Pecoraro Scanio: «Le intelligenze calabresi per valorizzare agricoltura e turismo»

L’ex ministro parla, in un’intervista esclusiva con il Corriere della Calabria, dei due settori nevralgici per il futuro economico della regione: «La Calabria è una regione ricca di creatività, ma ha bisogno delle risorse per esprimerla». Sulle elezioni: «Banco di prova interessante per testare le tendenze dell’elettorato. Chiunque vinca si ricordi che l’ambiente è anche economia»

di Francesco Donnici
LAMEZIA TERME Agricoltura e Turismo sono stati a più riprese richiamati come settori «strategici» per l’economia ed il futuro della Calabria. Settori che hanno una matrice trasversale e «non possono essere relegati a logiche di parte». Ne abbiamo discusso con Alfonso Pecoraro Scanio che proprio del turismo sostenibile e dell’ambiente oggi ha fatto le ragioni del suo impegno politico e sociale, oltre che materie di insegnamento. L’ex ministro alle politiche agricole e forestali nel secondo Governo Amato e all’ambiente nel secondo Governo Prodi ci dà il suo punto di vista su una Calabria ricca di risorse ancora da scoprire e valorizzare.

In molti sostengono che quello del 26 gennaio in Calabria ed Emilia Romagna sarà un “election day” dal quale potrebbero dipendere le sorti del Governo nazionale. È d’accordo?
«Tutti i voti, siano essi delle elezioni regionali o dei grandi Comuni, hanno una qualche influenza sulla tenuta governativa. Più esattamente, possono servire a tastare l’opinione dei cittadini, soprattutto in un momento delicato come questo. Non credo però possano determinare la caduta di un Governo nazionale e penso, anzi, che la vera tornata elettorale dove il Governo si giocherà tutto sarà quella del prossimo giugno. Per fare un esempio, in Germania Angela Merkel ha perso in molti lander, ma non per questo si è dimessa».

A detta di molti la partita vera si gioca in Emilia Romagna, mentre la Calabria, dove l’esito appare quasi scontato, – è stato detto – «non interessa a nessuno». Perché?
«L’Emilia Romagna, soprattutto, è stata caricata di un grande significato, mentre la Calabria viene sempre considerata di meno perché coperta da un’aura di rassegnazione. Invece trovo sia un banco di prova interessante date le tendenze storiche. In generale, infatti, la tendenza dei cittadini non è più quella di votare le singole liste o i partiti, ma i candidati presidenti. La Calabria permane invece una regione dove il voto di preferenza è molto forte. Questa elezione servirà a capire se anche in Calabria sta mutando l’atteggiamento dell’elettorato – in questo senso vedo buone possibilità per Callipo – oppure se i voti di preferenza continueranno ad andare per la maggiore favorendo il centrodestra che schiera più liste».

Salvini si è già portato avanti per battere cassa in caso di vittoria ed ha “prenotato” l’assessorato all’agricoltura, seppure la candidata abbia rinviato qualsiasi discorso a riguardo. Agricoltura e Turismo, in effetti, in Regione sono considerati dei settori “strategici” e non a caso Mario Oliverio ha trattenuto a sé le deleghe. Di converso, lo storico della Lega racconta di «task force» che dal Nord vengono affiancate ai governi locali. Non aver avuto, negli ultimi 5 anni, un assessore dedicato all’agricoltura e al turismo può essere stata una grave mancanza?
«Ritengo – e la mia esperienza di Governo lo dimostra – che questi settori debbano avere un referente diretto. L’assessorato all’Agricoltura deve avere un responsabile a meno che il presidente di Regione non abbia una tale competenza e iniziativa che possa poi tradursi in un rilancio del settore. Non so se è stato questo il caso. Il centrodestra ha dimostrato una buona capacità nell’aggregarsi e vincere le elezioni, ma se guardiamo alle esperienze di Sardegna e Basilicata non troveremo affatto una visibile attività di buon governo, ma anzi molte divisioni e difficoltà di raccordo. Avere tante liste determina poi una progressiva difficoltà a governare. A prescindere, non trovo che un “tutor” – tranne che non sia un genio – o una “task force” da fuori siano una buona soluzione. Mi sembra assurdo, ma possono sempre esserci delle eccezioni. La Calabria deve essere messa in condizione di poter esprimere le proprie competenze, capacità e intelligenze che ci sono e si vedono. La via maestra è attingere alle intelligenze dei nostri territori».

E in quale chiave si può promuovere lo sviluppo di Agricoltura e Turismo in una regione come la Calabria?
«A questi aggiungerei anche l’innovazione e l’ e-commerce. Soprattutto in zone con difficoltà infrastrutturali, questi settori sono di grande aiuto perché favoriscono l’approdo ai mercati mondiali. Ci sono molti esempi di aziende che sono riuscite ad aprirsi ad una certa elite culturale proponendo delle offerte turistiche importanti. Faccio l’esempio del Comune di Grottole, in Basilicata, dove grazie alla piattaforma Air B&B è stato condotto un esperimento di “turismo esperienziale”. Agli ospiti sono stati offerti dei pacchetti per trascorrere la loro vacanza a fare la pasta o comunque venire a contatto con le tradizioni locali. L’iniziativa ha avuto qualcosa come 200mila richieste in pochi giorni. Credo che il Sud più di altri luoghi, abbia bellezze e biodiversità che in molti sarebbero interessati a conoscere».

E tuttavia, la Regione si era mossa già tempo nella direzione del turismo sostenibile e responsabile con l’emanazione della legge regionale n.8 del 2009 ispirata al “modello Riace”. Legge rimasta lettera morta. Lei, che oggi insegna turismo sostenibile, cosa pensa a riguardo? Perché processi come questo finiscono per arenarsi?
«Il Turismo sostenibile ha un grande valore perché, oggi, chiacchiere a parte, il grosso dell’incoming lo facciamo coi paesi che hanno attenzione alla sostenibilità e all’ambiente. Inoltre, ha una ricaduta positiva di per sé e sui cittadini perché rende i luoghi e i servizi più gradevoli per le persone che ne usufruiscono abitualmente. Se io metto delle bici in un hotel faccio una cosa gradevole a tutti. Eco-turismo, più in generale, significa miglioramento delle condizioni di vita sul territorio. Esperienze come quella di Riace sono importanti per la valorizzazione delle risorse e delle economie locali. Ad esempio, all’Università di Bologna ho spiegato che se oggi in Emilia-Romagna non venisse valorizzata ed utilizzata la capacità artigianale delle comunità Sikh non avremmo più il Parmigiano Reggiano. Quando diciamo accoglienza non è solo in termini di essere generosi, ma anche di utilizzare le grandi capacità agricole, artigianali o di altro tipo delle persone che arrivano sul nostro territorio. Il Sud ha una grande capacità creativa e gli servono risorse per esprimerla».

In Calabria come in tutta Italia si è alzata l’onda “verde” degli attivisti del “Friday for Future”. Tuttavia, quello della sensibilizzazione al tema ambientale, è un percorso che richiede tempo e la dispersione giovanile oltre che la poca attenzione della politica al tema – la campagna elettorale lo dimostra – rischia di bloccare questo percorso di crescita.
«C’è da fare una premessa: tutto il Sud del mondo risente di una scarsa attenzione al tema ambientale. I Verdi mancano in molte nazioni del Sud Europa. Bisogna far passare il messaggio che l’ambiente dà lavoro, crea situazioni, non è solo la tutela di un diritto fondamentale, ma oggi è una grande opportunità e potenzialità. L’ecologia è economia. Questo deve saperlo la politica. Questo può aiutare a trattenere i giovani sul territorio.

Cosa proporre dunque ai candidati da mettere in agenda subito dopo le elezioni?
«Considero questi settori importanti al di là del colore politico quindi mi auguro che chiunque vincerà sappia dedicarvi il giusto riguardo con un occhio attento alle bellezze ed alle esperienze positive che sono già presenti sul territorio. Proprio in Calabria mi è stato possibile portare avanti una serie di campagne, da “Calabria Slowturism” a quella rivolta alla riduzione dell’uso delle plastiche. Una che mi sta particolarmente a cuore e “No Fake Food” sul cibo di qualità per il quale questa regione è importante. E per questo va promosso e tutelato. Sono tutte campagne sulla nostra identità che mirano a promuovere quanti, singoli o gruppi, soprattutto giovani che portano avanti progetti ambiziosi e innovativi. Non a caso fui tra i promotori di “Campagna Amica”, nata dopo la riforma del 2001 che ha segnato un impegno stabile, anche in questa regione, che dura ormai da quasi vent’anni». (redazione@corrierecal.it)





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