Argentina, traballa il potere del “calabrese” Macri

Le primarie presidenziali segnano il dominio del peronista Alberto Fernandez. Per lui il 48,86% dei consensi contro il 33,27% del politico originario del Reggino

Numeri alla mano, le primarie presidenziali in Argentina hanno segnato la sconfitta del presidente uscente Mauricio Macri, di origini calabresi, e il dominio del peronista Alberto Fernandez, in lizza con Cristina Fernandez de Kirchner, candidata alla vice presidenza alle prossime elezioni del 27 ottobre. La notizia ha affondato la Borsa argentina. Alle ore 18 italiane l’indice Merval cede il 30% a 30.640, 72 punti.
Fernandez ha ottenuto il 48,86% dei consensi contro 33,27% per Macri in “ticket” con Miguel Angel Pichetto, candidato alla vice presidenza. Macri, in carica dal 2015, ha invece riconosciuto di «aver avuto una cattiva elezione», chiedendo alla coalizione “Insieme per il cambiamento” da lui guidata a «raddoppiare gli sforzi» per vincere la sfida elettorale di ottobre. Alle urne si è recato il 75% dei 33,8 milioni di aventi diritto che con il loro voto hanno preso parte ad un sondaggio nazionale sulle preferenze in vista delle presidenziali autunnali, scegliendo anche le liste che potranno partecipare, cioè solo quelle che hanno ottenuto almeno 1,5% dei consensi.
Secondo il sistema elettorale argentino, per essere eletti al primo turno delle presidenziali i candidati devono avere almeno il 45% dei voti oppure almeno il 40% ed un vantaggio di oltre 10 punti rispetto al rivale più vicino. Gli analisti hanno quindi sottolineato che se questo fosse stato il risultato ufficiale di ottobre, l’opposizione avrebbe conquistato la Casa Rosada presidenziale al primo turno, senza bisogno di ballottaggio.
Mauricio Macri, nato l’8 febbraio del 1959 nella città di Tandil, è originario della provincia di Reggio Calabria. Giorgio, il capostipite della famiglia, arriva a Buenos Aires nel 1949, con i due figli ancora adolescenti Franco e Antonio, nati a Roma. Porta in Argentina un cognome molto diffuso sulla costa ionica reggina, Macrì, al quale poi, in spagnolo, viene tolto l’accento finale. Nati come costruttori, i Macri ebbero grande successo negli anni Ottanta, quando la loro Sevel ottenne da Fiat e Peugeot la licenza per costruire e vendere automobili delle due case in Argentina.







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