La “colomba” Peppe chiude la campagna elettorale nella “sua” Reggio

  Peppe Scopelliti REGGIO CALABRIA È un Peppe Scopelliti nella quasi inedita veste di colomba – o quanto meno dell’aspirante tale – quello che ha chiuso stasera la campagna elettorale…

 

Peppe Scopelliti

REGGIO CALABRIA È un Peppe Scopelliti nella quasi inedita veste di colomba – o quanto meno dell’aspirante tale – quello che ha chiuso stasera la campagna elettorale per le Europee in quella che definisce la “sua” Reggio. Reduce dalle contestazioni di Serra San Bruno – “quindici cretini male informati che protestavano per l’ospedale” sostiene l’ex governatore – Peppe Scopelliti avrebbe forse sperato in un’accoglienza più calorosa – la piazza non arriva ad esser piena e soprattutto non straborda – ma dal palco rivendica: “Siamo in grado di mobilitare migliaia di persone in città”. In realtà, ad ascoltarlo – e forse questa è la prima notizia – sono molti di meno, e molti sono simpatizzanti dei circoli di tutto il Reggino. Accompagnato dal suo stato maggiore – l’ex sindaco sciolto per mafia Demi Arena, nonostante la bollatura di incandidabile traghettato in consiglio regionale; il sottosegretario Alberto Sarra; l’ex assessore comunale Giuseppe Agliano; il senatore Nico D’Ascola – più volte ai suoi Scopelliti promette: “Torneremo a riprenderci Reggio, torneremo a riprenderci la città”, nonostante adesso a lui – a causa di quella condanna a sei anni di reclusione per falso in atto pubblico e abuso d’ufficio rimediata nel processo Fallara – tocchi fare il giro largo che passa da Strasburgo e dal Parlamento europeo.

Mi hanno fatto fuori
Una prospettiva – finisce per ammettere –  che non piace a lui che avrebbe voluto rimanere alla guida della Calabria e magari riproporsi anche per la legislatura successiva, “purtroppo – afferma – me lo hanno impedito, qualcuno ha interrotto un percorso che mirava in dieci anni a cambiare la regione”.  Qualcuno – sostiene – ha voluto farlo fuori “se non ci fosse stato questo incidente di percorso – dice alludendo alla condanna rimediata in primo grado – se in questa partita non ci fosse stato un arbitro in stile calciopoli, noi li avremmo sconfitti per i prossimi vent’anni”.  Un’allusione sibillina a un più o meno velato complotto ai suoi danni, diverse volte tirata fuori all’indomani dell’annuncio delle dimissioni, ma ancora mai chiarita. “Questa città, e lo dimostreremo molto presto – promette  – qualcuno se l’è venduta in cambio della propria impunità. Si è venduto prima una classe dirigente, poi l’intera città”. Di più l’ex governatore non dice, limitandosi ad affermare che “il tempo ci darà ragione”. Nell’attesa, volente o nolente, a Scopelliti – pena la sopravvivenza politica – tocca fare la campagna per le europee.

L’ora della verità
Ma se Strasburgo è il suo obiettivo, Reggio continua a essere l’orizzonte per l’ex sindaco e governatore, che si propone per l’Europa, ma parla della sua città e del suo modello di amministrazione che “aveva creato una città che era il fiore all’occhiello del Paese”. Solo adesso – sostiene nonostante le sentenze dei giudici togati, come di quelli contabili, nonché del ministero dell’Economia –  Reggio sarebbe ridotta in macerie  perché “non c’è la politica”. Questioni che ci tiene a sollevare – spiega – perché “dobbiamo dare alla città delle motivazioni  ai miei concittadini per appoggiare questa candidatura”, sostiene. Ma la sua sembra soprattutto l’appassionata autodifesa “di chi ha dato la propria vita e il proprio percorso politico per la sua città”. Ed a sostegno della sua persona e del suo “modello Reggio”, l’ex governatore –  fino ad oggi in bilico fra sospensione dettata dalla legge Severino e le dimissioni immediatamente annunciate, ma rassegnate solo a distanza di diverse settimane dalla condanna –  porta la sentenza con cui le Sezioni unite della Corte dei conti hanno dato visto buono al durissimo piano di rientro, elaborato dalla triade commissariale che amministra la città dallo scioglimento per contiguità mafiose, per tappare l’enorme deficit di bilancio. Un dato che l’ex governatore sembra dimenticare, limitandosi ad affermare che quella pronuncia “ristabilisce la verità ovvero che Reggio non è in dissesto”. E presto – promette – “è solo un primo elemento”. A breve – annuncia  parlando di sé in terza persona – “non solo dimostreremo che il sindaco Scopelliti è innocente, ma anche che il buco è precedente alla sua amministrazione. Chi mi ha denunciato è responsabile del buco, ma tranquilli, tutti i nodi verranno al pettine”.

Obiettivo Reggio, passando per Strasburgo
In realtà, chi non sembra tranquillo per nulla è proprio Scopelliti, che fatica non poco a ricondurre l’ennesimo comizio di bilancio sui suoi anni alla guida del Comune alla necessità di sostenere la sua corsa al Parlamento europeo. “Ieri per Reggio, dopo per la Calabria, domani per  Reggio e la Calabria in Europa”, sintetizza infine Scopelliti proponendosi come “unico candidato autorevole”, con solide radici cittadine, e soprattutto dotato “dell’appeal e della forza necessaria per rappresentare la Calabria”.  Il suo obiettivo – afferma – è valorizzare le esigenze del territorio in tema di pesca e agricoltura, combattere per la Zes di Gioia Tauro, ma anche puntare – sottolinea nonostante i rimbrotti di Bruxelles per i fondi inutilizzati –  su quei “900 miliardi che l’Europa mette a disposizione e che la Calabria ha attinto in maniera irrisoria”. Battaglie che a suo dire solo la destra potrà portare avanti in Europa, mentre per l’Italia e per la Calabria nulla di buono potrà venire dal “vecchio opaco” centrosinistra.

Bordate sul partito democratico
Si scaglia contro la politica dell’insulto che il Partito democratico avrebbe a suo dire come unica ispirazione, Peppe Scopelliti, ma di certo non risparmia bordate al premier Matteo Renzi che “viene qui per insultarci e dirci buffoni”, ma anche all’indirizzo della neoistituita “cabina di regia”. “Lo sappiamo già quali sono i problemi dateci i soldi, dateci le risorse, cosa ci venite a raccontare?” tuona dal palco, per poi scagliarsi contro quegli amministratori come il ministro per gli Affari regionali, Maria Carmela Lanzetta e l’ex sindaco di Torino, Sergio Chimparino, oggi candidato a governare la Regione Piemonte i “promossi” nonostante le pessime gestioni, mentre “io sono stato condannato”. E ovviamente non mancano i fulmini per la stampa che avrebbe macchiato l’immagine di Reggio, cui manda a dire: “Mafiosi sono quelli che scrivono contro la dignità di una città, siete voi al servizio dei mafiosi e dei poteri”.

Il derby del centrodestra
Ma quella di Scopelliti – azzoppato dall’arresto del compagno di lista, partito e campagna elettorale Nicola Romano – è una partita anche tutta interna al centrodestra, che vede Ncd e Forza Italia pronte a misurarsi e contendersi lo scrigno di voti che è stato in passato del Pdl. “Io sono convinto – preconizza – che ci sarà l’implosione di qualche grande partito del centrodestra, quindi si corre il rischio di smantellare un po’ una forza. Questo ormai è inevitabile secondo me. Qualcuno dice che sarà il Nuovo Centrodestra a cedere, noi pensiamo il contrario, poi magari c’è anche qualche forza che magari non raggiungerà il 4% quindi dovrà cercare una prospettiva in vista delle politiche e l’unica alternativa è un partito nuovo, giovane, radicato, che ha saputo invertire la struttura piramidale e riesce a eleggere dal basso i suoi rappresentanti”. In sintesi, lo scenario che Scopelliti ha in mente è quello di un Ncd che cresce e si afferma sulle ceneri di Forza Italia, da cui potrebbe prelevare non poche correnti. Un messaggio che l’ex governatore sembra aver voluto recapitare anche al senatore Maurizio Gasparri – cui dal palco ha dedicato un caro saluto –  impegnato nelle stesse ore a chiudere la campagna elettorale per Forza Italia. “Gasparri è un amico” si limita a commentare Scopelliti, a margine della manifestazione. Ma chissà che in prospettiva non torni ad essere qualcosa di più. (0050)

Alessia Candito







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