Meloni: «Da questo governo risposte inutili per la Calabria»

La leader di Fratelli d’Italia in piazza a Reggio: «Reddito di cittadinanza misura inutile, qui servono infrastrutture». Su Regionali e amministrative dello Stretto: «Possiamo guidare noi la coalizione»

REGGIO CALABRIA Ci sono i temi classici (come il «votate per amore» con il quale chiude il comizio). C’è l’evocazione di «Dio, Patria e famiglia» come punti della campagna elettorale per le prossime elezioni Europee. E ci sono, nel comizio della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni a Reggio Calabria, soprattutto passaggi che “puntano” il governo nazionale. Perché uno degli obiettivi del voto del 26 maggio è quello di «confermare il trend di tutte le elezioni regionali che ci sono state da marzo 2018 in poi e dimostrare che un’altra maggioranza è possibile». Ovviamente con la Lega, «così gli italiani avranno un governo che non litiga tutti i giorni». Il discorso di Meloni, in effetti, ha come obiettivo principale l’inadeguatezza del Movimento Cinquestelle. Tra battute («difficile trovino Bruxelles, visto quanto ci hanno messo per individuare Matera sulla cartina») e considerazioni sui provvedimenti, Meloni insiste su due questioni. Quelle che, probabilmente, sente più “calabresi”. Le infrastrutture, innanzitutto: «Qui avete i Bronzi di Riace, uno spettacolo unico, ma cosa me ne faccio se non riesco ad arrivare a Reggio per visitarli? Le infrastrutture sono necessarie, altrimenti i giovani calabresi continueranno a emigrare e i servizi non arriveranno mai». Un gap che abbatte anche il ruolo (potenziale) del porto di Gioia Tauro: «La Calabria potrebbe campare solo con il porto, ma senza Alta velocità le merci continueranno ad arrivare ad Amsterdam».
Seconda questione: il reddito di cittadinanza. «Non serve a niente – scandisce sul palco Meloni – e lo dico sapendo di poter essere impopolare. Qui non vi serve una paghetta, dovete dirlo che volete lavorare e volete che i vostri figli restino qui. Invece gli unici che troveranno un lavoro, e pure precario, sono i navigator». La leader di Fdi approfondirà i temi locali in un’intervista esclusiva che sarà pubblicata sul sito del Corriere della Calabria e andrà in onda su l’altroCorriere Tv (canale 211 del digitale terrestre). Ma, dal palco, annuncia battaglia per i prossimi appuntamenti elettorali. «Abbiamo le carte in regola per guidare la coalizione di centrodestra sia alle Regionali che alle amministrative di Reggio Calabria. Per il Comune qui con me ci sono due persone che sarebbero ottimi candidati; per la carica di governatore abbiamo Wanda Ferro, che ci ha già provato cinque anni fa, quando non si poteva vincere». Messaggi chiarissimi agli alleati di Forza Italia (che ha già in campo Mario Occhiuto) e Lega.

«CONTRO L’EUROMOSTRO» Come quelli inviati sulle grandi questioni nazionali ed europee. «Vogliamo cambiare tutto. Soprattutto questa Europa distante e incomprensibile che si si è occupata male di noi in questi anni. Andiamo a buttare giù l’Euromostro per costruire un’Europa capace di difendere i bisogni dei cittadini, fondata su Stati sovrani che decidono autonomamente mentre l’Europa si occupa delle grandi materie: lotta al terrorismo, politica estera, difesa confini. Oggi, invece, i burocrati che non ha votato nessuno ci dicono di quale diametro devono essere le ostriche che peschiamo mentre Macron va in Libia a cacciare l’Eni e l’Italia non può dire una parola». Macron e Merkel, guide di Francia e Germania, tornano spesso nel discorso. Un passaggio viene dedicato anche a Sandro Gozi: «Era il responsabile dei rapporti con le istituzioni europee per il governo Renzi. Si candida alle prossime europee nella lista di Macron: chi ci rappresentava in Europa si sente francese. A me sembra un delirio». Stoccata anche al legame tra «la sinistra» e il finanziere George Soros: «Per loro è un filantropo. Oggi finanzia la lista di Emma Bonino, ma è uno speculatore finanziario accusato del dissesto di decine di Paesi tra cui l’Italia, vittima di una sua speculazione nel 1992: guadagnò in una notte un miliardo di dollari, quando l’Italia ne perse 48». Appelli accorati per la difesa dei confini, delle tradizioni, della «famiglia naturale». «Ci batteremo per Dio, Patria e famiglia. Ci batteremo per la nostra identità. Non saremo schiavi dei George Soros».







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