Covid-19, «A rischio i servizi di pulizia alla Regione»

Il sindacato Csa-Cisal denuncia il fermo delle attività di sanificazione agli uffici regionali. Alla base la mancata corresponsione delle spettanze alla ditta. Ha minacciato così il recesso dell’appalto e l’attivazione del Fondo di integrazione a zero ore per 115 dipendenti

CATANZARO «È crisi. Non solo sanitaria, ma anche economica. Gli effetti devastanti del Coronavirus cominciano a vedersi. 115 dipendenti del servizio pulizie, smaltimento rifiuti e disinfestazione degli uffici regionali (in tutte e cinque le province oltre alla delegazione romana) sono ad un passo dall’attivazione del Fis (Fondo d’integrazione salariale) a zero ore per nove settimane, quindi staranno a casa». Lo denuncia il sindacato Csa-Cisal che paventa il rischio di vedere ridotto il servizio decisamente fondamentale quale quello dell’igienizzazione dei locali in una fase delicata dell’evoluzione della pandemia in Calabria. Alla base di questa situazione definita dal sindacato «già piuttosto complicata» e che ora «è arrivata ad un passo dal baratro» l’annuncio dal parte della ditta Puliservice srl di recedere dal contratto di appalto di pulizia dei plessi regionali. Un fermo che comporterà dal primo aprile lo stop per tutti i dipendenti per la durata di nove settimane. In particolare si tratta di 115 lavoratori suddivisi su base provinciale: 44 in quella di Catanzaro, 40 in quella di Cosenza, 9 in quella di Crotone, 13 in quella di Reggio Calabria e 7 in quella di Vibo Valentia. A tutti questi si aggiungono 3 lavoratori impiegati nella delegazione regionale a Roma. Secondo il sindacato autonomi questo comporterà «guai grossi».
La ragione del recesso, si legge nella comunicazione della ditta, sarebbe: «la mancata corresponsione da parte dell’Ente Committente delle fatture emesse e relative ai servizi resi a far data dal mese di novembre 2019 alla data odierna non consente a questa società la prosecuzione delle attività».

IL PARADOSSO «A conti fatti, ci si troverebbe così davanti al paradosso in cui – osserva il sindacato CSA-Cisal –, in un periodo di massima crisi sanitaria per la pandemia in atto, gli uffici regionali, in primis quelli della Cittadella che sono operativi per la gestione dell’emergenza Covid-19, non possono essere regolarmente puliti e sanificati. Mentre, ad esempio, dall’unità di crisi della Protezione civile si indicano ai calabresi le misure e le buone condotte per evitare il contagio c’è il rischio che quegli stessi locali restino sporchi. Possibile che alla Regione Calabria non si siano posti il problema? Possibile che non importi a nessuno il futuro di 115 persone? Lavoratori che – ricorda il sindacato – hanno sempre garantito la pulizia degli uffici della Cittadella e delle sedi periferiche, pur avendo in cambio una retribuzione mensile bassissima e, a volte, per giunta corrisposta in ritardo».
«E non c’è nemmeno l’alibi di dire che sia stata una decisione improvvisa – denuncia ancora il sindacato -. In realtà, la società Puliservice srl già in data 09.01.2020 aveva inviato una Pec alla stazione appaltante Consip e tutti gli altri enti interessati (tra cui Regione Calabria), in cui era stata manifestata l’uscita dal consorzio. Manital Idea nel frattempo, a causa dei gravi problemi economici da cui è stata investita, ha subito il commissariamento a far data dal 4 febbraio 2020. Tuttavia, nella comunicazione di gennaio Puliservice srl dimostrava l’intenzione di proseguire gli appalti in essere, mantenendo inalterati i livelli occupazionali delle maestranze impiegate nell’appalto, con una condizione: esclusivamente dietro rassicurazioni sul pagamento diretto da parte dell’Ente committente (la Regione) e/o eventuale affidamento dello stesso in somma urgenza alle stesse condizioni economiche e contrattuali della Convenzione Consip FM3».
«Il sindacato CSA-Cisal, che da parecchi mesi sta seguendo la vertenza di questi lavoratori – scrive il sindacato – era a conoscenza del fatto che agli inizi di marzo si fosse svolta una riunione fra i dirigenti regionali e i rappresentanti dell’azienda da cui erano emerse rassicurazioni sulla prosecuzione del servizio. Evidentemente alcune promesse sono state disattese». «L’inerzia regionale – attacca il Csa-Cisal – ha provocato l’impossibilità per la ditta di corrispondere gli emolumenti ai dipendenti di febbraio e così sarà anche per quelli di marzo. Di qui la decisione di ricorrere al Fis a zero ore per nove settimane. Questa è la catena di eventi che fra poche ore rischia di portare al baratro i dipendenti e gli uffici regionali esposti a rischi igienico-sanitari».
«Abbiamo appreso che oggi, a solo un giorno dalla scadenza entro cui i dipendenti resteranno a casa – conclude il sindacato CSA-Cisal – la ditta è stata convocata dalla dirigente del settore “Economato” e dal supervisore della Convenzione per affrontare la questione dell’interruzione del servizio. Non possiamo che augurarci che venga trovata una soluzione che tuteli al meglio il futuro di questi lavoratori e che eviti alla Regione l’incredibile figuraccia di trovarsi senza servizio di pulizie nel bel mezzo dell’emergenza coronavirus». (rds)







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