Vitalizi: il solito bluff, ma l’accordo nazionale rovina il piano della politica calabrese

La nuova intesa Stato-Regioni ha stabilito la sostituzione delle pensioni speciali con il sistema contributivo

di Pietro Bellantoni
REGGIO CALABRIA
L’Italia sta per dire addio a tutti i vitalizi, la Calabria, invece, vorrebbe tenerseli ben stretti. Ormai da più di un anno si attende la legge che – secondo gli annunci – avrebbe dovuto abolire definitivamente i vitalizi degli ex consiglieri regionali. Il testo, finalmente, c’è, ma non prevede la cancellazione delle “pensioni speciali”, bensì un semplice taglio degli assegni secondo un meccanismo a scaglioni.
È stato solo un grande bluff, insomma: al momento la norma che era stata promessa dalla maggioranza in consiglio regionale e, in particolare, da Giuseppe Giudiceandrea, l’alfiere della lotta antiprivilegi che – tra ospitate in tv (celebre il suo scontro con Nicola Adamo a L’Arena di Giletti), interviste e dichiarazioni roboanti – aveva assicurato l’eliminazione dei vitalizi a favore dell’introduzione del sistema contributivo. La proposta di legge che porta la sua firma e quella di Orlandino Greco segue però una strada del tutto diversa.

COSA SUCCEDE IN ITALIA La Calabria continua ad andare in direzione ostinata e contraria. Proprio ieri, infatti, la Conferenza Stato-Regioni ha trovato l’accordo in base al quale, entro la fine di maggio, tutte le Regioni dovranno approvare leggi per l’introduzione del metodo contributivo, applicato a tutti gli assegni, diretti, indiretti e di reversibilità. Si tratta di quello che è stato definito il colpo «all’ultimo baluardo dei privilegi», per un risparmio calcolato in 150 milioni in 5 anni. «Oggi è un’altra giornata storica», ha detto il vicepremier Luigi Di Maio. «Con la Lega si passa dalle parole ai fatti», gli ha fatto eco l’altro numero due del governo, Matteo Salvini. Entrambi, però, non hanno messo in conto le manovre della politica calabrese, fino a oggi intenzionata a mantenere i privilegi degli ex consiglieri e a introdurne di nuovi per gli attuali inquilini di Palazzo Campanella.

LA GENESI DELLA GIUDICEANDREA-GRECO Dopo un iter durato quasi un anno, la commissione Affari istituzionali del Consiglio, lo scorso 14 febbraio, ha infine dato il via libera alla legge Giudiceandrea-Greco, che aspetta il parere finanziario obbligatorio della commissione Bilancio.
Il link presente sul portale istituzionale di Palazzo Campanella – “Abolizione dei vitalizi e introduzione del sistema previdenziale” – è però fuorviante, dal momento che l’organismo presieduto da Franco Sergio ha dato l’ok a un altro testo, difficile da reperire nel groviglio di pagine web del Consiglio. La proposta ufficiale di Giudiceandrea e Greco ha questo titolo: “Modifica dei vitalizi dei consiglieri regionali dalla prima alla nona legislatura”. Ecco: modifica, non abolizione.
Per capire come la commissione sia arrivata a risoluzioni così diverse tra loro bisogna spulciare i resoconti delle sedute. In quella del 14 febbraio è lo stesso Giudiceandrea a spiegare la genesi dell’emendamento «interamente sostitutivo» della sua vecchia proposta, sollecitato «anche dall’Associazione ex consiglieri», ovvero da quella sigla che continua a difendere gli interessi di chi percepisce il vitalizio.

LA LEGGE Nella relazione introduttiva alla legge, Giudiceandrea e Greco spiegano che la loro proposta «intende modificare definitivamente gli assegni vitalizi e i trattamenti pensionistici comunque denominati dei consiglieri regionali e degli assessori regionali, effettuando delle riduzioni progressive a scaglione». Il testo inserisce una «aliquota differenziata» in base all’età degli ex consiglieri e alla cifra che attualmente percepiscono. I tagli previsti sarebbero del 15% per assegni da 2mila a 3.500 euro, con una riduzione progressiva dello 0,6% a partire dai 55 anni; del 17% da 3.500 a 4.500 (0,68% dopo i 55 anni); del 20% da 4.500 a 6mila (0,8%); del 25% sopra i 6mila euro (1%). Altro particolare: gli ex consiglieri che hanno maturato il diritto dopo i 79 anni non subirebbero alcun taglio.
È certo, in ogni caso, che con questo sistema la politica calabrese voleva evitare l’apocalisse pensionistica legata al passaggio al sistema contributivo, che introdurrebbe tagli molto più robusti, perché si baserebbe su quanto gli ex consiglieri hanno effettivamente versato nelle casse previdenziali.

SALTA TUTTO Ora l’accordo tra Stato e Regioni potrebbe rovinare il piano. «Il testo deve tornare indietro, adeguarsi alle nuove direttive e poi andare in commissione Bilancio», assicura Greco al Corriere della Calabria.
Giudiceandrea, invece, esulta e prova a passare all’incasso: «Di fatto si torna alla mia proposta originaria di applicare il calcolo contributivo con degli ammortizzatori in quota percentuale per evitare l’incostituzionalità della norma. La considero una grande vittoria mia e della Calabria, per una volta prima nell’indicare la strada alla nazione nell’eliminazione di privilegi considerati odiosi dai più».
Senza l’accordo nazionale, tuttavia, la Calabria avrebbe quasi certamente riconfermato i vitalizi.

E I CONSIGLIERI IN CARICA? La Stato-Regioni, a ben guardare, non potrà comunque fare nulla contro un’altra legge, quella che si appresta a introdurre le pensioni per gli attuali inquilini del Consiglio, rimasti a bocca asciutta a causa dell’abolizione dei vitalizi, approvata nella scorsa legislatura, a partire dal 2015. La proposta presentata da Ennio Morrone, anche questa licenziata in prima commissione, introduce l’adeguamento al sistema contributivo proprio dal 2015 in avanti, per un esborso immediato di circa 2,5 milioni di euro, necessario per pagare le “marche” pregresse dei consiglieri.
La legge Morrone prevede altre particolarità: una quota annua pari all’8,85% pagata dal politico beneficiario e del 23,80 a carico del Consiglio. Cioè dei calabresi. (p.bellantoni@corrierecal.it.)





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