Corigliano Rossano, Dima a Stasi: «Non sembra consapevole dell’importanza della fusione»

L’ex deputato oggi in Fratelli d’Italia commenta i primi approcci della neonata amministrazione: «Dopo aver letto le linee programmatiche ho forti dubbi e molte incertezze»

CORIGLIANO ROSSANO Per un giudizio nel merito delle azioni amministrative è ancora troppo presto, ma probabilmente il sindaco di Corigliano Rossano «non è pienamente consapevole della rivoluzione culturale e sociale che sta guidando, la fusione più importante d’Italia».
Potrebbe riassumersi così il pensiero di Giovanni Dima dopo più di cento giorni di governo cittadino. Ex deputato, consigliere e assessore regionale, consigliere comunale di Corigliano, di Rossano e di Villapiana, si è distinto in questi anni per il supporto all’idea ed al processo di fusione tracciato dal Comitato delle 100 associazioni per la fusione, la “culla” del progetto e dove tutto è iniziato, anche col suo attuale partito di riferimento, Fratelli d’Italia.
Dima manifesta un sentimento coltivato da una parte della città. «Intanto – dice al Corriere della Calabria nel far trasparire le primissime sensazioni sull’amministrazione comunale – bisogna riconoscere senza alcun indugio che questo governo cittadino è il frutto e la conseguenza di un voto chiaro che non ha lasciato dubbi, in quanto il sindaco ha incassato un consenso ampio. Un giudizio politico-amministrativo – insiste da politico navigato – va rinviato ai prossimi mesi, lasso di tempo doveroso per capire meglio, comprendere qual è l’azione amministrativa che si delineerà».
L’ex deputato del Pdl afferma di aver letto le linee programmatiche che Flavio Stasi poterà in consiglio comunale il 14 ottobre ed alcuni punti lo lasciano basito, «con forti dubbi e molte incertezze».
«Ho “letto” in quel documento una sorta di tentativo di capovolgere alcuni principi sostanziali e fondamentali per la crescita del territorio, per la coesione fra le due ex città che vanno armonizzate sul piano sociale. Credo che Stasi – questo il nocciolo della questione secondo Dima, riferendosi alla volontà del sindaco di non voler dar corso ad un nuovo municipio “a metà strada” come previsto dalla legge regionale sulla fusione – stia mancando di consapevolezza piena di quanto è accaduto: abbiamo fuso due Comuni fra i più importanti della regione, andando a “fondare” la terza città della Calabria. Dopo secoli di coesistenza parallela, i due Comuni hanno immaginato di avviare un futuro comune in una logica unitaria e questo è un evento di assoluta valenza storica. Si tratta della più grande fusione in Italia ed in Europa e merita una certa considerazione».
Secondo Dima, insomma, il primo cittadino dovrebbe ascoltare prima di agire, proprio perché sta governando un processo storico «sul quale anche lo Stato sta mostrando attenzione». L’ex assessore regionale all’Agricoltura cita alcuni esempi di benefici della fusione che il governo centrale sta iniziando a considerare, fra i quali l’elevazione della sede Inps a rango provinciale, il riordino delle forze dell’ordine con le Compagnie dei carabinieri elevate a rango superiore, così come il Commissariato di Polizia. E tutto ciò «a dimostrazione di un dato oggettivo: l’essere diventati la terza città della regione, che di per sé favorisce inevitabilmente alcune azioni».
«Ho letto di eccessive critiche – spiega ancora Dima – sulla visita del presidente Inps: la sede locale non è stata certo elevata perché il presidente è un uomo di questo territorio, ma per i suoi “numeri” e gli abitanti di Corigliano Rossano». E poi non è solo pura manna dal cielo il collegamento con la Capitale ed il resto d’Italia grazie all’alta velocità: «V’è stato un impegno, anche economico per collegare Corigliano Rossano e la Sibaritide al mondo. Tutti questi elementi – evidenzia l’esponente del partito di Giorgia Meloni – rappresentano quella consapevolezza più ampia delle articolazioni dello Stato che dovranno sempre più prendere atto che qui insiste un comune così grande e significativo».
Le prossime sfide da vincere, per Giovanni Dima, sono quelle della rappresentanza. «A chi vuole candidarsi alle prossime elezioni regionali, mi permetto di consigliare la costruzione del consenso che non si basi solo sul locale, ma su scala provinciale. Non ho la sfera di cristallo in mano e non riesco a immaginare cosa potrà accadere nei prossimi mesi, ma con intelligenza dovremo concentrare gli sforzi e non dividerci, perché questo territorio merita una folta rappresentanza in consiglio regionale». E lui non giocherà alcun ruolo elettivo: «Non mi interessano perché sosterrò – conclude Dima – le candidature del mio partito». (lu.la)







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