Medici all’Annunziata, scontro fra Comune e Regione

COSENZA Dire che la situazione all’ospedale dell’Annunziata è complicata sembra un eufemismo. Eppure pareva tutto così semplice: il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, ha firmato, qualche giorno fa, un’ordinanza che…

COSENZA Dire che la situazione all’ospedale dell’Annunziata è complicata sembra un eufemismo. Eppure pareva tutto così semplice: il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, ha firmato, qualche giorno fa, un’ordinanza che impone al direttore generale Paolo Maria Gangemi di assumere in tutto sette medici (quattro per il Pronto soccorso e tre per il reparto di Anestesia). Quattro di questi dovrebbero prendere servizio domani mattina: le lettere di assunzione sono già state recapitate. Bene, dopo la confusa giornata odierna, è tutto un po’ più sospeso, un po’ più incerto. Vediamo perché.
Il primo atto dell’affaire è una lettera che sarebbe arrivata all’Azienda ospedaliera dalla struttura del Piano di rientro. La firmerebbe il subcommissario Luciano Pezzi, che intimerebbe al dg Gangemi di non ottemperare l’ordinanza firmata dal primo cittadino. Per gli uffici di Catanzaro i medici non potrebbero essere assunti: lo imporrebbe il blocco del turn over.
Secondo atto: questa mattina, l’altro subcommissario, Andrea Urbani, visita l’ospedale dell’Annunziata. Fa un giro dei reparti, assieme al direttore generale facente funzioni del dipartimento Tutela della Salute Bruno Zito. Lo scopo è quello di verificare cosa succede nelle corsie. Secondo il Tavolo Massicci la sanità calabrese non è in sofferenza: ci sarebbe un surplus di medici (140 quelli di troppo nell’ospedale di Cosenza) e i vertici della sanità calabrese, alla vigilia delle assunzioni decise dal sindaco, vogliono farsi un’idea. Alla fine – ma si esce dal campo delle certezze e si entra nei rumors – pare che Urbani e Zito abbiano avallato lo stop arrivato da Pezzi.
Terza scena: due dei medici che dovrebbero prendere servizio domani erano già all’Annunziata per familiarizzare con l’ambiente. Hanno lasciato entrambi i loro precedenti lavori. E, quando hanno saputo dell’eventualità di non entrare in servizio, non l’hanno presa bene. Hanno già delle lettere di assunzione, le faranno valere in Tribunale, se sarà il caso.
Massima confusione, dunque. E, mentre la situazione deflagrava, Gangemi – che si vede sempre più di rado in Azienda – cercava di orientarsi tra i veti incrociati per telefono. Pare che abbia incrociato via cellulare anche il sindaco Occhiuto, il quale gli ha ricordato che non ottemperare alla sua ordinanza sarebbe, molto semplicemente, un reato. Restano, a questo punto, i dubbi su cosa avverrà domani: i medici prenderanno servizio?

 

OCCHIUTO: UN FATTO GRAVISSIMO Occhiuto ha preso posizione ufficialmente rispetto alla questione, con una nota arrivata in serata. «Se fossero vere le notizie che mi giungono in merito a ciò che sarebbe stato compiuto dal sub commissario Pezzi – dice –, sarebbe davvero un fatto gravissimo. Specie perché si tratta di un gesto che proviene da chi è stato deputato a gestire il sistema sanitario in Calabria».
«È grave – aggiunge il sindaco – che un sub commissario, che fra l’altro in questo momento non rappresenta nessuno, essendo il commissario straordinario decaduto, da quanto apprendo produca un atto del genere invitando sostanzialmente a non applicare l’ordinanza del sindaco e inducendo quindi il direttore generale a commettere reato di cui all’articolo 650 del codice penale che riguarda l’inosservanza del provvedimento di un’autorità. Senza contare che la mancata applicazione dell’ordinanza, vista l’assoluta eccezionalità della situazione di grave pericolo che coinvolge la comunità locale, con la necessità di tutelare la pubblica incolumità, potrebbe condurre a responsabilità ben maggiori. Di questo ho già provveduto a informare sia sua eccellenza il prefetto e sia la Procura della Repubblica di Cosenza. In sostanza – prosegue il sindaco – mentre si gioca a chi deve fare il commissario e chi il subcommissario, attraverso inutili guerre di potere, i cittadini in Calabria rischiano la vita all’interno degli ospedali mentre contestualmente i medici non vengono messi nelle condizioni di lavorare bene. Ricordo che alle ordinanze sindacali si può ricorrere nei tribunali amministrativi ma che, per legge, le ordinanze vanno applicate immediatamente. Ciò che speravo, oltre che risolvere i problemi immediati dell’emergenza, è anche che la stessa ordinanza potesse fungere da stimolo per chi di competenza, ma mi rendo conto che purtroppo così non è stato e considerando i soggetti difficilmente lo potrà essere».

 

I SINDACATI: CON CHI STA IL SUBCOMMISSARIO? Anche i sindacati sono intervenuti nello scontro. E si chiedono «dalla parte di chi sta questa struttura commissariale, visto che ancora una volta si pone contro gli interessi dei cittadini calabresi e dei cosentini in particolare. Il fatto che solo oggi, a sorpresa, dopo il “niet” di Pezzi, l’altro subcommissario Urbani senta il bisogno di visitare alcuni reparti dell’Annunziata e dell’ospedale Mariano Santo (dov’era quando il problema è esploso?), la dice lunga su quello che è l’interesse e la conoscenza della situazione di Cosenza da parte degli organismi che tali strutture dovrebbero governare».
Per le sigle che rappresentano i medici si pone con urgenza la questione della nomina del nuovo commissario. Ed è tanta la preoccupazione «per le gravi condizioni in cui versa il nosocomio cosentino specie in questo periodo in cui gli accessi dei pazienti aumentano mentre le forze del personale medico e paramedico si assottigliano, al di là di quelle che sono i vaneggiamenti del direttore Paolo Gangemi, secondo cui i disservizi dell’Annunziata sarebbero imputabili agli operatori e ai sindacati e non a chi, invece è lautamente pagato per amministrare l’ospedale».

 

Pablo Petrasso

p.petrasso@corrierecal.it







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