Giustizia, Oliverio: «Stop a derive populistiche»

Il governatore a Palmi ospite del congresso organizzato dalle Camere penali: «Sistematica erosione delle garanzie difensive»

PALMI Difficile non credere che ci siano riferimenti impliciti alle sue vicende giudiziarie. Fatto sta che Mario Oliverio, ospite del congresso organizzato dall’Unione Camere penali a Palmi, ha criticato con forza l’attuale assetto giudiziario, che avrebbe via via determinato «la sistematica erosione delle garanzie difensive».
Parole dure, che più di un osservatore riconduce anche alle questioni penali che coinvolgono da vicino il presidente della Calabria, finito in tre diverse inchieste della Procura di Catanzaro con le accuse, tra le altre, di corruzione e associazione a delinquere.
Oliverio, dopo l’omaggio all’avvocato Armando Veneto («grande calabrese e punto di riferimento importante per la nostra terra»), si spinge fino a dire che «l’articolo 111 della Costituzione non ha fermato la sistematica erosione delle garanzie difensive».
«Sovente – sottolinea ancora il governatore – si rivendica efficientismo, si sollecitano improvvide riforme proprio a scapito delle garanzie difensive. Ma la gran parte dei procedimenti, circa il 70%, si esaurisce nella fase delle indagini preliminari. Tenuto conto dei tempi di prescrizione, allungati considerevolmente con la sospensione dei termini per 18 mesi, dopo la condanna di primo grado, e di ulteriori 18, dopo l’appello, l’attuale riforma risulta dannosa perché allunga a dismisura i tempi dei processi, rendendoli eterni».
Poi la stoccata decisiva: «Non vi è, da parte dei giudicanti, alcun interesse a celebrare nei giusti tempi il giudizio d’appello, dove vengono riformate metà delle sentenze, lasciando sulla graticola il cittadino imputato e le persone offese e violando il principio di ragionevole durata dei processi».
Per Oliverio è importante che le Camere penali abbiano scelto la Calabria – «una terra nella quale la ‘ndrangheta ha una presenza pervasiva» – per discutere di garanzie. «Può apparire paradossale, ma non lo è», spiega il presidente, secondo cui «la civiltà giuridica impone di non perdere mai la bussola delle garanzie, anche in una terra di mafia».
A parere del governatore oggi si assiste a una «deriva alimentata dall’arena mediatica, senza sedi di riflessione e confronto che riconducano con i piedi per terra, al di là delle suggestioni e delle spinte che fanno perdere la ragione». Il rischio, allora, è di determinare «la fine della democrazia, il buio».
Oliverio dice no «a derive populistiche che potrebbero infrangere questi valori». Questo non significa, tuttavia, «mortificare il contrasto alla criminalità, ma esaltarlo. Non si può affastellare tutto e tutti, serve invece la capacità di distinguere attraverso il recupero delle garanzie: è un punto di forza per rendere più efficace il contrasto alla criminalità».
Non tutti i gatti sono bigi, suggerisce il presidente della Calabria. E chissà che non abbia voluto mandare qualche messaggio personale.







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