Regionali, il futuro di Oliverio passa dalla Cassazione

Mercoledì la Suprema Corte si pronuncerà sul ricorso del governatore. L’esito potrebbe ridare slancio alla sua candidatura o mandare in frantumi la maggioranza

di Pietro Bellantoni
LAMEZIA TERME Il futuro politico del governatore Oliverio dipende dalla Cassazione. Mercoledì prossimo (qui la notizia) la Suprema corte imprimerà una svolta alla legislatura e contribuirà a definire il percorso che porta alle elezioni regionali.
La svolta, in un senso o nell’altro, potrebbe essere significativa, con ripercussioni sugli attuali assetti politici. Una pronuncia favorevole al presidente della Regione avrebbe come effetto quello di fortificare la sua ricandidatura e di puntellare una maggioranza pericolosamente in bilico, come ha dimostrato l’ultimo consiglio regionale nel quale il centrosinistra, a causa del “no” di alcuni malpancisti (su tutti, Greco e Bevacqua), non è riuscito ad approvare la legge sulla doppia preferenza di genere. Una conferma dell’obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore (effetto del suo coinvolgimento nell’inchiesta “Lande desolate”) metterebbe invece in serio rischio i propositi del governatore e vento nelle vele dei suoi oppositori, tutti parte di un largo ed eterogeneo rassemblement tenuto insieme solo dalla volontà di sbarrare la strada a un Oliverio bis.

IL TRIVIO Il presidente calabrese si trova allora davanti a un trivio, tre strade che portano in direzioni diverse. È possibile abbozzare gli scenari che potrebbero concretizzarsi subito dopo la pronuncia degli ermellini.
Ipotesi 1: la Cassazione annulla la misura cautelare. Oliverio tornerebbe immediatamente in totale libertà (pur rimanendo indagato) e potrebbe riprendere da subito le redini di una Regione allo sbando, tornare a fare la voce grossa con i ribelli della sua maggioranza e iniziare a lavorare sul serio per la prossima campagna elettorale, che lo vedrebbe nelle condizioni di spostarsi senza limitazioni da un capo all’altro della Calabria.
Ipotesi 2: la Cassazione conferma l’obbligo di dimora. Questa strada, di fatto, condurrebbe il governatore in un vicolo cieco, senza la possibilità di tornare indietro. È arduo immaginare la ricandidatura di un presidente impossibilitato a muoversi dal suo paese di residenza. Senza contare gli effetti che una tale decisione potrebbe avere su tutti quei consiglieri regionali “delusi” dal centrosinistra e propensi a cercare una nuova casa per le prossime elezioni. Allo stesso modo, con Oliverio al “confino” per un tempo indefinito (forse fino all’inizio dell’eventuale processo), si rafforzerebbero le posizioni di tutti quegli esponenti del Pd che non intendono acconsentire a una sua ricandidatura. Tra loro ci sono, ovviamente, Carlo Guccione (che, nel corso dell’ultimo Consiglio, ha espressamente chiesto un ritorno alle urne) e Bruno Censore, ispiratori, in occasione delle primarie del partito, della lista zingarettiana alternativa a quella di Oliverio. Ma tra coloro che potrebbero occupare nuovi spazi in seguito a una decisione negativa (per il governatore) della Cassazione ci sarebbero anche quasi tutti gli esponenti di primo piano della mozione Martina, sconfitta alle primarie ma ormai decisa a proporre un candidato alternativo. Di questo gruppo fanno parte, tra gli altri, il senatore Ernesto Magorno, il deputato Antonio Viscomi, il presidente del Consiglio Nicola Irto e l’ex parlamentare Demetrio Battaglia.
Ipotesi 3: la Cassazione annulla con rinvio. In questo caso il Tribunale del Riesame dovrebbe rivalutare l’obbligo di dimora sulla scorta delle indicazioni della Corte, le cui motivazioni non arriverebbero prima di un mese dalla pronuncia. Oliverio dovrebbe così presentarsi ancora davanti al Riesame, che, a sua volta, dovrebbe ripronunciarsi sulla misura cautelare, con un’altra possibile appendice in Cassazione.
Insomma, ripartirebbe la giostra che, negli ultimi tre mesi, ha fatto girare la testa alla politica calabrese. Il governatore si ritroverebbe così, di nuovo, in un limbo, senza poter disporre di strumenti politici in grado di tenere unite le truppe sbandate e di imporre con forza la sua ricandidatura.
A ben guardare, solo una delle tre strade garantirebbe a Oliverio una destinazione sicura. I suoi oppositori sperano che ne imbocchi una delle altre due.

p.bellantoni@corrierecal.it







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