Il caso dei tirocinanti a Striscia. Robbe: «Ora interventi per il reinserimento lavorativo»

Il tg di Mediaset rilancia il caso dei lavoratori «senza contratto e senza diritti». L’assessore al Lavoro ripercorre gli impegni e le scelte della giunta regionale. «Ma non ci sono tirocinanti regionali da otto anni»

CATANZARO Utilizzati con ruoli anche di responsabilità in enti locali e in uffici pubblici, con mansioni sovrapponibili a quelle dei colleghi assunti a tempo indeterminato. La realtà dei tirocinanti appare nelle cronache calabresi da anni. Se n’è occupata nei giorni scorsi anche Striscia la Notizia, tg alternativo di Mediaset.
L’inviata Erica Cunsolo (“Erika senza K”) è stata nei giorni scorsi a Catanzaro a raccogliere testimonianze di alcuni dei tirocinanti che, rinnovo dopo rinnovo, con un modesto rimborso spese di 500 euro e senza essere contrattualizzati, prestano in alcuni casi servizio da diversi anni. Davanti alle telecamere di “Striscia”, con voce camuffata, hanno dichiarato di ricoprire mansioni che avrebbero dovuto essere o che vengono ricoperte da dipendenti regolarmente assunti. «Il nostro – dicono – è un vero lavoro, mascherato da tirocinio, a costo zero. Quindi: nessun contratto, cioè nessun diritto e tanti doveri. Un tirocinante guadagna 500 euro. Ci facciamo un “mazzo” così perché il personale non c’è. In Calabria, in una Dda noi siamo gli operatori, quelli che manovrano le carte».
«Io non conosco tirocini che sono durati otto anni», risponde l’assessore al Lavoro e al Welfare Angela Robbe. E Striscia propone un montaggio che sembra smentirla.

ROBBE: «NON CI SONO TIROCINI REGIONALI AVVIATI DA OTTO ANNI» A stretto giro, però, arriva la risposta dell’assessore al Lavoro. «Ritengo doveroso – scrive –, dopo la puntata di Striscia la notizia, precisare alcuni passaggi riguardanti i cosiddetti “tirocinanti” che non si evincono dallo stralcio di intervista mandata in onda, probabilmente di non facile comprensione per quanti non ne conoscano la storia. È altrettanto doveroso esprimere alcune considerazioni in ordine alle possibilità di dare una prospettiva credibile a queste persone. Nel 2008 viene attivata, prevalentemente per le imprese del tessile dell’alto cosentino, la cassa integrazione, misura di politica passiva a cui potevano accedere lavoratori che venissero da imprese per cui era prevista la cassa integrazione. Nel 2009, a seguito di una importante crisi di alcuni call center in Calabria, i sindacati riuscirono ad ottenere la cassa integrazione in deroga che estese i benefici della cassa integrazione anche a lavoratori provenienti da imprese per cui non era contemplata la Cassa integrazione. Acquisirono allora titolo a percepire il beneficio un numero elevato di soggetti, beneficio che veniva attribuito a seguito di iscrizione di liste tenute dai Centri per l’impiego, allora gestiti dalle Province. In quella fase ci fu un massiccio aumento di percettori di mobilità in deroga a cui fu assegnata una “dote” che veniva erogata loro mediante l’Inps».
«Nel 2010 – continua Robbe – per i percettori di mobilità furono previsti corsi di formazione o una “una tantum” in denaro per fuoriuscire dal bacino dei percettori avviando una attività propria. Fino al 2016 i percettori di mobilità in deroga, con risorse prevalentemente statali, hanno percepito un beneficio economico di 250 euro in cambio di lavori di pubblica utilità presso diversi enti. Con il superamento degli ammortizzatori sociali e delle politiche passive, sancito dalla Legge 92 del 2012 e la soppressione dell’indennità di mobilità a partire dal 2017, i percettori di mobilità in deroga in Calabria si ritrovano nella difficile condizione definire le risorse residue della “dote” a cui avevano ancora diritto in misura decrescente per come previsto dalle nuove norme, quindi si ritrovano a dover quantificare anche la durata residua del trattamento. Gli effettivi soggetti ancora inclusi negli elenchi dei percettori di mobilità in deroga».
«Per conoscere l’elenco degli aventi diritto, che nel corso degli anni sono cambiati a seguito di rinunce, fuoriuscite, perdita del diritto, esaurimento del periodo e monitorare la spesa anche per definire eventuali interventi, l’Inps con le Regioni interessate avvia una ricognizione della banca dati dei percettori di mobilità in deroga. Pur non conoscendo ancora gli esiti del monitoraggio e l’entità delle risorse disponibili presso l’Inps per gli ex percettori di mobilità in deroga calabresi, nel 2017 a fronte della riduzione dell’intervento statale la Regione avvia i cosiddetti “tirocini” siglando le convenzioni con i soggetti presso cui prioritariamente avevano svolto le attività di pubblica utilità gli ex percettori di mobilità in deroga, vale a dire Enti Locali, Miur, Mibac e Ministero della Giustizia. Dunque non ci sono tirocini a titolarità regionali avviati da otto anni».
«Quando nel 2018 mi sono insediata – continua Robbe – la banca dati non era ancora stata completata e, consapevole della necessità di conoscere le risorse residue e il numero reale di soggetti ancora identificabili come beneficiari, ho spinto per accelerare il completamento della ricognizione della banca dati e comunque, pur non conoscendo ancora gli esiti della ricognizione, la Giunta Regionale ha stanziato 20 milioni di euro al fine di avviare un nuovo ciclo di politiche a cui potessero partecipare i soggetti che ancora facevano parte degli ex percettori di mobilità in deroga. A maggio scorso la ricognizione della banca dati per la Calabria è stata completata, le risorse residue destinate agli ex percettori di mobilità in deroga ammontava a circa sette milioni di euro, sono stati circoscritti i soggetti che hanno ancora lo status di ex percettori di mobilità che risultano ormai aver esaurito la durata e le risorse ad essi destinate dal fondo nazionale».
«Le risorse residue presso l’INPS destinate agli ex percettori di mobilità in deroga naturalmente non consentivano di realizzare altre attività di politiche attive per tutti gli ex percettori censiti, il cui costo complessivo annuo, se facciamo riferimento alle 500 euro mensili pro capite previste dalle norme regionali di recepimento delle linee guida nazionali, si aggira intorno ai 28 milioni – osserva ancora l’assessore –. In virtù delle convenzioni sottoscritte con MIUR, MIBAC e Ministero della Giustizia abbiamo potuto replicare la misura del tirocinio per un’altra annualità che è ancora in corso, mentre per gli ex percettori ospitati dagli enti locali, che avevano condizioni e numeri differenti dai primi, nel 2019, non potendo replicare i tirocini, per come prescritto dalle norme comunitarie e nazionali recepite dalla Regione, abbiamo attivato una diversa forma: i Tirocini di Inclusione Sociale, espressamente previsti per le categorie più svantaggiate tra cui di diritto rientrano disoccupati di lunga durata. Oggi finalmente possiamo dire di conoscere con esattezza il numero ed i nominativi degli ex percettori di mobilità in deroga grazie al lavoro di ricognizione della banca dati e, grazie al lavoro comune con INPS e all’internalizzazione dei Centri per l’Impiego, abbiamo cristallizzato gli aventi diritto, il cui numero negli anni passati è variato anche immotivatamente. A partire da questi dati e dalla consapevolezza, su cui concordo assolutamente, che non si possono ripetere all’infinito e ad libitum politiche attive, ritengo che il Governo, la Regione e gli Enti utilizzatori – che ritengano necessario implementare l’organico – debbano incontrarsi per programmare interventi finalizzati al reinserimento lavorativo di queste persone guardando alle esigenze dei territori. In questo senso i sindacati hanno avanzato alcune interessanti proposte che, guardando alle esigenze del territorio calabrese, possono rispondere oltre che ad accrescere benessere collettivo e sicurezza, anche alle esigenze di lavoro tanto forti in Calabria. Tutto ciò è stato fatto per i Tirocinanti a cui è stata data attenzione e ancora ne va prestata. Tuttavia non possiamo dimenticare che in Calabria, oltre ai precari, oltre ai tirocinanti, per i quali sono state intraprese diverse iniziative, ci sono disoccupati ed inoccupati, padri e madri di famiglia, giovani e donne, verso i quali abbiamo pari doveri, che hanno pari diritti esigibili e pari necessità di usufruire delle risorse e delle politiche destinate alla lotta alla disoccupazione e al precariato. Anche a questi le Istituzioni e la politica deve dedicare attenzione, anche per loro vanno mettere in campo, guardando alle opportunità di sviluppo ed alle forze produttive presenti, non solo a chi grida di più».







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