M5S, la base “tira le orecchie” ai parlamentari

Basta con liti e lotte (neanche troppo) sotterranee. Un gruppo di attivisti del Movimento 5 Stelle prende la parola e “tira le orecchie” ai sei cittadini eletti in Parlamento. Tra…

Basta con liti e lotte (neanche troppo) sotterranee. Un gruppo di attivisti del Movimento 5 Stelle prende la parola e “tira le orecchie” ai sei cittadini eletti in Parlamento. Tra i rappresentanti del M5S non corre buon sangue: si sono divisi in due gruppi e non vogliono saperne di dialogare. Per la base grillina è arrivato il momento di tornare allo spirito dei primi giorni: «Vennero scelti dei comuni cittadini perché divenissero portavoce di altri cittadini: gente comune, appassionata e con tanta voglia di riscatto, capaci di montare un banchetto ed allo stesso tempo di stilare un documento propositivo per la risoluzione di una problematica locale. Dalila Nesci, Sebastiano Barbanti, Paolo Parentela, Francesco Molinari, Nicola Morra e Federica Dieni erano e sono la speranza in più per migliaia di attivisti di veder realizzate le proprie battaglie. Sono i cittadini che si ri-fanno Stato e che cominciano ad agire negli interessi della comunità». La critica non è sui contenuti ma sull’atteggiamento complessivo: «Quei sei portavoce stanno realmente portando avanti la voce dei cittadini calabresi (e degli italiani tutti) e continuano a farlo, ma la loro azione è monca! Gli manca qualcosa, non agiscono in sinergia: alcuni prendono posizione su un argomento e gli altri sono sistematicamente sulla posizione quasi diametralmente opposta e viceversa, tutto pur di non essere d’accordo». Il confronto interno si è trasformato in scontro, con qualche appendice poco edificante: «Tu, semplice attivista, organizzi un incontro e li inviti: alcuni arrivano, altri no perché ci sono “loro”. A volte addirittura questa faida, perché di faida si tratta, arriva anche sui giornali. E tu, attivista, che sottrai tanto del tuo tempo per regalarlo al Movimento ed alla comunità, vedi il tuo lavoro, conseguentemente, perdere di valore e di incisività. Fai un banchetto, del volantinaggio, parli con la gente, posti sui social network, vai a seguire i consigli comunali o finanche presenti una lista civica nel tuo comune e in tutto ciò li guardi mediaticamente e privatamente “azzuffarsi” verbalmente, consapevole del fatto che tanto di ciò che hai fatto svanisce a causa di tali accadimenti. Ti senti avvilito e, per certi versi, umiliato».
È una presa di posizione forte che arriva dalla Rete. E si sa quanto la Rete conti nella costruzione politica dei 5 Stelle. È l’architrave di un impianto ancora da testare fino in fondo. Un crollo nella fiducia degli attivisti può avere conseguenze pesanti sull’attività politica del Movimento.
Il documento ha uno scopo chiaro. Evitare che prevalga la «nuova tendenza dei portavoce», tendenza che «vorrebbe che i singoli attivisti prendessero posizione su questa guerra tutta interna». Una parte del movimento – quella che ha firmato la lettera che vi raccontiamo – non si appassione a questo confronto e ai suoi metodi e lo spiega chiaramente. «I nostri nemici, siamo sempre più convinti, non sono né Morra, né Molinari, né Dieni, Parentela, Barbanti o Nesci ma sono invece quei politici espressione del peggiore partitismo che tutti insieme dovremmo combattere, per farlo uscire dalle istituzioni italiane».
È un invito all’unità e alla «responsabilità»: «Responsabilità di chi dovrebbe lavorare insieme per costruire, eticamente obbligato, ma invece non vuole e non ne ha l’obbligo giuridico. Per una volta, dunque, un manipolo di attivisti urlano non per avere delle espulsioni ma per ri-ottenere rispetto, dignità e considerazione, attraverso un’azione di unione». E anche questo è un inedito nella giovane storia del Movimento 5 Stelle. (0020)

 

p. p. p.







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