Riace, il “bluff” di Falchi sull’ineleggibilità

Il consigliere comunale della Lega non avrebbe comunicato, nell’autocertificazione della candidatura, la sua condanna per bancarotta fraudolenta

di Alessia Candito
RIACE Per tutta la campagna elettorale, non ha fatto altro che tuonare chiedendo «trasparenza e legalità». Il giorno della vittoria della sua lista con a capo l’attuale sindaco Antonio Trifoli, urbi et orbi predicava «l’inizio di una nuova era per Riace». Eppure, il leghista Claudio Falchi, segretario locale di “Noi con Salvini” già allora sapeva di aver qualcosa da nascondere.
FALCHI INELEGGIBILE Si tratta di una condanna definitiva a due anni per bancarotta fraudolenta rimediata a Milano il 7 dicembre 2003. Nonostante sia risalente nel tempo, quella sentenza rimane motivo di ineleggibilità eppure il segretario locale della Lega non sembra averci fatto caso. Al contrario, nell’autocertificazione necessaria per presentare la propria candidatura ha affermato di non essere a conoscenza di motivi ostativi alle proprie ambizioni elettorali. Invece c’erano, eccome.
LA MISSIVA DELLA PREFETTURA Al presidente del consiglio comunale, Claudia Rullo di Fratelli d’Italia, e – quanto meno in teoria – all’assemblea lo ha reso noto la Prefettura con una nota del 28 agosto scorso.
Nella missiva, l’Ufficio territoriale del ministero dell’Interno ordinava di convocare immediatamente l’assemblea comunale per informare tutti i consiglieri della decadenza per legge di Falchi e della conseguente surroga. Ma le cose non sono andate esattamente così.
DIMISSIONI D’EMERGENZA Ufficialmente, la nota della Prefettura non circola fra i componenti dell’assemblea. Ma la maggioranza, che esprime il presidente del consiglio comunale e presidia gli uffici, deve esserne venuta a conoscenza. Allora forse non casualmente, qualche ora dopo l’arrivo della missiva della Prefettura, Claudio Falchi si affretta a dare le dimissioni. Ufficialmente, «per inderogabili motivi familiari» ma senza rinunciare – informa tutti a mezzo stampa – all’impegno da segretario della Lega. In quell’ambiente del resto, le condanne non sono d’ostacolo neanche agli incarichi governativi.
IL TENTATIVO (FALLITO) DI NASCONDERE LA NOTIZIA Nessuno in maggioranza fiata o commenta, il sindaco Trifoli minimizza e il consiglio comunale viene convocato «in via d’urgenza» il 4 settembre alle 18 per procedere alla surroga. Inutilmente in quell’occasione la consigliera di minoranza Maria Spanò, ex candidata sindaca dei “lucaniani”, ha chiesto dettagli sulla nota della Prefettura cui il sindaco Trifoli – fa sapere chi c’era – ha fatto solo un vaghissimo accenno.
Ed inutili sono state le reiterate richieste di spiegazioni. Al contrario, visibilmente irritati, sindaco e vicesindaco – racconta Spanò –  avrebbero invitato a chiudere in fretta la seduta, spegnendo sul nascere ogni possibile dibattito. Un tentativo – sembra plausibile – di non far filtrare le reali motivazioni alla base delle dimissioni di Falchi, miseramente naufragato. (a.candito@corrierecal.it)





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