Scambio politico-mafioso, Cgil: «Santelli condanni tali comportamenti»

Il segretario generale Sposato prende posizione sull’operazione “Eyphemos” che ha portato all’arresto di un neoeletto consigliere regionale e chiede chiarezza alla politica

CATANZARO La Cgil Calabria esprime gratitudine, sostegno e vicinanza alla Procura antimafia di Reggio Calabria per l’operazione “Eyphemos” tesa a smantellare pericolose organizzazioni criminali nel territorio regionale, che ha portato a numerosi arresti, tra cui anche un Sindaco e consigliere regionale appena eletto e coinvolto un parlamentare, in un quadro deva-stante di rapporti di scambio, trasversali, tra ndrangheta-politica, diventati oramai un fatto di malcostume nauseabondo e di degrado, sotto il profilo etico e morale. Da tempo, la Magistratura antimafia calabrese segnala quanto è devastante e sottile il nesso ed il rapporto che diversi ambienti della politica calabrese cercano di volta in volta con le organizzazioni criminali, molte volte avvalendosi di procacciatori, mediatori, professionisti e colletti bianchi.
Le dichiarazioni del Presidente della Regione Calabria, Jole Santelli, che ha voluto dare un segnale nominando nella sua giunta, come Assessore, il Capitano dei Carabinieri Ultimo, nel quadro evidente e palese di intercettazioni ed elementi probatori, destano perplessità, non tanto sotto il profilo dei reati contestati, per cui vale la regola del codice di procedura penale, quanto sotto l’aspetto del degrado etico e morale, nei comportamenti deprecabili e dell’uso spasmodico del voto di scambio, cosa questa che avrebbe dovuto con evidenza condannare e stigmatizzare. Questo quadro di degrado etico e morale era già emerso in altre inchieste della Magistratura antimafia calabrese, che ha coinvolto trasversalmente diverse formazioni politiche e portato a numerosi scioglimenti di Amministrazioni comunali e coinvolto rappresen-tati eletti nelle varie istituzioni pubbliche.
I partiti nazionali, tutti, hanno grandi responsabilità verso la Calabria ed il Paese nella lotta al-la Ndrangheta, a partire dalla selezione delle classi dirigenti e nelle candidature. Bussare alla ndrangheta per farsi eleggere in Consiglio regionale, nel Parlamento, per diventare Sindaco in un Comune, tramite procacciatori di voti è diventato un fatto sempre più frequente che condiziona fortemente la democrazia e la legalità nelle istituzioni. É diventata questa, una emergenza democratica e bene fa la Magistratura antimafia ad indagare a fondo, senza fare sconti a nessuno. É un atto dovuto verso i cittadini, verso quella parte sana della società che ancora crede nella democrazia della rappresentanza, del rapporto sano tra buona politica e cittadini, che esula dai pacchetti di voti insani e dal voto di scambio. La Calabria ha bisogno come il pane di buoni esempi, di impegno, di uomini e donne libere da condizionamenti criminali nell’esercizio delle loro funzioni politiche e sociali. Dal Presidente Jole Santelli ci aspettiamo più coraggio e chiarezza nel condannare tali comportamenti, almeno sotto il profilo del degrado etico e morale ed essere conseguente, così come dai partiti nazionali, che non possono venire in Calabria ad acchiappare voti a strascico e poi scappare. Noi auspichiamo che la Regione Calabria possa tornare presto a costituirsi parte civile nei processi contro la criminali-tà e la corruzione anche quando viene coinvolta la politica, ed il gonfalone torni ad essere presente nelle manifestazioni a sostegno della Magistratura antimafia calabrese, cosa che non è avvenuta a Vibo Valentia il 24 dicembre. I presupposti, al di la dei proclami della neo-presidente, purtroppo non li vediamo. Sui temi della lotta alla criminalità organizzata e la corruzione non si può tergiversare o assumere atteggiamenti pilateschi. Il garantismo è altra cosa. Su questo non si fanno sconti a nessuno e noi saremo dalla parte della magistratura, delle associazioni e di quella parte politica sana che crede ancora nei lavori della democrazia e del-la legalità. In Calabria serve un vento nuovo di legalità e vero cambiamento, ed al momento non abbiamo ancora capito se il trasversalismo imperante emerso in questi anni lo si vuole debellare o viceversa, per convenienze politiche, ci si vuole convivere. La celerità dei cambi di casacca, del trasformismo, della transumanza garantita dai vecchi dinosauri della politica affarista, sembra ancora latente e strisciante nei luoghi e nei corridoi istituzionali. C’è da fare molto e da rimboccarsi le maniche.







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