Osservatorio acque marine, Arpacal accoglie l’appello di Legambiente

L’agenzia regionale sarebbe d’accordo con la proposta dell’associazione. Che era intervenuta dopo l’inchiesta che ha svelato l’inquinamento del fiume Trionto a Corigliano Rossano

di Luca Latella
All’appello di Legambiente, Arpacal, secondo fonti ben informate, risponde “presente”.
L’associazione ambientalista, intervenuta per chiedere l’istituzione di un osservatorio sulla qualità delle acque marine, per «superare le criticità», come riportato in una nota a commento dell’operazione dei carabinieri forestali sull’inquinamento del fiume Trionto, ha subito ottenuto il “placet” di Arpacal, dalla quale filtra piena disponibilità.
Da fonti vicine al direttore dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, Domenico Pappaterra, si è detto subito disponibile e d’accordo con quanto affermato da Legambiente. Per il massimo dirigente, Arpacal è sempre pronta a partecipare a tavoli in cui diversi soggetti del territorio discutono ed esaminano le problematiche per poi individuare soluzioni. Piena disponibilità, quindi, anche per quelle organizzazioni che provengono dalle realtà sociali come l’associazionismo ambientale e i comitati.
L’apertura dell’Agenzia regionale, secondo la direzione generale – per come riferisce l’ufficio stampa dell’ente – è dunque massima, poiché per quanto riferito, l’ente ha sempre offerto il suo contributo in situazioni simili e quando la Prefettura ha aperto tavoli di confronto, ai quali ha sempre partecipato.
Questa, in sostanza, la disponibilità di Arpacal all’appello di Legambiente.
L’associazione ambientalista era intervenuta in mattinata, apprezzando il lavoro svolto dai carabinieri forestali di Corigliano Rossano presso il fiume Trionto che sfocia nelle acque della nuova città ed il cui alveo è risultato, secondo l’inchiesta, inquinato da ingenti quantitativi di reflui provenienti dal vicino depuratore del confinante comune di Crosia.
L’operazione, nei giorni scorsi, era sfociata con la denuncia per tre persone, amministratori e tecnici del Comune di Crosia e gestori dell’impianto di depurazione comunale, che dovranno rispondere a vario titolo dei reati di inquinamento ambientale, scarico abusivo, deturpamento di bellezze naturali e distruzione di habitat. La denuncia è scattata dopo un controllo lungo gli argini del Trionto, nei quali è stata accertata la presenza, al suo interno, di ingenti quantitativi di reflui maleodoranti che dopo aver percorso quasi due chilometri si riversavano direttamente nel mar Ionio, all’altezza della località “Pantano Martucci”, nel Comune di Corigliano-Rossano. Dopo accurati controlli disposti dal Procuratore della Repubblica di Castrovillari, Eugenio Facciolla, i carabinieri forestali sono riusciti ad individuare la fonte di inquinamento, individuata a monte, ed in particolare dallo scarico proveniente dal depuratore ricadente nel limitrofo Comune di Crosia, che a causa del carico urbanistico post realizzazione non riesce a garantire un idoneo trattamento dei reflui.
Nella nota, Legambiente aveva ribadito la necessità di un’azione di monitoraggio, anche per supportare il lavoro «meritorio dei carabinieri e delle Capitanerie di porto, all’interno di strategie per la tutela della costa, da integrare con il lavoro svolto dall’Arpacal». (l.latella@corrierecal.it)







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