Regionali, si sfila anche l’Udc: «Occhiuto? Non c’è niente di deciso»

I leader calabresi dello Scudocrociato frenano sulla candidatura del sindaco di Cosenza. Un modo per tenersi le mani libere in caso di nuove designazioni. Ma anche una vendetta per il mancato appoggio a Cesa alle ultime Europee

di Pietro Bellantoni
LAMEZIA TERME L’Udc era uno dei (pochi) alleati di ferro a disposizione di Mario Occhiuto. Lo stesso leader regionale, Franco Talarico, il 13 aprile era salito sul palco della convention lametina – nel corso della quale il sindaco di Cosenza aveva ufficializzato la sua candidatura – per dire che, finalmente, per la Calabria era «la volta buona» e che Mario «è l’uomo giusto», quello con cui stilare «un programma condiviso». Sembra però cambiato tutto, soltanto due mesi dopo, con un raffreddamento dei rapporti che potrebbe anche portare a un divorzio definitivo.
Il progressivo allontanamento tra il candidato azzurro e l’Udc è raccontato da diversi indizi, l’ultimo dei quali “ritrovato” proprio oggi a Catanzaro: alla presentazione dei comitati civici pro Occhiuto non c’era nessun delegato dello Scudocrociato. Erano invece presenti esponenti politici come i consiglieri regionali Tallini, Parente, Pedà e Gallo (tutti di Fi) e l’“indipendente” Callipo, il sindaco di Pizzo.
L’assenza di Talarico, in particolare, ha alimentato tutti quei sospetti che circolano già da alcune settimane. L’impressione diffusa è che nessuno dei dirigenti udc oggi veda più di buon occhio la candidatura del primo cittadino forzista. Tutti ripetono più o meno lo stesso mantra: «Occhiuto sarà il candidato del centrodestra? Ancora non è stato deciso niente». Un modo parecchio diplomatico per dire che il sostegno “democristiano” al sindaco è tutt’altro che scontato.

MOSSA STRATEGICA È, a ben vedere, anche una mossa strategica: i vari Talarico, Luigi Fedele e Ottavio Gaetano Bruni non intendono intrupparsi anzitempo, ma preferiscono avere mani libere nel caso in cui il nome di Occhiuto dovesse saltare. Ipotesi, quest’ultima, che i centristi più influenti non escludono affatto. «Siamo garantisti fino alla fine, ma cosa succederebbe alla Calabria se le inchieste sul loro presidente dovessero concretizzarsi in modo negativo? È un rischio su cui bisognerebbe riflettere», osserva uno tra i dirigenti regionali più in vista.
L’Udc calabrese, inoltre, sa bene di non avere la forza politica per poter esprimere un candidato presidente o per orientare le scelte finali della coalizione, che spettano ad altri tavoli e ad altri partiti. L’unica arma a disposizione è l’attendismo, nella speranza che i grandi partiti del centrodestra trovino la quadra nel segno dell’unità. Ma proprio le incertezze del momento – con Lega e FdI decisi ad avanzare altri nomi rispetto a quello di Occhiuto – spingono i seguaci della balena bianca alla massima prudenza.
Lo Scudocrociato è consapevole dei propri limiti, ma anche della propria forza relativa, che consiste nel poter garantire alla coalizione un discreto patrimonio elettorale, come dimostrato dai risultati ottenuti in Calabria alle ultime Europee, nelle quali il segretario nazionale Lorenzo Cesa – candidato a Strasburgo nelle liste di Fi – ha ottenuto più di 8mila preferenze. Un piccolo “tesoretto” che nessun aspirante presidente vorrebbe disperdere.

GLI ACCORDI SALTATI E forse uno dei principali motivi di tensione tra Occhiuto e l’Udc potrebbe essere ricercato nel mancato rispetto di precisi accordi elettorali. I bene informati raccontano che lo stesso sindaco di Cosenza, prima del 26 maggio, avesse garantito a Cesa un sostanzioso supporto elettorale che poi non avrebbe trovato riscontro nelle urne. I centristi, ovviamente, non avrebbero gradito per niente la defezione del sindaco. La decisione di raffreddare i rapporti con Fi e con il suo candidato sarebbe, dunque, passata anche da qui.
Del resto Talarico, quel giorno di aprile, quando dal palco aveva annunciato l’endorsement a favore di Occhiuto, non poteva sapere cosa sarebbe successo di lì a un mese, né preventivare il boom della Lega o la grande crescita di Fdi. Di cose, da allora, ne sono davvero cambiate molte. (p.bellantoni@corrierecal.it)







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