Guerriero dopo “Non è L’Arena”: «Difendiamo la Calabria e la buona politica, che esiste»

Il candidato alle regionali nella lista del Pd. «La Calabria, fatta prevalentemente da amministratori seri e capaci, può solo mostrarsi indignata dal vile attacco mediatico fatto da un imbonitore in cerca di facile successo»

CATANZARO «Televisione da basso avanspettacolo, altro che giornalismo. In crisi di argomenti da approfondire e di personaggi capaci di dare un esempio positivo all’Italia, continua a riempire le sue serate con nudi (fisici) ed oscenità (intellettuali) sul triste filone antimeridionale che appartiene non più alla sola Lega ma a cui attingono abbondantemente un più ampio panorama politico e pseudo culturale che coinvolge oramai l’intero Paese. Oscenità condite da un acceso anti meridionalismo a cui la televisione ci ha abituato, e che da oggi invece ci deve indignare». E’ quanto afferma Fabio Guerriero, candidato al consiglio regionale nella lista del Partito democratico, a sostegno di Pippo Callipo Presidente. «L’ospitata di un imprenditore vessato dalla ‘ndrangheta e ignorato per troppo tempo dallo Stato è divenuta la cornice in cui costruire una trasmissione a senso unico: il messaggio che, dolosamente doveva passare è che in Calabria tutto è marcio – afferma Guerriero -. La ricorrente definizione che chi raccoglie consensi lo fa solo con strumenti illeciti è una visione forzatamente distorta della realtà, certamente utile a riempiere di contenuti (fasulli) una trasmissione vuota e superficiale ma che lascia un’onta indelebile sui tanti bravissimi amministratori pubblici che ogni giorno si impegnano in maniera concreta a favore delle proprie comunità. Sfidando le pastoie burocratiche, le casse vuote, i fondi che non ci sono, perché i trasferimenti statali continuano ad essere ridotti, le richieste legittime dei cittadini che non riescono a pagare le tasse perché non hanno un lavoro, ai servizi ordinari che non si riescono a garantire». Il candidato del Pd alle elezioni regionali calabresi, si sofferma anche sulla vicenda relativa alla “rimborsopoli” catanzarese. «Anche la vicenda relativa agli avvisi di garanzia di cui sono stati destinatari i consiglieri comunali di Catanzaro in questa “aula giudiziaria” che è diventata L’Arena di Giletti è stata trattata avendo già predeterminato responsabilità e pene – dice ancora Guerriero -. Problemi di natura amministrativa, che certamente vedranno la quasi totalità dei consiglieri comunali non arrivare nemmeno in sede di richiesta di rinvio a giudizio, sono stati con troppa facilità accomunati ad attività riconducibile alla criminalità organizzata. Io respingo con forza al mittente la rappresentazione che egli fornisce, fasulla e colpevole, di un intero sistema corrotto comprendendo solo ora le ragioni perché taluni giornalisti (sic!), lo stesso che nel 2004 riscosse un cospicuo compenso dalla Regione Calabria, non calcano più i palcoscenici delle televisioni di Stato. I tribunali di piazza, come quello visto ieri, appartengono ad un triste passato della nostra storia che credevo non potesse tornare – conclude Guerriero -. La Calabria, fatta prevalentemente da amministratori seri e capaci, può solo mostrarsi indignata dal vile attacco mediatico fatto da un imbonitore in cerca di facile successo che facendo di tutta l’erba un fascio e assecondando il populismo assetato di colpevoli finisce per accostare la ndrangheta alla politica, ignorando la storia fatta di uomini e donne che quotidianamente con le proprie azioni all’insegna della legalità e della trasparenza combattono mafia, corruzione e malaffare rimettendoci in prima persona. Davanti a questa situazione la politica, con la P maiuscola, deve ergersi coesa senza distinzione alcuna ad argine della legalità ma anche a difesa della verità».







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