Decreto Sanità: bagarre in Parlamento sul caso Scaffidi, Grillo rinuncia alla nomina

Le opposizioni mettono nel mirino la designazione del sindacalista al vertice dell’Asp di Vibo. E accusano di conflitto d’interessi la relatrice del provvedimento Nesci. Che si giustifica: «È un mio collaboratore non stipendiato». Il sottosegretario Bartolazzi prende le distanze: «Chiederò il ritiro». Il ministro attacca ma poi torna sui suoi passi. Oliverio: provvedimento aggrava problemi

ROMA Un pomeriggio di bagarre alla Camera sulle nomine dei commissari delle Aziende sanitarie calabresi. La “caccia al tesoro” (conclusa da Emanuele Fiano) per trovare la lista con i manager indivuati al governo. E una scelta destinata, probabilmente, a saltare dopo ore ad alta tensione.
Il programma dei lavori prevedeva la discussione sul Decreto Sanità, ma il pomeriggio si è trasformato in un Vietnam per il Movimento 5 Stelle, per la deputata calabrese Dalila Nesci e il ministro della Salute Giulia Grillo, costretti a difendersi dalle accuse di voler nominare, al vertice dell’Asp di Vibo Valentia, Gianluigi Scaffidi, «collaboratore non retribuito» della stessa Nesci, relatrice del provvedimento.
Il caso politico è cresciuto al punto di costringere il ministro Grillo a tornare in aula e, dopo aver tentato di arginare la polemica, ad annunciare il ritiro della nomina di Scaffidi.
Sulla querelle aperta dalla deputata del Pd Enza Bruno Bossio era intervenuto il sottosegretario alla Sanità, Armando Bartolozzi: «Non ho contezza di quanto discusso, ma non facciamo un processo alle intenzioni», parole che scatenano la fortissima reazione del Pd.
«Finché questa persona non è nominata… avete perso un’occasione. In questo Paese ognuno può presentare una domanda ma bisogna dimostrare quanto avete detto…».
Le proteste non si placano, tanto più dopo che la deputata Nesci si difende dicendo che con il collaboratore non vi è mai stato alcun rapporto di collaborazione retribuito. Ma il Pd non molla la presa: «C’è un conflitto di interessi enorme», accusa Alessia Morani. Mentre è caos totale, in Aula le opposizioni gridano «onestà onestà» e c’è chi chiede le immediate dimissioni di Nesci. Che non ha negato di conoscere Scaffidi, ma ha precisato che si tratta di un «collaboratore non stipendiato».
Anche Jole Santelli, coordinatrice di Fi Calabria, ha chiesto le dimissioni di Nesci da relatrice, la sospensione della seduta e la presenza in aula del ministro Giulia Grillo.
Il Pd con Graziano Delrio ha chiesto al sottosegretario Bartolazzi di assicurare nel frattempo che Scaffidi non sarà nominato commissario. «Se così sarà, mi farò portavoce per ritirare questa candidatura», ha detto infine il sottosegretario.
I lavori sono concitati. I toni si alzano. Santelli torna a chiedere un intervento del ministro. Ivan Scalfarotto (Pd) va addirittura oltre, spiegando che il decreto permetterebbe a Nesci di «piazzare un proprio famiglio».
Per la deputata calabrese Wanda Ferro (Fdi) «la nomina va chiarita e, se non vera, smentita. Perché Scaffidi è destinato a ricoprire l’incarico nell’Asp del collegio elettorale della collega Nesci (Vibo Valentia, ndr)».
Si va avanti tra richieste di verifica sulla nomina (Delrio: «Visto che Nesci non intende dimettersi da relatrice, garantisca che la nomina del ministero non sarà mai di questa persona») e tentativi di trovare un accordo su una interruzione dei lavori. Almeno su un punto si fa chiarezza: la nomina è stata effettivamente prevista e lo spiega Emanuele Fiano (Pd) mostrando la lettera del ministero (che potete vedere sotto).

LAVORI SOSPESI Dopo una lunga ora di tensione, i lavori vengono sospesi per chiarire le nomine dei commissari delle Asl. Le opposizioni di Pd, Fi e Leu chiedono che il ministro Grillo sia presente alla ripresa per chiarire la vicenda. Il capogruppo del Pd, Delrio, ha quindi insistito: «Non si tratta di far ritirare la candidatura. Il sottosegretario e il ministero devono dire che quella nomina non verrà fatta. Si risolve in due minuti. Cosa impedisce questo, quale è la difficoltà?». Richiesta sostenuta anche da Carlo Sarro, e Francesco Paolo Sisto di Fi. Nico Stumpo (Leu) sottolinea che esiste una lettere ufficiale del ministero al presidente della Regione Calabria, del 23 maggio, in cui si comunicano i nomi dei 7 candidati a commissari, tra cui quelli di Scaffidi.

L’INTERVENTO DEL MINISTRO Dopo la pausa in aula interviene in aula il ministro Grillo, che non smentisce che tra i candidati a commissario ci sia Scaffidi. Grillo attacca le opposizioni e con tono di voce alterato ha detto che «quelli che c’erano prima hanno fatto fallire tutte le Asl» in Calabria «che ha la peggiore sanità d’Italia». Grillo spiega che il decreto prevede che per le nomine dei commissari delle sette Aziende sanitarie calabresi, occorre una intesa tra il commissario alla sanità della Regione e il presidente.
«Il presidente è del Pd – prosegue – se non condivide, se vuole mediare, se non gli piace quel nome, ha in quella sede prevista dal decreto la possibilità di raggiungere l’intesa con i commissari. Se l’intesa non viene raggiunta c’è una seconda fase in cui interviene il ministero».
«Siamo ancora nella fase pre-intesa, si discute con il governatore chi e se nominare. Questa specifica persona, è per bene e con un curriculum all’altezza, è lo stesso criterio che avete usato per nominare per l’Italia i direttori sanitari». A questo punto il rumoreggiamento dell’Aula è diventata una vera bagarre, che ha costretto il presidente Roberto Fico a intervenire ripetutamente. «Noi oggi stiamo facendo un decreto per una Regione che hanno fatto fallire tutti quelli che l’hanno guidato, Pd, e Fi hanno nominato manager che hanno fatto fallire tutte le Asl, bravi».
Ai parlamentari delle opposizioni che gridavano «onestà, onestà», il ministro ha replicato gridando: «Non mi fate nessuna paura. Devo spiegare, lo devo ai cittadini calabresi. State facendo la critica alle intenzioni. Sono nomine che non sono state nemmeno effettuate».

IL PASSO INDIETRO Dopo la bagarre totale scoppiata in Aula a seguito del suo intervento, la ministra riprende la parola e esordisce con toni completamente diversi rispetto a poco prima: «Se in qualche modo ho mancato di rispetto all’Aula do le mie scuse e non ho problemi a farlo. Mi sono stati rivolti aggettivi dispregiativi, ma la mia è passione per quello che faccio perché so quanto ho combattuto per questo decreto, dovete consentirmi di avere passione. Ho fatto questo decreto consapevole della missione importante come ministro e che ora avete voi come Parlamento per approvarlo, io non ho nessun attaccamento per un curriculum rispetto a un altro non ho alcun motivo di difendere il curriculum di Scaffidi», il collaboratore di Nesci, «ma non vi è alcun conflitto di interessi. Io al decreto ci tengo per i cittadini calabresi, se ritenete che debba darvi una risposta su qualcosa che non è ancora avvenuta, posso senza problemi dire che se questo elemento diventa fondamentale per proseguire noi rinunciamo a qualunque ipotesi – anche se non c’è conflitto di interessi – di fare questa nomina».
Dopo altri interventi da parte delle opposizioni, il presidente della Camera Fico decide di aggiornare a domani la discussione del provvedimento.

LE PRECISAZIONI DI NESCI
«Il Pd, tramite la deputata Enza Bruno Bossio, ha scatenato una polemica del tutto strumentale mentre l’Aula è impegnata nell’approvazione di un provvedimento importante per la sanità calabrese. Gianluigi Scaffidi è stato proposto dai commissari alla Sanità quale commissario dell’Asp di Vibo Valentia, non è un mio collaboratore ma un professionista impegnato da anni per le azioni di denunce relative alla Sanità calabrese. Si tratta quindi di una bagarre fondata sul nulla che danneggia i cittadini calabresi», ha affermato la stessa Nesci. «Come ha spiegato la ministra Grillo – aggiunge – sulle nomine l’intesa dovrà essere raggiunta tra i commissari e il presidente di regione del Pd, solo successivamente interverrà il governo che motiverà le proprie scelte. L’obiettivo è individuare figure con profili di assoluta competenza e di esperienza, in una fase, peraltro, in cui alla Sanità calabrese servono misure straordinarie. È evidente quindi che non ci sarà mai alcuna nomina in conflitto di interessi. La verità – conclude Nesci – è che in questa vicenda è stato utilizzato un mero pretesto per il timore che stavolta possano saltare logiche e rapporti di potere che hanno portato il servizio sanitario della Calabria nello stato in cui si trova».

OLIVERIO: DECRETO AGGRAVA PROBLEMI Il governatore Mario Oliverio dopo le polemiche in Parlamento, non ha perso tempo per tornare all’attacco: «Ho evidenziato sin dal primo momento della pubblicazione del Decreto sulla Sanità in Calabria assunto dal Governo la evidente forzatura contenuta nella possibilità di derogare dall’elenco nazionale nelle nomine dei commissari nelle Aziende sanitarie calabresi. Ho immediatamente dichiarato la mia netta indisponibilità ad intese su nomi. Cosa che ho formalmente esplicitato in occasione della mia audizione nella Commissione competente della Camera dei Deputati. In quella sede erano presenti anche deputati calabresi tra i quali la relatrice Nesci. L’elenco dei nomi che mi è stato inviato dal commissario generale Cotticelli è stato pubblicato dai mezzi di informazione nei giorni precedenti le elezioni europee. Il ricorso alle bugie di fronte al Parlamento è davvero avvilente da parte di chi ha la responsabilità istituzionale del Governo della Sanità e la dice lunga sui veri propositi che hanno portato a proporre questo Decreto. Un Decreto che si è tentato di presentare come un provvedimento di portata risolutiva dei problemi della Sanità calabrese e che in realtà ha il solo scopo di mettere le nomine dei commissari delle Aziende sanitarie in capo al governo con la possibilità di derogare dalle norme e dalle regole previste per tutte le altre Regioni dell’Italia. Durante la discussione parlamentare è emerso quanto da noi evidenziato nel corso dell’audizione in Commissione ovvero la incongruenza ed assoluta inadeguatezza di un provvedimento che non non contribuirà ad affrontare i problemi della Sanità calabrese ma contribuirà ad aggravarli».







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