«Decreto Calabria è cataclisma, ora riforma etica della sanità»

Presentare in Consiglio le Linee guida per un nuovo sistema. Curia: «Qui muri di gomma invisibili». Don Panizza: «Ognuno deve fare la propria parte». Irto: «Proposte delle regioni del Nord sono barbarie costituzionale»

REGGIO CALABRIA «Il Decreto Calabria è un cataclisma universale che ha fatto diventare il consiglio regionale un circolo di amici che giocano a bocce. E non possiamo permetterlo». Rubens Curia, studioso ed ex direttore generale dell’Asp di Vibo Valentia, ha usato parole nette per tratteggiare il quadro della sanità calabrese. Un sistema che ha bisogno di una riforma immediata che si basi su proposte concrete, realizzate grazie a uno studio approfondito della realtà sanitaria calabrese.
È quel che ha fatto Curia nell’arco di un progetto iniziato lo scorso 18 dicembre a Palazzo Campanella, con la presentazione del suo libro “Manuale per una riforma della sanità in Calabria”. Quel lavoro è stato fondamentale per stendere le “linee guida per una riforma della sanità in Calabria”, iniziativa presentata oggi in consiglio regionale dall’associazione “Comunità competente”, cui aderiscono 18 tra organizzazioni sindacali, operatori del settore, comitati civici e cittadini.

LA PROPOSTA La proposta di riforma, consegnata questa mattina al presidente di Palazzo Campanella Nicola Irto, verte su quattro assi: un nuovo rapporto di fiducia tra sanità calabrese e cittadini; il potenziamento della Stazione unica appaltante; la creazione del meccanismo del “pendolo”, che prevede una maggiore flessibilità del personale medico; il potenziamento delle strutture territoriali, che servono da filtro per gli ospedali.
«Avere più di 300 milioni di mobilità passiva – ha spiegato Curia –, significa che il brand sanità calabria è negativo. Il rapporto di fiducia con i cittadini si riallaccia con la partecipazione. Le difficoltà della sanità calabrese sono i muri di gomma invisibili. I calabresi devono essere protagonisti. Questo documento lo porteremo anche al generale Cotticelli e al governatore Oliverio. Nessuno può tirarsi fuori. Sono trascorsi 15 anni dall’ultima riforma della sanità, dopo c’è stato un inutile accanimento terapeutico dei commissari. Noi chiediamo una riforma organizzativa ed etica della sanità in Calabria».
Curia ha fatto cenno alle Case della salute da recuperare, alla possibile apertura h24 delle unità complesse, alla situazione del personale, allo stato delle aziende sanitarie territoriali e ospedaliere. «I soldi ci sono, ma bisogna lavorare molto per trasformare questo deserto in un verde giardino», ha aggiunto l’ex responsabile dell’area Lea. Per realizzare la riforma servono però «persone competenti nei posti giusti e un confronto aperto con tutte le forze politiche della nostra regione».
Un ruolo fondamentale nella formazione delle Linee guida è quello di don Giacomo Panizza, della Comunità Progetto Sud: «Il “librettino” di Curia può essere la leva del cambiamento, perché tocca punti necessari. Deve tornare quella consapevolezza che ha segnato le stagioni delle grandi riforme sociali. Non chiediamo una legge nuova, ma una cittadinanza nuova. Dobbiamo riformare insieme la sanità: nessuna legge, nessuna giunta può fare questo senza che i malati, i parenti e le associazioni facciano la loro parte».
Presente anche il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà: «Storicamente è il momento peggiore per la comunità calabrese, come dimostra anche l’assenza di interlocutori istituzionali con i quali confrontarsi. È un momento che va vissuto con senso di responsabilità ma anche nei due modi della protesta e della proposta. Reggio sta assistendo a queste fasi. Ieri c’è stato un sit-in per l’Hospice. La richiesta, da parte nostra, è stata quella di avere un tavolo tecnico istituzionale in Prefettura. Il progetto di Curia si oppone al deserto di proposte di questi anni».
Anche per il consigliere regionale Giuseppe Pedà «è fondamentale un’opera di sensibilizzazione su un tema così importante. L’unione di queste associazioni può essere un primo passo. Sicuramente non cambieremo questa regione con il sistema commissariale, che ha portato solo disastri».
L’incontro di oggi, secondo Irto, «dimostra che le istituzioni non sono sorde. Facciamo nostra queste Linee guida, che riteniamo una gigantesca proposta per la Calabria». Il presidente del Consiglio affronta la questione anche dal punto di vista politico: «Abbiamo vissuto mesi che sono stati contrassegnati da una passerella sui temi della sanità calabrese». Ma il Decreto Calabria, secondo Irto, «non ci farà passi in avanti in termine di qualità dei servizi e programmazione». Poi avverte sulle possibili conseguenze del regionalismo differenziato: «Le bozze di intesa che le regioni del Nord stanno portando al tavolo del governo riguardano anche la sanità. Vogliono costituzionalizzare la mobilità sanitaria, quindi regolamentare quello che potrebbe diventare un indotto diretto e realizzare una contrattazione collettiva regionalizzata. In questo modo non converrà più solo andarsi a curare fuori regione, ma anche lavorarci. È una pazzia, una barbarie. E non c’è manuale che possa tenere di fronte a una modifica costituzionale di questo tipo». (p. bel.)







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