, è l’esempio di come soltanto per mezzo di un’azione centralizzata a livello europeo sia possibile far fronte alla sempre crescente minaccia delle mafie, organizzazioni non più locali ma capaci di globalizzare tutti i loro business illegali».
«Il mio personale ringraziamento va dunque – conclude Dieni – alla Dna e alla Dda di Reggio Calabria, che hanno coordinato la parte italiana delle operazioni, e a tutti gli altri uffici europei che hanno contribuito al raggiungimento di un obiettivo straordinario. L’auspicio è che tale approccio investigativo comune possa diventare ordinario, perché il problema mafia non riguarda più solo le regioni del Sud o l’Italia, ma l’intera Europa».





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