Regionali, il Pd chiamato a decidere il destino di Oliverio

Il vicesegretario Orlando venerdì sarà in Calabria. I dirigenti regionali invocano una presa di posizione sul governatore. Che si ricandiderà anche senza il suo partito

di Pietro Bellantoni
LAMEZIA TERME Nervosismo, fastidio, imbarazzo. Nel Pd calabrese sembrano essere i tre sentimenti dominanti. Sono nervosi Oliverio e la sua corrente, perché l’arrivo del vicesegretario Orlando coincide con una iniziativa di “promozione” della giunta relativa alla Calabria che «cambia passo»; sono infastiditi tutti i dirigenti del partito, perché Zingaretti non ha ancora risposto alla domanda delle domande: Oliverio sì o Oliverio no?; è imbarazzato il commissario regionale Graziano, che non ha la forza né il mandato per dettare una linea politica ma auspica comunque una svolta, in un senso o in un altro.

TRIVIO Tre sentimenti logoranti e tre vie possibili. È un trivio politico, quello di fronte al quale si trova il Pd calabrese. Venerdì, a Lamezia, il partito si fermerà allo stop e – probabilmente – deciderà quale direzione imboccare. È certo, però, che la convocazione dell’evento sul “Pd che riparte”, al quale parteciperà Orlando, ha già creato un mezzo caso politico. La convention si sarebbe dovuta tenere il 13 giugno ma, forse a causa degli impegni parlamentari dell’ex guardasigilli, è stata posticipata al giorno successivo, ovvero la data per la quale Oliverio aveva già da tempo convocato, a Soverato, un incontro con i sindaci (“La Regione dei Comuni: più fondi e trasparenza, oggi e domani”) nell’ambito del programma “La Calabria cambia passo”.
Lo stesso governatore, visibilmente infastidito, ha cercato di minimizzare («è un problema organizzativo, non politico»), ma ha anche ribadito la volontà di partecipare alla convention che si propone – come scritto nel comunicato ufficiale – di dare «nuovo slancio e radicamento al Pd» e di formulare una «proposta politica chiara e innovativa». In altre parole, Oliverio sa bene che il trend topic di Lamezia sarà il suo destino politico.
Il fatto che la macchina organizzativa del Pd non abbia preso in considerazione il precedente impegno del presidente della Regione è un indizio di non poco conto. Forse, fa notare più di un dirigente dem, la presenza di Oliverio non è poi così gradita.
Del resto, le varie anime del Pd calabrese hanno fin da subito interpretato l’incontro di Lamezia come il chiaro segno della volontà, da parte della segreteria Zingaretti, di superare l’esperienza Oliverio per fare in modo che – come ha affermato lo stesso Graziano nell’annunciare l’evento – «il processo di apertura e rinnovamento avviato dalla segreteria nazionale» sia adesso, appunto, «declinato sul territorio».

IL MOMENTO DELLA DECISIONE In realtà, il fastidio dei maggiorenti calabresi rispetto alle indecisioni romane cresce di giorno in giorno. I consiglieri regionali, le Federazioni, i circoli e i militanti aspettano un segno chiaro di Zingaretti, che finora ha preferito non prendere mai posizione rispetto alle cose regionali. Non è mai venuto in Calabria nel corso della campagna per le primarie che lo hanno poi incoronato segretario; non ha difeso né attaccato Oliverio per le sue vicende giudiziarie; non ha partecipato a comizi – né li ha fatti tenere ad altri big nazionali – in occasione delle Europee. Zingaretti ha insomma preferito rimanere in mezzo al guado. E adesso i dem calabresi sembrano aver esaurito la pazienza. Perché tutti, sia gli oliveriani, sia gli esponenti delle altre aree, vorrebbero una parola di chiarezza sul futuro del Pd calabrese – e quindi sui congressi (si faranno?) e, soprattutto, sulle prossime Regionali.

Nicola Zingaretti e Andrea Orlando

IL DESTINO DI OLIVERIO È per tutta questa serie di ragioni che l’incontro di venerdì viene vissuto con una certa ansietà, trasversale agli schieramenti. Orlando, nel caso in cui la segreteria nazionale avesse deciso di sciogliere i nodi calabresi, dovrà indicare una strada sulle tre disponibili. La prima: Oliverio, dopo 5 anni di governo, deve ricandidarsi; la seconda: il presidente, osteggiato da diverse anime del partito, deve legittimare la sua leadership attraverso le primarie di partito; la terza: il Pd avvierà il confronto per la scelta di un candidato alternativo.
Orlando verrà in Calabria per portare a termine questo compito? Zingaretti ha deciso il futuro di Oliverio e del Pd regionale? Nessuno, al momento, sembra in grado di rispondere a queste domande. Tutti, però, fremono per una svolta. «I calabresi – commenta un dirigente di lungo corso del partito – si aspettano che Orlando sciolga il nodo. Mancano ormai pochi mesi alle elezioni (che potrebbero svolgersi nel febbraio 2020, ndr) e il partito non può permettersi di perdere altro tempo. Il centrodestra rischia di spaccarsi e noi potremmo mandare in malora un’occasione unica».

E GRAZIANO? Tra tutti questi movimenti, per certi versi contrapposti, la posizione più scomoda è di certo quella del sempre più imbarazzato Graziano. È lui la cerniera – per certi versi difettosa – tra il partito calabrese e il Nazareno. Solo che, al momento, il commissario non può far altro che fare da staffetta e comunicare all’una e all’altra parte le rispettive posizioni politiche, senza avere peraltro la benché minima voce in capitolo sul da farsi. Graziano non può, da solo, convocare il congresso regionale; così come non può decidere in autonomia chi dovrà essere il candidato presidente del Pd. L’arrivo di Orlando, dunque, potrebbe rappresentare una svolta anche per lui.

LO SCENARIO Ovviamente, il più interessato alle posizioni della segreteria nazionale sarà Oliverio. In molti giurano che, malgrado l’impegno di Soverato, il governatore troverà il modo per essere a Lamezia. Potrà così conoscere, finalmente, il peso reale della sua ricandidatura. In questo turbinio di sentimenti, infatti, l’unica certezza è che Oliverio sarà di nuovo in campo. Con o senza il suo partito. (p.bellantoni@corrierecal.it)







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