Siti da bonificare e morti sospette da inquinamento nell’interrogazione parlamentare del M5s

I senatori scrivono al ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Tre i rapporti che corredano la richiesta, nei quali finiscono i dati dei decessi tumorali legati alle condizioni della salubrità dei luoghi. Ci sono le aree calabresi da rimettere in sicurezza

ROMA L’incidenza tumorale, la morte conseguente e la relazione con i siti contaminati da inquinamento. Questo è finito sulla scrivania di Sergio Costa, ministro della salute e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, in una interrogazione firmata dai pentastellati Margherita Corrado, Bianca Laura Granato, Luisa Angrisani, Iunio Valerio Romano, Giuseppe Pisani, Antonella Campagna, Vincenzo Presutto, Gianni Marilotti, Danila De Lucia, Fabrizio Trentacoste, Emma Pavanelli. I senatori del Movimento 5 stelle, vogliono sapere le azioni promosse dai ministeri, così come quelle della regione Calabria, per intervenire sui siti indicati nell’interrogazione.«Il rapporto Istisan 16/9, “Studio epidemiologico dei siti contaminati della Calabria: obiettivi, metodologia, fattibilità”, pubblicato dall’Istituto superiore di sanità nel 2016 -scrivono gli interroganti – ha preso in esame 4 casi studio calabresi e fatto un primo quadro dello stato di salute della popolazione in quei luoghi in uno spazio temporale che va dal 2006 al 2012; in 3 dei 4 casi esaminati sono emersi dati di incidenza oncologica superiori a quanto atteso». Si parte da Crotone: «Unico sito di bonifica di interesse nazionale della Calabria. Sono stati registrati eccessi di mortalità in entrambi i generi per tutte le cause, tutti i tumori, tumori epatici e renali, nonché eccessi di ricoveri ospedalieri per tutti i tumori e per neoplasie gastriche, epatiche e polmonari». «Nelle Serre vibonesi un eccesso di mortalità per tumori totali e in particolare tumori gastrici, e per diverse patologie cronico-degenerative». «Nella valle dell’Oliva, nel comune di Serra d’Aiello (Cosenza), eccessi di mortalità per tumori del colon-retto e per diverse patologie cronico-degenerative». A corredo della loro interrogazione, i pentastellati allegano anche i dati contenuti nello studio “Silicosis mortality in Italy: temporal trends 1990-2012 and spatial patterns 2000-2012”, pubblicato dall’Istituto superiore di sanità nel 2017, sono stati analizzati i dati sulla mortalità per silicosi (malattia polmonare che colpisce lavoratori di diversi settori produttivi, dalle cave di pietra alle fabbriche di ceramica e a molto altro), «nell’arco di tempo che va dal 2000 al 2012, in Italia e nelle diverse regioni; con 352 decessi in questo arco di tempo, la Calabria si colloca al quinto posto dopo Toscana, Sardegna, Abruzzo e Liguria ma risale di una posizione se si considerano i tassi di mortalità il cui calcolo tiene conto delle dimensioni della popolazione delle diverse regioni; la geografia delle aree della Calabria che maggiormente contribuiscono a questo risultato contempla Motta San Giovanni (Reggio Calabria), con 91 decessi osservati su 1 atteso, Acri (Cosenza), con 40 decessi osservati su 4 attesi, San Basile (Cosenza), con 10 decessi osservati su 0 attesi, e un’area vasta di 25 comuni intorno a Colosimi (Cosenza), con 96 decessi osservati su 11 attesi». Nei documenti prodotti, figura anche il rapporto Istisan 17/37, “Mortalità per mesotelioma pleurico in Italia, 2003-2014” pubblicato dall’Istituto superiore di sanità nel 2017, esamina i dati sulla mortalità per mesotelioma pleurico (malattia per esposizione ad amianto) nell’arco di tempo che va dal 2003 al 2014, in Italia e nelle diverse regioni. «In Calabria risultano essersi verificati 16 casi, con esposizione ad amianto per 30-40 anni, così distribuiti: Crotone, con 7 decessi osservati su 3 attesi, Gioia Tauro (Reggio Calabria), con 3 decessi osservati su 1 atteso; Roggiano Gravina (Cosenza), con 3 decessi osservati su 0 attesi, e Villa San Giovanni (Reggio Calabria), con 3 decessi osservati su 0 attesi». Per i senatori pentastellati, le tre pubblicazioni nelle quali compare il comune denominatore è la Calabria, è un sintomo di quanto l’attenzione della comunità scientifica debba essere anche traslata a livello politico centrale e territoriale.





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