Rifiuti, i lavoratori di Avr scioperano. Falcomatà pensa a una nuova in-house

Sciopero di 24 ore per i dipendenti che non percepiscono lo stipendio da mesi. Sullo sfondo, la battaglia tra Comune e azienda per il rinnovo della concessione

di Francesco Creazzo
REGGIO CALABRIA Inizia la battaglia per i rifiuti al comune di Reggio Calabria. Con la scadenza della concessione al colosso romano Avr alle porte (scadrà a novembre), i debiti accumulati da Palazzo San Giorgio – circa 14 milioni – nei confronti della società che si occupa della raccolta, le recenti dichiarazioni del sindaco Falcomatà sulla volontà di creare una società in-house per gestire il servizio, il clima è infuocato.
Prova ne sia lo sciopero che questa mattina è stato proclamato dai dipendenti di Avr, che soffrono consistenti ritardi nella percezione degli stipendi.
Tra Palazzo San Giorgio e i vertici dell’azienda romana. da mesi, non corre buon sangue: i due enti si rimpallano le responsabilità. Avr sostiene che il municipio reggino non provveda al pagamento dei canoni dovuti, Falcomatà e compagni sostengono di essere in regola. Fonti sindacali confermano però che il Comune ha effettivamente versato tutte le quote 2019: 2,2 milioni al mese così come prevede la convenzione. Di fatto, però, i lavoratori non percepiscono la retribuzione da due mesi (qualcuno anche da tre), non hanno ricevuto il pagamento del 730, la quota Tfr, il quinto dello stipendio.
Una situazione che ha convinto le maestranze di Avr a bloccare il servizio di raccolta e organizzare un sit-in davanti alla sede operativa dell’azienda, a Campo Calabro. «Senza onestà, rubate la nostra dignità» recitava il lungo striscione che i lavoratori hanno esposto stamane. E per i prossimi giorni, dopo la sospensione prevista dalla legge, è già programmato un altro blocco del servizio per altre 48 ore.
Ma la vera partita è quella che si gioca per il futuro della raccolta dei rifiuti solidi: l’equipe di Falcomatà punta a creare una società in-house e non rinnovare la convenzione – dai costi esosi – che la lega al colosso romano. Un’operazione, quella che prevede la creazione di una nuova realtà, che è però impossibile pensare di condurre in porto in meno di due mesi. Lo scenario più probabile, dunque, è una proroga della convenzione e, parallelamente, il lavoro dello staff di Palazzo San Giorgio per far nascere una società in-house.
In questa eventualità, però, i sindacati chiedono di essere invitati al tavolo delle trattative: «Abbiamo bisogno di concertazione – sostiene Francesco Callea della Fp Cgil – Conosciamo la situazione dei lavoratori, gli errori del passato e quelli del presente. Possiamo aiutare a costruire una realtà solida ed efficiente».
La preoccupazione principale delle organizzazioni dei lavoratori, naturalmente, è la salvaguardia dei livelli occupazionali: sono circa 270 i lavoratori ex Leonia coperti da clausola di salvaguardia, più altre 130 unità tra part time, amministrativi, contrattualizzati Ase e altri, che dovrebbero essere riassorbiti dalla futura – e fino ad oggi solo ipotetica – società di Palazzo San Giorgio. I loro stipendi costano circa 800mila euro al mese.
Un’equazione estremamente complessa, sulla quale si gioca il futuro di 400 famiglie, oltre all’agibilità ambientale di un’intera città. (redazione@corrierecal.it)







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