Il ministro per il Sud boccia l’autonomia “alla veneta”. E pensa alla Calabria

Provenzano riparte dai fondi perequativi e dai diritti: «No a scuole di serie A e serie B. Davvero vogliamo abbandonare la sanità calabrese e incentivare l’emigrazione sanitaria?»

ROMA «Sull’autonomia il punto è politico: io credo che il progetto e le richieste di Veneto e Lombardia spaccavano il Paese. Adesso noi abbiamo il dovere, perché è scritto nel programma di governo, di realizzare un’autonomia giusta, e un’autonomia giusta è quella in cui si salvaguarda, a differenza della richiesta del Veneto, la coesione nazionale, e non si renda impossibile perseguire il superamento dei divari che serve al Paese». Così il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano in un’intervista a Circo Massimo, su Radio Capital. «In concreto – spiega il neoministro – significa non che non ci siano scuole di Serie A o di Serie B, che purtroppo esistono già oggi, ma dobbiamo capire se vogliamo aggravare questa situazione o se vogliamo cominciare a invertirla. Il servizio sanitario nazionale di nazionale ha poco o nulla: vogliamo abbandonare la sanità calabrese e incentivare l’emigrazione sanitaria, che è una delle piaghe di questo Paese e del nostro Sud, o vogliamo iniziare a invertirla? Questo significa, a proposito della spesa, che dobbiamo fissare, oltre ai costi standard, i fabbisogni standard e i livelli essenziali delle prestazioni sui servizi, che sono il pavimento su cui si può costruire l’autonomia. E infine l’autonomia giusta – conclude – è quella che prevede dei fondi perequativi».







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