Decreto Calabria, Viscomi: «Norme non conformi alla Costituzione»

Dopo due giorni di lavori, non si placano le prese di posizione sulle norme in merito alla gestione della sanità. Il deputato Pd si oppone, tra le altre cose, alla norma sulla nomina dei direttori generali. La pentastellata Nesci, relatrice del Dl: «Questa nostra legge premia la meritocrazia»

ROMA In commissione Affari sociali della Camera, si stanno discutendo gli emendamenti al Decreto Calabria. E se sembra scongiurato il rischio di un blocco delle assunzioni nelle Aziende sanitarie calabresi (lo abbiamo scritto qui ), la maggioranza ha respinto la proposta, presentata dalle opposizioni, relative all’obbligo, da parte del ministro della Salute, di relazionare in Parlamento ogni due mesi circa l’operato dei commissari della Sanità. Bocciato l’emendamento, presentato da Antonio Viscomi (Pd), con cui si chiedeva di subordinare l’erogazione dei bonus per i commissari (circa 70mila euro) a una valutazione positiva delle attività svolte e dei risultati raggiunti.
Le razioni sul bilancio di questi lavori non si sono fatte attendere. La più dura è proprio quella del deputato Antonio Viscomi, componente della Commissione Affari sociali: «Che il decreto sulla sanità in Calabria non sia conforme a Costituzione lo abbiamo detto più volte, in commissione ed in aula. Ora lo diciamo anche per altre norme di portata generali introdotte con il decreto. Tra queste, anche la norma che ha diviso i due partiti di governo sulla nomina dei direttori generali. Per questo abbiamo votato contro tanto al sub-emendamento della Lega, quanto all’emendamento dei pentastellati». «Abbiamo votato contro – aggiunge Viscomi – perché il sistema di selezione dei Direttori generali previsto dalla legge 171 è stato a suo tempo correttamente condiviso con le Regioni, come vuole la Costituzione; pertanto non può essere ora modificato unilateralmente dal Governo. Ogni modifica unilaterale è impedita dal principio di leale collaborazione». 
«Non si può mettere mano ad un sistema complesso sul piano organizzativo e multilivello su quello istituzionale, come quello della sanità – aggiunge Viscomi – senza una chiara consapevolezza delle implicazioni di carattere costituzionale». «Consapevolezza che però, in questa occasione – conclude il deputato del Pd – è stata del tutto assente nella maggioranza di governo».

«LA NOSTRA LEGGE PREMIA LA MERITOCRAZIA» «È passato l’emendamento a mia prima firma per arginare le logiche malate di certa politica dalla sanità ma, ancora una volta, Pd e Forza Italia hanno votato contro. Al Pd non sono bastati gli scandali in Umbria e Calabria, che hanno coinvolto il partito di Zingaretti, per prendere atto dell’importanza di questa nostra legge che premia la meritocrazia», ha dichiarato la portavoce del Movimento 5 Stelle in commissione Affari Sociali alla Camera e relatrice del Dl Calabria, Dalila Nesci. «Evidentemente, sia Zingaretti che Berlusconi vogliono continuare a tenersi la sanità dei raccomandati, in cui le segreterie di partito decidono chi piazzare ai vertici delle Asl e, come accaduto in Umbria, anche l’esito dei concorsi a danno di migliaia di giovani che si fanno ore di viaggio sperando di poter vincere un concorso pubblico. E anche la Lega si è presa una responsabilità non da poco astenendosi dal votare l’emendamento al Dl Calabria. Eppure scandali come questi degli ultimi giorni avrebbero dovuto far riflettere qualcuno», ha concluso Dalila Nesci.







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