Pd, super-vertice a Roma per decidere il futuro del partito

Il presidente Orfini ha convocato tutti i rappresentanti istituzionali al Nazareno per affrontare il caso calabrese. Aleggia lo spettro del commissariamento

ROMA La mail ufficiale è stata inviata alle 18.16 di oggi: parlamentari, consiglieri regionali e segretari provinciali del Pd sono stati convocati nella sede del Nazareno a Roma per affrontare il “caso Calabria” e trovare una possibile via d’uscita per un partito ormai senza una bussola. L’incontro è stato fissato per mercoledì prossimo, alle 13. Ad accogliere la delegazione regionale ci saranno il presidente del Pd, Matteo Orfini, e il segretario organizzativo, Gianni Dal Moro. Ufficialmente, l’oggetto della discussione è «la situazione politica del congresso regionale». Il sospetto ufficioso dei rappresentanti regionali è che, durante il vertice, Orfini e Dal Moro pronunceranno la parola tanto temuta dai dem calabresi: commissariamento.

SENZA SBOCCO Che la situazione sia grave lo testimonia l’eccezionalità della convocazione. Si tratterà infatti di un vertice ad hoc che non sarà replicato per le altre regioni che pure si apprestano a celebrare i loro congressi. E, del resto, è impossibile nascondere lo stato di profonda malattia in cui è caduto (o ricaduto) il Pd calabrese. A meno di due mesi dall’assise regionale, infatti, al di là degli annunci sulla stampa, non esiste un candidato ufficiale alla segreteria, né si intravede all’orizzonte. Mancano perfino le cordate, di quelle dal cui seno potrebbe nascere un pretendente credibile. I dirigenti, sostanzialmente, proseguono in ordine sparso, tra veti reciproci, antipatie inveterate e battaglie di posizionamento. L’unico nome capace di calamitare il grosso dei consensi era quello di Demetrio Battaglia. Ma l’ex parlamentare, dopo aver constatato di persona l’impossibilità di mettere ordine in un partito mai così lacerato, ha deciso di fare un passo indietro.
C’è, poi, la questione Oliverio. Il governatore è, indubbiamente, anche il dem calabrese più in vista, e il suo coinvolgimento nell’inchiesta “Lande desolate” – con tanto di obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore confermato dal Riesame –, oltre a rendere difficile il prosieguo della legislatura, ha creato non pochi imbarazzi nel Pd nazionale. Imbarazzi che si sono tradotti in una sostanziale indifferenza dei vertici rispetto al destino del presidente della Regione e, dunque, della sua maggioranza, composta in gran parte da tesserati dem.
In particolare, non è passato inosservato il mutismo di Nicola Zingaretti rispetto ai guai di Oliverio, che pure al governatore del Lazio aveva promesso il sostegno di tutte le sue truppe cammellate. Il fratello di Montalbano, per tutta risposta, non ha invece inteso vergare nemmeno due righe per ribadire la classica fiducia nell’operato di un sodale di partito e grande elettore al congresso.
Il silenzio non è piaciuto agli oliveriani e non è piaciuto soprattutto al presidente calabrese, che in queste ore – secondo i bene informati – starebbe riflettendo sull’ipotesi di un «disimpegno» al congresso nazionale. Ovvero: «Nicola, scordati i miei voti».

NIENTE CONGRESSO Quelle di Oliverio, tuttavia, rischiano di essere riflessioni del tutto inutili alla luce dello stato comatoso del partito regionale. Ai più non sfugge che – vista l’impossibilità di un sincretismo tra le tante e variegate anime del Pd calabrese – la convocazione a Roma potrebbe precedere una risoluzione drastica: niente congresso.
Orfini e Dal Moro, con ogni probabilità, tenteranno di verificare i margini per una possibile ricucitura, ma il percorso politico sembra comunque segnato. Zingaretti e l’altro favorito alla segreteria, Maurizio Martina, avrebbero tra l’altro condiviso con Orfini la necessità di una riunione ad hoc sulla Calabria. Forse un modo istituzionale e gentile per dire ai loro compagni dem: «Non siete capaci di autodeterminarvi e di riorganizzare il partito, vi meritate il commissario». Un altro.

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it





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