Alla Regione otto nuovi dirigenti (e un’autonomina)

Una delibera “omnibus” “rivoluziona” la burocrazia regionale. Il sindacato Csa-Cisal ne contesta la forma: «Non contestiamo le scelte sui manager ma il metodo. Ma si sarebbe potuto evitare l’autogol del conflitto di interessi per il dg del Personale»

CATANZARO Nella seduta del 6 giugno scorso la giunta regionale ha sfornato una delibera della quale si discute molto, in questi giorni, alla Cittadella regionale. In un colpo solo sono stati individuati ben otto direttori generali. E il sindacato Csa-Cisal esprime più di qualche dubbio in proposito. «Non sappiamo – si legge in una nota – quali siano le ragioni tecniche per cui il segretariato generale e la stessa segreteria della giunta abbiano dato il via libera ad una pratica che prevede otto distinte nomine con un’unica delibera, la numero 227. E dire che poteva essere una notizia positiva, infatti dopo anni di reggenza, che notoriamente è un istituto dalla durata temporale limitata, si è passati alla titolarità piena degli incarichi. Il passaggio alla stagione della stabilizzazione per questi dg dei dipartimenti dell’ente regionale tuttavia non è avvenuto in maniera del tutto limpida e forse non è stato un caso se nel resoconto della seduta di giunta, curato dall’Ufficio stampa, non ne sia stata data notizia. Meglio nascondere, avranno pensato».

La “camicia” della delibera. La freccia indica la firma di Bruno Zito, che sarà tra i nominati in quella seduta

«L’AUTONOMINA DEL DIRIGENTE DEL PERSONALE» Nella delibera omnibus sono inseriti: Orsola Reillo al dipartimento “Ambiente e Territorio”, Filippo De Cello a “Bilancio, Patrimonio e Finanze”, Carmine Barbaro a “Sviluppo Economico, Attività Produttive”, Giacomo Giovinazzo ad “Agricoltura e Risorse Agroalimentari”, Sonia Tallarico ad “Istruzione e Attività Culturali”, Francesca Gatto a “Turismo e Spettacolo”, Domenico Schiava a “Urbanistica e Beni Culturali” e Bruno Zito a “Organizzazione e Risorse Umane”. «E qui – per il sindacato – casca l’asino. A quanto pare, ad otto giorni dalla sua adozione, la delibera è stata formalizzata soltanto nella seduta di giunta del 14 giugno. A firmare è stato lo stesso Bruno Zito, che quindi ha proposto “l’autoproclamazione” da direttore generale del Personale. L’autonomina del dg è suffragata anche dalla firma dell’assessore “competente” Maria Teresa Fragomeni e dal dirigente del settore Economico del Personale Luciano Rossi. Come mai è arrivato il suggello scritto del settore Economico? Eppure nell’individuazione degli incarichi, di regola, ad occuparsene è il Settore giuridico del dipartimento. Vuoi vedere che la definizione della delibera è arrivata quando quest’ultimo era assente? A che titolo del conferimento degli incarichi se ne occupa il settore Economico?».

«CONTRADDIZIONI NELLA STESURA DELL’ATTO» Non è soltanto una questione di firme sull’atto finale. Questa delibera, che il sindacato considera un «pastrocchio», in realtà, «è nata e maturata male».
«Facciamo un passo indietro – chiede la Cisal –. L’atto è stato adottato dalla giunta il 6 giugno. Nella stessa giornata il segretariato generale chiede al dipartimento “Organizzazione, Risorse Umane” (quello di Zito) la formalizzazione della delibera. Questo passaggio è dovuto al lacunoso disciplinare che regola i lavori della giunta consentendo l’effettiva stesura del provvedimento in un secondo momento (al dipartimento competente) rispetto alla data della sessione di giunta di adozione dell’atto. Evidentemente lo stesso dipartimento “Organizzazione, Risorse Umane” – ripetiamo, quello dello stesso Zito, uno dei “nominati” nella delibera –, probabilmente si era reso conto che qualcosa non tornava nel modo in cui erano stati concepiti i conferimenti degli incarichi non procedendo, subito, alla formalizzazione della delibera nonostante la richiesta del segretariato generale. Ma come? Se è proprio il dipartimento “Organizzazione, Risorse Umane” ad essere il proponente della delibera alla giunta, il giorno dopo ci ha ripensato? Non è che forse è venuto il dubbio che la procedura avesse profili di illegittimità? Una sonora contraddizione. Non è che si saranno resi conto che nella stessa mancava una qualsiasi indicazione delle motivazioni della scelta di un dirigente piuttosto che un altro? Magari non c’era stata piena trasparenza nella selezione? A quel punto, congelando la formalizzazione, si rimanda tutto il carteggio indietro al segretariato generale. Quest’ultimo si prende ben cinque giorni di riflessione e, il 12 giugno, con una nota a firma del segretario generale Ennio Apicella e del dirigente di settore Francesca Palumbo, guarda caso, trasmette al dipartimento di Zito delle scarne motivazioni (più che altro dei copia-incolla) che sarebbero alla base dei conferimenti degli incarichi. Insomma, una pezza peggio del buco. Dopodiché, il 14 giugno, si è arrivati all’epilogo finale con la clamorosa proposta di auto-nomina, alla delibera 227 “omnibus”».

«BASTAVANO OTTO DELIBERE SEPARATE» «Come si può ben capire – scrive il sindacato Csa-Cisal – siamo al cospetto dell’apoteosi della superficialità. Questo modo di gestione di un ente pubblico piccona la credibilità della Regione e non assicura affatto i principi del buon andamento su cui gli stessi dipendenti fanno affidamento. Decidere di infiocchettare otto nomine contestuali in un unico atto mette i dg in situazione di potenziali conflitti d’interesse, come puntualmente avvenuto. Bastava procedere a otto delibere separate, ognuna per dipartimento, così che Zito avrebbe potuto legittimamente firmarne sette e non autonominarsi. Non ci voleva così tanta arguzia per evitare questo imbarazzante autogol. Invece la macchina burocratica pare cercare volontariamente tutte le buche lungo la strada, riuscendo nel miracolo di essere un cattivo suggeritore tecnico della politica, che di suo è geneticamente portata a forzare la mano».

«LA GIUNTA FIRMA TUTTO?» «Attenzione – precisa il sindacato –, non contestiamo le scelte sui direttori generali. Non entriamo nel merito delle rispettive esperienze e competenze dei dirigenti. E non siamo nemmeno così sciocchi da credere che un certo margine di discrezionalità in queste nomine la politica non tenda ad esercitarlo. Il sindacato, non contesta nomi e cognomi, bensì le anomale forme e il pasticciato metodo. Come mai si può difendere un’autonomina di un direttore generale e metterne altri sette tutti nello stesso calderone? Cosa ha da dire la politica? Va bene così? Come si giustifica agli occhi dell’opinione pubblica e dei lavoratori? La Giunta vidima qualsiasi carta presenti un dirigente dell’ente? Ad esempio, come giustifica questo strafalcione l’assessore al personale Maria Teresa Fragomeni, che alla fine ha avallato tutto ciò? È da tempo – chiosa il sindacato – che chiediamo uno sforzo di concentrazione alla politica affinché prenda in mano la situazione mostrando di avere polso. Oggi, ce n’è bisogno perché in Regione regna il caos burocratico».





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