Università Mediterranea, i sindacati: «L’Ateneo rischia di affogare»

Le Rsu denunciano la scarsa trasparenza e la mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro. Invocato il rispetto di regole e sentenze

REGGIO CALABRIA «L’Ateneo reggino annaspa e rischia di affogare». Lo denunciano le rsu della Mediterranea e le organizzazioni sindacali Cisl Federazione Università- Fgu Gilda – Snals Confsal – Usb Pi, che «esprimono preoccupazione riguardo alla gestione antidemocratica e autoritaria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria». Per i sindacati, nell’ateneo «non esistono regole: niente trasparenza, niente programmazione, niente organizzazione, , niente sicurezza nei luoghi di lavoro, niente relazioni sindacali» perché «è prassi della Governance calpestare i diritti del personale tecnico amministrativo e bibliotecario e delle rappresentanze sindacali. Le relazioni sindacali sono inesistenti, con conseguenze dannose per tutta la categoria, sempre più delegittimata nelle funzioni e nei ruoli. In questo momento buio per l’Università, che dura ormai da sei anni, non si vuole dare vita a ulteriori e inutili polemiche. Piuttosto si tratta di difendere il nostro Ateneo».
«Chiediamo che l’Università inverta al più presto la rotta orientata al declino! Invitiamo, ancora una volta, l’attuale Governance a prendere coscienza dei vuoti culturali e istituzionali che ha generato una disattenta attività pervasa da un provincialismo becero, tendente a: ridurre gli interventi, operare in modo chiuso, escludere volutamente i lavoratori mortificandone la dignità». Alla governance dell’Ateneo i sindacati chiedono dunque di rispettare «la sentenza n. /2012 del Tar di Reggio Calabria che ha dichiarato illegittima la disposizione dello Statuto che “esclude dal voto sulle deliberazioni relative alle chiamate dei docenti, o implicanti valutazione sull’attività scientifica, le rappresentanze degli studenti e del personale tecnico amministrativo». Per il delegati «non applicare questa sentenza che ha cassato una disposizione vessatoria nei confronti di due fondamentali categorie della Mediterranea, studenti e Ptab rappresenta a nostro avviso un comportamento omissivo e doloso. È scandaloso che una istituzione universitaria pubblica non esegua una sentenza. È ancor più grave che ciò accada in nell’istituzione al vertice della formazione dei cittadini di domani, un Ateneo che tra i Valori Fondamentali “promuove la cultura della legalità”, “promuove azioni che favoriscano il superamento di ogni forma di discriminazione”».
In più, si legge nella nota congiunta, «anche sui temi di stabilizzazione del personale precario storico, di nuovi bandi di assunzione dall’esterno e delle progressioni del Ptab, l’Università Mediterranea non intende avviare le procedure, nonostante la disponibilità delle risorse economiche. La conferma viene dalla mancata adozione del Piano triennale dei fabbisogni del personale 2018 – 2020, quale primo passo per procedere alla stabilizzazione dei lavoratori precari storici in possesso dei requisiti per l’attivazione delle procedure previste dalla Legge “Madia” (D.Lgs. n. 75/2017) e conseguente mancato confronto sindacale per stabilire il percorso e i tempi di stabilizzazione dei lavoratori precari». La situazione è ancor più grave perché «il prof. nonché Direttore generale Ottavio Amaro si sottrae al confronto con i sindacati di Ateneo e la mancata attuazione della normativa anti-corruzione, che si manifesta nell’assenza di rotazione per le posizioni considerate ad alto rischio, dimostra ancora una volta la leggerezza con cui si affrontano situazioni importanti che diventano vitali in questo martoriato territorio».
«Il mancato rispetto delle regole si manifesta anche nelle iniziative di mobilità interna, selvaggia ed illogica, cui il personale è sottoposto. Il dg continua nella politica dei trasferimenti selvaggi di personale tra i vari Uffici e Strutture dell’Ateneo disposti senza un regolare e trasparente bando di mobilità interna. Il dg non ha fornito ai Rls il Documento di Valutazione dei Rischi ed attuazione di tutti gli interventi previsti nel Dvr o obbligatori per legge (ex D.Lgs. n. 81/2008), ignorando il ruolo dei rappresentanti per la sicurezza nei luoghi di lavoro soprattutto nei laboratori dove il personale spesso opera in condizioni ambientali, igienico-sanitarie e di sicurezza precarie».







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto