Cdm a Reggio, il centrodestra regionale: «Parata elettorale»

I gruppi in Consiglio: «Deluse le aspettative della vigilia». Attacco frontale di Esposito: «Sfregiate le regole istituzionali»

REGGIO CALABRIA «Una parata elettorale, tra molto fumo e niente arrosto». È questo il giudizio che i gruppi consiliari di centrodestra alla Regione (Cdl, Fdi-Gruppo Misto, Fi e Moderati per la Calabria-Ncd) danno in una nota della riunione del Consiglio dei ministro a Reggio Calabria.
«Noi guardiamo ai fatti – proseguono i consiglieri regionali del centrodestra – e i fatti ci dicono di una grande delusione rispetto alle aspettative della vigilia. La decisione di togliere alla Regione ogni competenza in fatto di sanità fino a tutto il 2020, se da un lato certifica il fallimento dell’operato della giunta Oliverio, peraltro secondo quanto da anni andiamo denunciando noi, dall’altro segna l’avanzare di un atteggiamento per molti versi speculare a quello di Oliverio: incapacità di puntare sul dialogo e di accompagnare la Calabria, nel confronto col governo, verso la perduta normalità, con Lea almeno vicini alla media e servizi efficienti. Nulla di tutto ciò. Si fa esattamente quel che si rimprovera ad Oliverio ed in questo c’è la mortificazione della democrazia e delle istituzioni. Non bastasse, si affidano le chiavi del comparto ad Invitalia, nuova stazione unica, ed Agenas, l’agenzia dei conti della salute che fin qui è stata una delle protagoniste del lungo inverno sanitario calabrese, e che ora terrà la contabilità delle aziende sanitarie. Insomma, altro che novità e cambiamento: per questo vigileremo ad ogni livello per impedire che questo scontro, che di certo approderà davanti alla Corte costituzionale, non venga pagato, come al solito, dai calabresi».
Non convincono, poi, «i tanti silenzi di un Consiglio dei ministri convocato a Reggio per dare un segno tangibile dell’opera di contrasto alle tante emergenze calabresi ma in realtà conclusosi senza alcun provvedimento concreto in tale direzione e con battute fuori luogo riservate ai lavoratori precari dal premier Conte, con l’invito a richiedere il reddito di cittadinanza. Probabilmente tra qualche settimana il presidente del consiglio, come già fatto in riferimento alla sua affermazione secondo la quale il 2019 sarebbe stato un anno bellissimo, si rimangerà le sue parole. Restano, intanto, la sgradevole e per nulla rassicurante sensazione di un premier completamente all’oscuro della questione del precariato e delle normative di riferimento, ma pure l’insopportabile aria di sufficienza con la quale si è affrontato un problema ancora senza soluzione. Ci si riunisce in Calabria per approvare il decreto sbloccacantieri – proseguono i gruppi del centrodestra – e non si trova modo di spendere una parola chiara e definitiva sull’ammodernamento della statale 106, tra Roseto e Sibari, e da Sibari in giù? Nulla di più se non un generico impegno sul destino del porto di Gioia Tauro? Nemmeno un pensiero al Patto per la Calabria ed ai suoi finanziamenti, congelati come i fondi che servirebbero per far decollare le Zone economiche speciali? Distrazioni e silenzi che fanno male: senza infrastrutture, investimenti e lavoro non si estirperà mai la malapianta della ‘ndrangheta, pure presente in tutti i discorsi di presidente e ministri».
«Poco, troppo poco – conclude la nota – è emerso da un Cdm presentato come epocale ma chiusosi senza grandi sussulti. Di ben altro, che non dei soliti finanziamenti già promessi dal Governo precedente, ha bisogno la Calabria per risollevarsi. Ed il Governo guidato dal M5S, che qui ha fatto incetta di voti, ha la grande responsabilità non solo di attuare le promesse, ma di essere davvero altra cosa rispetto all’era renziana. A giudicare da quel che s’è visto ieri, l’annuncite non è ancora passata di moda. E questo, per la nostra terra, non è affatto una buona notizia».

ESPOSITO: REGOLE SFREGIATE «Il tanto atteso Consiglio dei ministri in Calabria, al di là dei contenuti su cui ci sarà modo di soffermarsi con attenzione, sarà ricordato come esempio di assoluto sfregio delle regole basilari che la correttezza istituzionale impone. Ritengo, infatti, sia inaccettabile che ad un appuntamento così importante non siano stati invitati né il presidente della Regione, Mario Oliverio, né il presidente del consiglio regionale, Nicola Irto, né i sindaci delle città capoluogo di provincia e, in particolare, di regione. Il mio non vuole essere un rilievo di stampo campanilistico e fine a se stesso, ma mirato semplicemente a sottolineare ciò che considero un grave sgarbo personale e istituzionale. In contesti, come questo, in cui la forma diviene sostanza, una tale discussione non è mai banale. Quando non si è a casa propria ci si deve muovere secondo le forme e gli strumenti propri del galateo istituzionale. Il Cdm, perciò, si sarebbe dovuto riunire nelle sedi naturalmente preposte perché espressione della rappresentatività regionale: l’aula consiliare di Palazzo Campanella o, in alternativa, la Cittadella regionale, la casa di tutti i calabresi. O, ancora, le sedi della città capoluogo, Catanzaro, messe a disposizione dal sindaco Abramo. La soluzione adottata, invece, è stata frutto di una scelta discrezionale della politica nazionale che non ha neanche preso in considerazione ipotesi diverse. Non ci sono scuse che reggano, anche perché se se ne fossero dimenticati, e sembra strano considerando il cerimoniale del governo italiano, ci aveva pensato il sindaco Abramo a proporlo con un invito formale che non ha nemmeno ricevuto risposta da parte del premier Conte. Ci saremmo aspettati, inoltre, che l’idea di ospitare il Cdm a Catanzaro venisse sposata anche dai parlamentari calabresi espressione delle forze di governo. Tant’è, quello che poteva essere una giornata di speranza e di attesa per la soluzione dei tanti problemi della nostra terra, strada facendo si è trasformata in un momento quasi ostile nei confronti della Calabria. Tuttavia, sempre speranzosi di poterci confrontare sui contenuti di questo Consiglio dei ministri, nessuno potrà mai mettere in discussione l’unità della Calabria e dei calabresi».







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