Parità di genere, il Consiglio affossa la legge Sculco

La minoranza si astiene e la maggioranza non trova i numeri per approvare la legge. Greco vota contro. Proteste delle associazioni. La consigliera crotonese: «Pagina buia per la Calabria». Oliverio: «Calabria non merita questa rappresentazione»

di Pietro Bellantoni
REGGIO CALABRIA
Il cavallo di Troia è stato l’astensionismo. La minoranza ha scelto la strategia del camuffamento per evitare responsabilità dirette e mettere il centrosinistra davanti a tutti i suoi guai. La maggioranza di Oliverio non è riuscita a trovare i numeri per approvare la legge Sculco sulla doppia preferenza di genere. Che dopo 4 anni di rinvii, discussioni e annunci, è stata definitivamente affossata in aula.
La norma, per essere approvata, aveva bisogno della maggioranza assoluta dei voti, pari a 16. Ne ha ottenuti solo 15, con 13 astenuti. Un solo voto contrario, peraltro ampiamente annunciato: quello di Orlandino Greco, ufficialmente ancora un consigliere di maggioranza.
Lo showdown è avvenuto quando Sebi Romeo (Pd) e Giuseppe Giudiceandrea (Dp) hanno chiesto il voto per appello nominale. A quel punto sono emerse con chiarezza tutte le posizioni. Blocco compatto della minoranza: hanno optato per l’astensione Gallo, Orsomarso, Tallini, Parente, Neri, Morrone, Arruzzolo, Gentile, Pedà, Pasqua, Nicolò, Scalzo ed Esposito.
Favorevoli solo Oliverio, Sculco, Bova, Aieta, Giudiceandrea, Nucera, Guccione, Romeo, Sergio, Irto, D’Agostino, Bevacqua, D’Acri, Mirabello Battaglia.

PAGINA BUIA Molto amareggiata Flora Sculco: «È una pagina buia per la Calabria e il suo regionalismo. Ci si è nascosti dietro il voto di astensione».
Ancora più netto il governatore Oliverio: «È una scelta ottusa e regressiva. Oggi è stata scritta una pagina negativa, perché si rappresenta la Calabria per quello che non è, ovvero una regione arretrata e non al passo con i cambiamenti che a livello nazionale ed europeo sono già ampiamente in atto. Il Consiglio non ha il diritto di rappresentare così la nostra regione».
Il presidente ha anche avvertito la minoranza: «Non riuscirete a scaricare le responsabilità sulla maggioranza o su di me. Non sono contrario a valutare il voto disgiunto o riforme statutarie, però oggi non ci si può trincerare dietro la riforma generale della legge elettorale per non affrontare questo nodo». Oliverio ha ribadito ancora una volta che in gioco non c’era la tenuta della maggioranza, perché la doppia preferenza «fa parte delle regole del gioco» che appartengono a tutti.
Ha parlato apertamente di «sotterfugi» Romeo, che ha provato a far uscire allo scoperto la minoranza facendo un appello alla «verità» e alla «sensibilità dei consiglieri regionali», altrimenti «l’astensione è solo un modo per impedire la votazione della legge». Niente da fare.
«Ognuno si farà carico di questa responsabilità», ha commentato Guccione, che ha proposto di aprire un processo di rivisitazione di tutta la legge elettorale nel quale riprendere anche la norma sulla doppia preferenza.
«Non siamo contro le donne – ha ribadito Tallini (Fi) –, ma abbiamo una visione diversa di come si possano valorizzare. Il centrosinistra ha voluto strumentalizzare anche questa iniziativa». «Pianto del coccodrillo: la maggioranza sapeva di non avere i numeri e ha portato lo stesso la legge in aula», ha tagliato corto Gallo (Cdl).
È stata, secondo Giudiceandrea, la «cronaca di una morte annunciata, sono stati svelati alcuni giochetti e sono emersi i buoni e i cattivi».
«Il gioco è scoperto, è in atto un tentativo di mistificare la realtà e di buttarla in caciara: la verità è che la minoranza non voleva la preferenza di genere ma non ha il coraggio di dirlo», ha aggiunto Romeo, che ha chiesto l’interruzione dei lavori del Consiglio. Subito dopo, tutti i consiglieri di centrosinistra (Greco escluso) hanno abbandonato l’aula.
Lo stesso Greco ha infine provato a spiegare il suo voto contrario senza collegarlo alla sua appartenenza alla maggioranza: «La mia è una posizione personale. Le scelte politiche si fanno a viso aperto, senza strumentalizzazioni. Il mio è stato voto consapevole e preso in solitudine».
Associazioni femministe scatenate in aula e più volte richiamate all’ordine. A nulla è servita poi la macabra e poco riuscita provocazione di stamattina, quando due persone incappucciate hanno lasciato un manichino di donna senza testa e senza braccia davanti alla sede del Consiglio, probabilmente per sollecitare (con esiti controversi) l’ok alla norma. La doppia preferenza, però, ancora oggi non è legge. E forse non hai mai avuto nemmeno una possibilità. (p.bellantoni@corrierecal.it)







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