Maiolo: non mi candido a governatore

RENDE Mario Maiolo torna dove è partita la sua campagna elettorale per le europee, nella sala del Seminario di Rende, non solo per ringraziare per l’impegno profuso da molti, ma…

RENDE Mario Maiolo torna dove è partita la sua campagna elettorale per le europee, nella sala del Seminario di Rende, non solo per ringraziare per l’impegno profuso da molti, ma per annunciare che la corsa continua, anche se lui «non è candidato a fare il presidente della Regione». A Strasburgo non ci è arrivato, ma i suoi oltre 72mila voti personali sono una dote che non si può trascurare in politica. Il consigliere regionale del Pd lo sa e pur con la comprensibile amarezza che è di chi ha avuto un consenso grande e tuttavia non sufficiente, può ritenersi soddisfatto. Soprattutto può guardare avanti, spiegando che alle europee la Calabria è stata per la prima volta dopo tanto tempo in linea con il trend nazionale che ha visto il successo del Pd. Merito di Renzi, dice Maiolo, in particolare dell’idea di fare un “partito Paese”, un progetto di cambiamento riformista che ha trovato il consenso dei cittadini «contro le spinte anti europeiste e populiste». Ebbene, Maiolo si dice pronto a impegnarsi anche in Calabria per la prosecuzione qui di quel progetto e ai molti che lo vorrebbero candidato alla presidenza della Regione e che per questo si sono organizzati in comitati spontanei, dice «grazie, ma non è questa la strada, perché il problema non è il nome, ma il metodo, mentre io resto sempre pronto a impegnarmi per spirito di servizio, esattamente come ho fatto per le europee». Dunque per dirla con le parole di Maiolo, prima la politica, e solo dopo le persone. E la politica qui per l’esponente del Pd si concretizza con il dare vita al progetto riformista renziano, con una ulteriore difficoltà, che è quella di avere a che fare con un gruppo che non vuole bene alla Calabria e la vorrebbe ancora legata a dinamiche di clientela, la sola in grado di perpetuare rapporti di sudditanza dei cittadini verso il ceto politico. Il riferimento è alla destra, che secondo Maiolo potrebbe cedere alla tentazione di costruire una candidatura obliqua, “camuffata”, per confondere le acque. Anche qui il riferimento è chiaro ed è diretto alla sconfitta del centrosinistra a Rende, dove la destra si è presentata mimetizzata, «per apparire altro» e ha vinto. Tuttavia «quella sconfitta non farà perdere il patrimonio di una storia di riformismo che va oltre le persone ed è ben radicata».

Tornando alla Regione la via per vincere resta quella della costruzione di una grande alleanza contro i nemici della Calabria, «partendo da un progetto e non da un nome». I tempi per percorre questa via sono assai brevi, «perché si potrebbe votare tra metà ottobre e metà novembre e pur non apprezzando per nulla questa nuova legge elettorale, pur di votare presto vorrei che il governo nazionale non la impugnasse». Una urgenza, quella che Maiolo suggerisce al Pd, dettata dalla situazione contingente che vede una destra piegata e litigiosa, con le truppe in ordine sparso. (0050)

 

Michele Giacomantonio

m.giacomantonio@corrierecal.it







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