Crotone, continua la «strana chiusura» di Medicina nucleare

Raccolte oltre 1.750 firme per chiedere l’immediata riapertura del reparto. «Non tutti i pazienti hanno i soldi per viaggiare o rivolgersi alle strutture private a pagamento»

di Gaetano Megna
CROTONE
Manca la certezza sull’apertura del reparto di medicina nucleare all’ospedale di Crotone e i pazienti raccolgono le firme. Promotrice dell’iniziativa Sandra Crucitti, paziente oncologica, che è riuscita a coinvolgere un gruppo di malati che utilizzavano le strutture sanitarie di Crotone e insieme, nel giro di qualche settimana, hanno raccolto oltre 1.750 firme per chiedere l’immediata riapertura del reparto. Il reparto è stato chiuso lo scorso mese di giugno per questioni di sicurezza. Nella conferenza stampa l’allora direttore generale facenti funzioni dell’Asp pitagorica, Maria Bernardi, ha detto che il reparto si fermava temporaneamente perché era pericoloso per la salute di chi lo frequentava. Pericoloso soprattutto per gli operatori, che venivano a contatto con i pazienti a cui veniva iniettato il liquido radioattivo per effettuare la scintigrafia. Nel reparto la sala “calda” e quella “fredda” coincidevano e, quindi, i pazienti trattati con le sostanze radioattive diventavano potenzialmente pericolosi per gli altri frequentatori della struttura.
«La cosa strana – sottolinea Crucitti – è che il reparto ha funzionato per anni ed è stato chiuso solo dopo che è andato in pensione il primario». «Una strana coincidenza», sottolinea ancora la professionista che ha deciso di intraprendere questa battaglia. Non riesce ad accettare l’idea della chiusura «perché il reparto funzionava bene, grazie anche all’efficienza del personale medico e paramedico».
Da quando è chiuso il reparto, molti malati che presentano patologie oncologiche, cardiache, renali e altro devono fare riferimento alle strutture che operano negli ospedali di Catanzaro e Cosenza oppure devono rivolgersi alle strutture private non convenzionate. Crucitti ci tiene a evidenziare che «non tutti i pazienti hanno i soldi per viaggiare o rivolgersi alle strutture private a pagamento». A Crotone, secondo i dati in possesso della Crucitti, vi sono circa 1.000 accessi all’anno al solo reparto di oncologia . Chi ha la possibilità, quindi, si reca presso le strutture pubbliche di Catanzaro o Cosenza e alcune volte succede che anche presso queste strutture le macchine vanno in tilt. «A me – ha continuato a dire Crucitti – è capitato che avevo prenotato di fare il follow-up di controllo a Catanzaro e l’appuntamento era stato fissato lo scorso mese di novembre, ma sono stata chiamata e mi è stato comunicato l’annullamento della prenotazione perché la macchina aveva bisogno di una messa a punto».
La paziente avrebbe dovuto rifare la prenotazione e ha deciso di «protestare e non farla». La chiusura del reparto di medicina nucleare all’ospedale pitagorico doveva durare poco, ma così non è stato. Il progetto definitivo è stato approvato e quello esecutivo è fermo perché non è arrivato il via libera da parte di una apposita commissione che opera all’Asp di Catanzaro. Era stato garantito che la commissione si sarebbe espressa entro la fine di questo mese, ma nessuno sa come stanno le cose. Quando la commissione darà l’ok bisognerà redigere il progetto definitivo e ultimato quest’ultimo si potrà procedere con la gara di appalto. Se tutto va bene ci vorranno ancora sei o sette mesi e i malati di Crotone dovranno continuare a sopportare disagi enormi e mettere mano al portafoglio per garantirsi il diritto alla salute. (redazione@corrierecal.it)







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