Sanità, Robbe: «L’affiancamento ad altre regioni mortifica le nostre professionalità»

La candidata a consigliere regionale del Partito democratico propone una riflessione seria dopo dieci anni di commissariamento senza risultato, per migliorare il sistema sanitario e per definire: «Misure ad hoc per integrare servizi sanitari e sociali»

CATANZARO «Sanità e servizi sociali sono due facce della stessa medaglia. Se non facciamo funzionare bene l’una ne risente pesantemente anche l’altra sia in termini di costi sia in termini di mancanza di garanzie per i cittadini». Lo afferma Angela Robbe candidata consigliere regionale del Partito democratico, Circoscrizione Centro. «Per questo sono convinta che – aggiunge – sebbene non sia possibile l’integrazione di risorse tra il settore sociale e quello sanitario (a causa del Piano di rientro che ne fa divieto) si possono avviare misure specifiche che potrebbero portare benefici ad entrambi i settori. Tutelando soprattutto il diritto dei calabresi a vedersi riconosciuti servizi socio-sanitari migliori». Secondo la Robbe, «nella sanità il problema non sono le competenze dei medici – vista l’altissima qualità delle loro professionalità – ma l’organizzazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali. Sono questi limiti che rendono spesso difficoltoso il buon funzionamento dei servizi ai cittadini».
«Sono, infatti, soprattutto i calabresi – aggiunge l’esponente dem – a subire pesantemente gli effetti di questa cattiva amministrazione. Sono loro a vivere sulla propria pelle la scarsa capacità di organizzare bene le prestazioni socio-sanitarie sui territori. Limiti che derivano anche ad esempio dalla mancanza di controllo sugli acquisti di farmaci, para farmaci, prodotti medicali e paramedicali e servizi rispetto a cui ci sarebbe bisogno esclusivamente di una gestione maggiormente oculata».
«Per affrontare i problemi della sanità calabrese – conclude Robbe – la soluzione non può consistere in un affiancamento a soggetti e strutture che hanno tutto l’interesse a mantenere scarsa in Calabria la qualità dei servizi. Non si può affidare la sanità della Calabria a regioni che sottraggono risorse enormi grazie alla mobilità sanitaria ,essendoci un evidente conflitto d’interesse. Credo infatti che assegnare ad esempio al Veneto (regione verso la quale si registra una forte mobilità di pazienti calabresi) un ruolo “guida” non possa che penalizzare ulteriormente la qualità del sistema sanitario regionale e mortificare oltremodo le elevate professionalità presenti sul territorio e che quotidianamente garantiscono comunque un servizio ai cittadini».







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