Decreto Calabria: discussione in Senato, proteste in piazza

La commissione di Palazzo Madama licenzia il provvedimento. Il presidente Sileri: «Norme fondamentali per risollevare il settore». Sit in dei lavoratori delle strutture private

ROMA È cominciata, nell’aula del Senato, la discussione sul decreto Calabria, approvato un’oretta fa dalla commissione Sanità di palazzo Madama. I lavori, che si sono chiusi dopo le 19 e riprenderanno alle 9,30 di mercoledì, sono iniziati con la relazione della senatrice M5s Maria Domenica Castellone. Il provvedimento, che ha avuto l’ok della Camera il 30 maggio scorso e che fu varato dal governo ad aprile, in un consiglio dei ministri straordinario a Reggio Calabria, prevede misure straordinarie (valide per 18 mesi) per il servizio sanitario calabrese e altre misure urgenti in materia di sanità.
«Si tratta – ha spiegato il presidente della commissione Pierpaolo Sileri, del Movimento 5 Stelle – di un provvedimento molto importante che agisce su più fronti: intanto ci sono norme fondamentali per risollevare la sanità calabrese ridotta al collasso da anni e anni di politiche servite solo, purtroppo, ad aumentare i costi e diminuire i servizi. Ma non solo: stabiliamo che nelle Regioni commissariate i direttori generali potranno essere nominati solo da una graduatoria di merito, sblocchiamo il turnover nelle Regioni in piano di rientro e interveniamo contro la carenza dei medici. Ringrazio tutti i componenti della Commissione – ha concluso – per il lavoro svolto nel consueto spirito di collaborazione che ha sempre contraddistinto i nostri lavori».

IL DIBATTITO Secondo il senatore del M5S Giuseppe Auddino, «Il decreto ha dimostrato che la Calabria è ai primi posti dell’agenda di questo governo. È necessario continuare su questa strada. Da qui si dovrà partire per un percorso di risanamento della sanità calabrese. Il decreto rimetterà sui binari della legalità l’intero settore».
«La vostra è una risposta di potere», ha tagliato corto Ernesto Magorno, che si è rivolto al governo: «Questo decreto non lo posso votare da uomo del Mezzogiorno, vi chiedo di fermarvi e di concertare ancora per vedere come dare risposta a un popolo che soffre. Avete il dovere di dare a questa terra le risposte che i calabresi meritano».
Giuseppe Mangialavori (Fi) ha rimarcato «l’assenza del ministro Grillo» dall’aula e ha attaccato i senatori del M5S: «Da calabrese resto allibito di fronte ai loro discorsi, vivono in un mondo parallelo. Li invito a tornare in quello reale». Con questo decreto, ha detto ancora il senatore vibonese, «è stata portata avanti un’occupazione scientifica del potere. Nulla è cambiato nella sanità regionale, se non il datore di lavoro, che passa dalla Regione al governo. Avete fatto questo provvedimento solo per gestire la Calabria da Roma».
Durissimo contro il governo Francesco Zaffini (Fdi): «Il provvedimento dovrebbe essere ribattezzato “Calabria Saudita”, trattate (si rivolge alla maggioranza, ndr) la Calabria come Terzo mondo, commissariate il commissario e inasprite il clima di sospetto pensando di risolvere non si capisce bene cosa, a dieci anni dal primo commissariamento calabrese».
Per Raffaele Mautone (M5S), il decreto determina una «inversione del percorso e una discontinuità nella governance per fare uscire la sanità dalla grave situazione di stallo in cui si trova».

LE PROTESTE IN PIAZZA Intanto, in piazza Montecitorio, impazza la protesta contro il provvedimento governativo.
“No allo svilimento del lavoro di migliaia di operatori sanitari che lavorano nelle aziende calabresi” e “No all’ennesimo corpo inferto ai servizi sanitari della regione Calabria”. Con questi slogan hanno dato vita a una protesta in piazza Montecitorio a Roma circa 250 lavoratori della sanità privata calabrese accreditata aderenti alle associazioni di categoria Federlab (l’Associazione di Categoria maggiormente rappresentativa dei Laboratori di Analisi Cliniche e dei Centri Poliambulatori) e Anisap, Federazione Nazionale delle Associazioni Regionali o Interregionali delle Istituzioni Sanitarie Ambulatoriali Private. Nel mirino il decreto Calabria, in discussione in Parlamento, per il quale sono stati ricevuti alla Commissione Sanità del Senato. «Abbiamo letto il Decreto Calabria – spiega Alessia Bauleo, responsabile di Federlab Calabria – e abbiamo scoperto che non c’è niente per la Calabria. Non si parla della questione principale della sanità calabrese: il mancato raggiungimento dei livelli minimi di assistenza. La Calabria è al minimo storico. In particolare questo è particolarmente evidente nel settore della specialistica ambulatoriale, settore fondamentale per la prevenzione e come tale andrebbe potenziato. Esami di laboratori analisi, tac, ecografie, radiografie, per cui vi sono liste di mesi e anche di anni in Calabria. In questa situazione il problema non viene affrontato. Vengono consolidati i tagli già presenti nei precedenti commissariamenti, in particolare quello di Scura. Dove sta il cambiamento? Noi vogliamo che il decreto venga riformulato».
«Siamo in piazza per la sopravvivenza – aggiunge Genanfio Lamberti, presidente Fedelab – perché le strutture non possono sopravvivere quando negli ultimi quattro anni hanno avuto una decurtazione di più di un terzo dei fondi, da 66 miLioni e mezzo a 44 milioni».
Ha espresso solidarietà alla protesta anche l’Ordine dei biologi. «Oggi tanti colleghi sono in piazza – rileva Pietro Sapia, consigliere nazionale dell’Ordine dei biologi – è un obbligo per noi cercare di portare istanze a favore di questi colleghi».







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