Decreto Calabria: niente intesa sui commissari, deciderà Grillo

Scaduti i 10 giorni per l’accordo tra Cotticelli e Oliverio. Ora l’elenco dei candidati finirà all’attenzione del ministro. Che dovrà decidere se confermare o meno Scaffidi

di Pietro Bellantoni
LAMEZIA TERME
Tempo scaduto. L’intesa tra Regione e commissari della Sanità non è stata trovata e adesso le nomine dei nuovi responsabili delle Aziende sanitarie e ospedaliere della Calabria toccheranno al Consiglio dei ministri. Per la verità, da parte del governatore Oliverio non c’è mai stata la volontà di arrivare a un accordo, visto che, dopo aver ricevuto l’elenco con i sette candidati, firmato da Cotticelli e Schael, aveva provocatoriamente invitato il governo a procedere «d’ufficio», cioè senza il suo parere. Così è stato, perché così prevede il Decreto Calabria, la cui conversione in legge ha già superato il primo voto alla Camera (il testo approderà in Senato il 18 giugno).
All’articolo 3, infatti, il provvedimento stabilisce che, in caso di mancata intesa tra Regione e delegati governativi, le nomine dei responsabili delle Aziende vengano effettuate con decreto del ministro della Salute, su proposta del commissario ad acta, in seguito a una delibera del Consiglio dei ministri (a cui è invitato a partecipare, con un preavviso di almeno tre giorni, lo stesso presidente della Regione).
L’elenco vergato da Cotticelli e Schael è arrivato sulla scrivania di Oliverio il 23 maggio, dunque i 10 giorni sono abbondantemente scaduti.

LA DECISIONE DI GRILLO La palla ora passa al ministro Grillo che, verosimilmente, metterà il suo sigillo alle nomine di Renzo Alessi (Asp Catanzaro), Antonino Candela (Asp Cosenza), Gilberto Gentili (Asp Crotone), Giuseppina Panizzoli (ospedale di Cosenza), Isabella Mastrobuono (Mater Domini-Pugliese Ciaccio di Catanzaro) e Massimo Annichiarico (Gom di Reggio). Il vero nodo è però rappresentato dal destino di Gianluigi Scaffidi, la cui designazione all’Asp di Vibo ha scatenato una battaglia politica in Parlamento.
Le opposizioni hanno infatti denunciato il presunto «conflitto d’interessi» dell’ormai ex relatrice del Decreto, la deputata calabrese Dalila Nesci, in quanto il medico e sindacalista in pensione sarebbe stato un suo «collaboratore non retribuito». Scaffidi, inoltre, non rientra nell’albo nazionale degli idonei a ricoprire la carica di direttore generale, e questa circostanza ha alimentato i sospetti della minoranza in quanto il Decreto prevede la possibilità di designare i commissari anche al di fuori di quell’elenco. Nesci, anche su “invito” della Lega, alleato di governo del M5S, è poi stata costretta a dimettersi dal ruolo di relatrice.
Grillo, durante il suo intervento in Aula, si è comunque detta disponibile a cassare il nome di Scaffidi: «Se questo elemento diventa fondamentale per proseguire, noi rinunciamo a qualunque ipotesi di fare questa nomina». La presa di posizione ha però scatenato la reazione di diversi parlamentari calabresi del M5S (SapiaGranato, Parentela e d’Ippolito), che hanno chiesto al ministro di non lasciarsi intimorire dalla «messinscena delle opposizioni» e di confermare Scaffidi. (p.bellantoni@corrierecal.it)







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