Crisi call center e ospedale: Lamezia «rischia di sprofondare» – VIDEO

Circa 650 lavoratori dell’Abramo Customer Care di Lamezia potrebbero essere trasferiti nelle sedi di Catanzaro e Settingiano mentre il “Giovanni Paolo II” rischia la chiusura definitiva. La situazione di una città «sull’orlo del precipizio» che preoccupa il sindaco Paolo Mascaro

di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME Sottrarre forza lavoro ad un territorio è un po’ come allontanare il futuro di una comunità. E quello di Lamezia Terme è «un territorio che rischia di morire». Nelle parole del neo eletto sindaco di Lamezia, Paolo Mascaro, si riflette l’attuale situazione che riguarda l’intero territorio. Un’emergenza dopo l’altra e che oscurano non solo il presente ma soprattutto la visione futura della città che si ritrova all’alba di questo 2020 con una serie di nodi da sciogliere. L’ultimo – ma solo in ordine di tempo – è legato al futuro occupazionale di circa 650 dipendenti dell’Abramo Customer Care della sede che ricade nel sito della fondazione Terina. Come avevamo già scritto alcuni giorni (leggi qui) le intenzioni dell’azienda (per motivi economici) è quella di “spostare” letteralmente i lavoratori nelle sedi di Catanzaro e Settingiano, con inevitabili ripercussioni economiche che ricadrebbero in questo caso sui 650 addetti del call center.
I SINDACATI Una possibilità che preoccupa i sindacati, certo, ma che non lascia indifferente neanche il sindaco di Lamezia, Paolo Mascaro: «È una vicenda di inaudita gravità – racconta ai microfoni del Corriere della Calabria – ed è chiaro che come territorio lametino sarebbe una gravissima perdita sotto il profilo occupazionale e per questo abbiamo aderito all’incontro sollecitato da Cgil, Cisl e Uil per confrontarci anche con il presidente della fondazione Terina». Nella sala “Napolitano” del Comune lametino, dunque, si è discusso, e tanto. La speranza dei sindacati, però, è che presto si trovi una soluzione concreta: «Quello di oggi è solo un primo incontro – dice Alberto Ligato della SLC Cgil Calabria – le istituzioni devono essere dalla nostra parte. I lavoratori non possono subire quelli che secondo noi potrebbero essere dei licenziamenti mascherati». Andrea Ranieri della Uilcom Calabria propone delle soluzioni: «L’adeguamento dei locali (in particolare il tetto dell’edificio) siano a carico delle istituzioni per consentire all’Abramo Customer Care di risparmiare e mantenere operativo il sito lametino». All’incontro erano stati invitati anche i rappresentanti dell’azienda e del presidente della Provincia di Catanzaro, Sergio Abramo, che ha declinato l’invito per ovvie ragioni. Ma anche i candidati presidente della Regione Calabria alle ormai imminenti elezioni regionali ma nessuno di loro era presente. «Questa è la solita nota dolente – dice ai nostri microfoni Francesco Canino della Fistel Cisl Calabria – ci dispiace che non abbiano sentito l’esigenza di partecipare e di ascoltare le ragioni di questi lavoratori. Che nessuno abbia trovato un po’ di tempo è ingiusto».
SULL’ORLO DEL PRECIPIZIO E tra i nodi da sciogliere per la città di Lamezia, c’è poi quello della sanità. Solo alcuni giorni fa una piccola manifestazione e l’incontro con il direttore sanitario dell’ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia, Antonio Gallucci, è servita a fare il punto sull’attuale situazione del presidio dopo la chiusura dell’ambulatorio di ginecologia. Poco o nulla cambierà nell’immediato con la sensazione che tutto sarà rimandato a data indefinita e comunque sempre dopo l’elezione del nuovo presidente della Regione Calabria. «La politica lametina – dice ancora il sindaco Mascaro – e tutti coloro che appartengono a questa comunità facciano quadrato, senza divisioni, per un territorio che deve crescere. Oggi Lamezia è sull’orlo di un precipizio e decrescere significherebbe sprofondare».
IL FUTURO Dall’appello del sindaco lametino fino al futuro della Regione Calabria, terra in cui sono imminenti le elezioni regionali. Dalle urne il prossimo 26 gennaio uscirà il nome del nuovo presidente che dovrà farsi carico anche di queste problematiche e gettare un po’ di luce su quella che è ancora una delle città (la quarta) più importanti della Calabria.







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