Provinciali, lite nel Pd per l’Ambrogio della discordia

Accuse dalla segreteria dem di Cosenza al gruppo di Giudiceandrea: «Accolto candidato che sostiene Occhiuto». Il consigliere replica: «Non è tra i “miei”»

COSENZA Il Pd è riuscito a dare toni e colori per appassionati del sottobosco politico cosentino anche a delle elezioni di secondo grado: quelle provinciali, dove a votare sono i soli amministratori locali. Prima ancora che l’emorragia di voti di un anno fa, del commissariamento, il rinnovo della segreteria e le elezioni amministrative ed europee, a Cosenza il problema sembra essere su chi scaricare la responsabilità di aver dato a Marco Ambrogio la possibilità di partecipare alla competizione elettorale. Lui, capogruppo dem uscente in seno al consiglio provinciale, è il protagonista della querelle politica tutta in salsa bruzia.

L’ANTEFATTO Lunedì alle 12 si sono chiusi i termini per formalizzare le candidature alle elezioni del prossimo 24 febbraio, dalle urne usciranno i 16 consiglieri che accompagneranno la seconda parte del mandato di Franco Iacucci come presidente della Provincia di Cosenza (qui le liste https://www.corrieredellacalabria.it/politica/item/174314-cosenza-provinciali-ai-nastri-di-partenza/). Marco Ambrogio, dicevamo, nei primi due anni si è guadagnato un discreto spazio al fianco del presidente: dapprima l’incarico politico di capogruppo, poi quello di presidente della Commissione bilancio, in ultimo i tanti interventi in «rappresentanza del presidente». Doveva essere per forza della partita, il problema è con chi?

I FRANCHI TIRATORI «Volevano farmi fuori», avrebbe suggerito ai suoi più stretti collaboratori. Marco Ambrogio sosterrebbe che a defenestrarlo siano stati Nicola Adamo, Enza Bruno Bossio e il segretario provinciale Luigi Guglielmelli. A nulla sarebbero serviti gli interventi in suo favore di Richetti e del commissario regionale del Pd Graziano, la candidatura sarebbe stata da strappare. La colpa di Ambrogio è la vicinanza al sindaco Occhiuto, una male da non perdonare per chi si professa del piddì. Ed è per questo che Ambrogio avrebbe trovato riparo nella lista di “Insieme per la Provincia” coordinata dal gruppo che fa riferimento ai Democratici e Progressisti di Giuseppe Giudiceandrea. Il noir assume contorni più definiti, quando, scoppiato il caos, la direzione provinciale del Pd chiarisce un aspetto: nessuna candidatura “stralciata”, quella di Ambrogio, a dire il vero, era stata completamente bocciata. «Anche le pietre sanno che sulla candidatura di Marco Ambrogio era stata fatta una valutazione negativa nella direzione provinciale del Pd per le sue posizioni di aperto sostegno a Mario Occhiuto, motivo per cui la commissione ne aveva deciso a maggioranza l’esclusione – scrivono i Dem –. È ovvio che chi ha fatto il blitz ha condiviso questa deriva trasformistica e immorale di cui è protagonista chi nel Pd esprime piena subalternità e consenso verso la candidatura alla Regione di Mario Occhiuto. Per quanto riguarda il segretario di federazione ha semplicemente difeso l’unità e l’autonomia del Pd rispetto a tale deriva».

TUTTO IN NOME DELL’UNITÀ E tra il duo Guglielmelli-Giudiceandrea si consuma l’ennesimo strappo. Il consigliere “reo” di aver dato una casa a Marco Ambrogio si difende così: «Personalmente ho sei candidati in questa bella lista, di sinistra e ambientalista, e non mi risulta che né Marco Ambrogio né Franco Iacucci siano fra questi sei o in quota Giudiceandrea. Piuttosto mi sembra che continui il suicidio a sinistra a voler fare selezione infischiandocene dell’unità come unica forza da contrapporre a lega e M5s. A chi giova infatti danneggiare una parte del proprio schieramento?». Una domanda alla quale il Pd risponde subito, innanzi tutto imputando ai Democratici e Progressisti di aver barato, o cambiato le carte in tavola. «Rosario Perri in nome e per conto del gruppo regionale Democratici e Progressisti, ha lavorato con la commissione del Pd al fine di preparare la lista Insieme per la Provincia – spiegano dalle stanze di Viale Trieste –. La sera di domenica la lista è stata completata ed è stata custodita dallo stesso Perri incaricato per la presentazione della stessa per come richiesto in precedenza espressamente da Giudiceandrea. La mattina dopo è stata presentata da Rosario Perri una lista difforme da quella concordata fino alla sera prima, tant’è che al posto del consigliere di Cleto Fedele Montuoro, proposto da Giudiceandrea, è stato inserito Marco Ambrogio».
“Accuse” a cui ha risposto a stretto giro lo stesso Perri: «In merito ai deliri e alle falsità riportate sul comunicato stampa del Pd provinciale, pur rammaricato nel constatare che la politica con tutti i problemi che ha il nostro territorio si presta a queste stupidaggini, posso dire di essermi comportato onestamente come ho sempre fatto nella mia vita umana e politica, portando profondo rispetto per il ruolo che mi è stato affidato e verso il presidente della Provincia Francesco Iacucci che ci ha ospitati durante le operazioni che hanno portato alla composizione della lista. Tutti i protagonisti di questa vicenda e le persone che mi hanno visto lavorare in questi giorni, potranno confermare che il mio comportamento è stato trasparente sotto ogni punto di vista. Tutti tranne quelli da cui è partito il vergognoso attacco. Ma le loro ingiurie e il loro fango sono per me medaglie al valore. Rimando, quindi, al mittente tutte le accuse ridicole e scandalose».

LA RISPOSTA DI PERRI: «DAL PD DELIRI E FALSITÀ» Messo in mezzo dal Partito democratico, Rosario Perri si è difeso sui social. «In merito ai deliri e alle falsità riportate sul comunicato stampa del Pd provinciale – ha scritto –, pur rammaricato nel constatare che la politica con tutti i problemi che ha il nostro territorio si presta a queste stupidaggini, posso dire di essermi comportato onestamente come ho sempre fatto nella mia vita umana e politica, portando profondo rispetto per il ruolo che mi è stato affidato e verso il presidente della Provincia Francesco Iacucci che ci ha ospitati durante le operazioni che hanno portato alla composizione della lista. Tutti i protagonisti di questa vicenda e le persone che mi hanno visto lavorare in questi giorni, potranno confermare che il mio comportamento è stato trasparente sotto ogni punto di vista. Tutti tranne quelli da cui è partito il vergognoso attacco. Ma le loro ingiurie e il loro fango sono per me medaglie al valore. Rimando, quindi, al mittente tutte le accuse ridicole e scandalose».

mi. pr.







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