M5S agitato tra disimpegno e “no” al Pd. «Ma alle Regionali ci saremo»

Voci di una rinuncia alla competizione smentite da Parentela: «Solo gossip, lavoriamo al programma». Da Granato (sulla stessa linea di Di Maio) un altro no ai dem: «L’alleanza non è nei nostri programmi»

CATANZARO «La mia opinione è che l’alleanza con il Pd non è nei nostri programmi e quindi non puntiamo su questa linea». Lo ha detto la senatrice del Movimento 5 Stelle, Bianca Laura Granato, parlando con i giornalisti a margine di un’iniziativa a Catanzaro, con riferimento alle elezioni regionali in Calabria. «Noi davvero – ha aggiunto Granato – vogliamo dare un vero segnale di cambiamento e una concreta possibilità di cambiamento alla Calabria: o rappresentiamo quello per cui siamo nati o non ha senso nemmeno il nostro essere in politica». Rispondendo a una domanda sul possibile candidato del M5S alle Regionali, Granato ha osservato: «Al momento stiamo valutando alcune possibilità, non sono tantissime, però stiamo cercando profili vicini al nostro sentire e alla nostra identità, perché abbiamo bisogno di un soggetto che – ha concluso la parlamentare del Movimento 5 Stelle – possa rappresentare in toto la nostra identità anche etica». La posizione di Granato sgombra il campo dalle voci che si erano andate rincorrendo in mattinata e che ipotizzavano un disimpegno del M5S rispetto all’appuntamento regionale. 
Conferma l’impegno e il confronto in corso anche Paolo Parentela, che si sobbarca il compito di fissare i punti del programma e, nei giorni scorsi, aveva aperto a un dialogo con il Partito democratico che superasse veti preconcetti.
«Per le Regionali calabresi il Movimento 5 Stelle ha avviato un confronto interno alla deputazione del territorio e sta lavorando alla stesura del programma aprendo a tutti i contributi, dagli attivisti alle varie espressioni della società civile. È dunque infondato che vorremmo rinunciare a presentare nostre liste», dice parentela. «Al netto di ipotesi e gossip politici – prosegue –, stiamo invece impegnandoci, e senza fermarci, per costruire un progetto politico fondato su precisi punti di programma, che stiamo definendo in condivisione tenendo conto delle priorità: legalità, sanità ambiente, agricoltura, trasporti, turismo e innovazione. Inoltre stiamo valutando i migliori profili della Calabria onesta per offrire ai calabresi, prima del voto del prossimo 26 gennaio, l’indicazione della squadra di governo che affiancherà il nostro candidato presidente». Il coordinatore parla di progetto politico e di candidato presidente del Movimento ma, di fatto, non esclude alcuno sbocco per il percorso intrapreso confermando la linea iniziale: non si tratta di un “no” o un “sì” al Pd ma di capire con quale Pd si tratta e, soprattutto, di valutare l’eventuale condivisione su un programma che sia di rinnovamento radicale. Una disposizione di base che, al momento, sembra diversa dall’atteggiamento di Luigi Di Maio: «Nella prossima settimana avrò riunioni con i gruppi della Calabria ed Emilia. Oggi nel Movimento non c’è un consenso per fare alleanze con il Pd. A livello nazionale non è un’alleanza ma un governo che mette insieme i voti perché non abbiamo raggiunto il 51% dei consensi».

TONINELLI: «UN ERRORE NON CANDIDARSI» «Come sapete tra poche settimane si voterà in Emilia e in Calabria. Il risultato di quello che è stato impropriamente definito “esperimento Umbria” col patto civico, ma che in realtà era un’alleanza col Pd su un nome civico, ha portato alcuni del M5S a ragionare di non candidarsi neppure. Nonostante in quei territori ci siano tante persone per bene che sotto quel sogno chiamato M5S hanno messo impegno e dedizione. Nonostante risultati straordinari già conseguiti: per esempio il salvataggio e il rilancio del porto di Gioia Tauro, vero polmone economico dell’intera Calabria». Anche Toninelli dice no all’eventualità del disimpegno dalle Regionali. Lo scrive in un post su facebook: «Ma quali sarebbero le ragioni di questo ritiro dal campo, senza neppure giocare la partita? Il consenso, appunto, o meglio la sua perdita. Quella roba che vi ho descritto sopra. Cioè l’effimera sensazione di vicinanza a un partito che i cittadini hanno, a volte, dopo il filtro dei media di Sistema. Il M5S è un progetto politico fatto di cittadini che hanno deciso di alzare la testa e cambiare le cose in prima persona e attraverso l’intelligenza collettiva. Anche uno solo di questi cittadini, capaci e volitivi, può fare la rivoluzione e determinare il cambiamento. Perché da noi gli eletti sono chiamati portavoce, cioè sono coloro che portano dentro le istituzioni le voci di chi sta fuori. Ebbene, siccome noi siamo il M5S, a me pare tanto che non candidarsi sia l’esatto opposto di quel “non mollare mai” che da sempre ci ispira. Una scelta che sembra voler servire solo a non incolpare qualcuno in particolare, Luigi (Di Maio, ndr) in primis, per l’ennesima sconfitta. Ma nessuno si deve sentire l’unico o il principale colpevole. Per il semplice fatto che nel M5S all’io egocentrico si contrappone il noi condiviso. Quindi tutti responsabili, ma mai rinunciatari», scrive Toninelli. «Non candidarsi significherebbe lasciare un vuoto di speranza e piegarsi a quella narrazione di Sistema già pronta a titolare “ennesima sconfitta”», attacca.







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