Bersani e la “lezione” delle Regionali per il futuro: «Perdere ci sta ma c’è modo e modo…»

Il leader di Articolo Uno in una diretta facebook con i dirigenti del suo partito in Calabria: «Sosteniamo Falcomatà a Reggio ma inseriamo elementi di novità». L’avviso a Pd e M5S: «Dite cosa volete fare in autunno…». “Frecciata” alla Santelli: «Il fatto che a un tavolo dici delle cose e poi vai a casa tua e ne fai un’altra lascia molto perplessi»

CATANZARO Alle Amministrative di Reggio Calabria «facciamo bene a sostenere Falcomatà» ma tenendo ben presente «quello che è successo alle Regionali» e «perdere può succedere ma c’è modo e modo». Così il presidente di Articolo Uno, Pierluigi Bersani, nel corso di una diretta facebook con i dirigenti del suo partito in Calabria. Bersani, in collegamento con il deputato Nico Stumpo, e con i dirigenti nazionali di Articolo Uno Alex Tripodi e Berto Liguori, si è soffermato sui temi nazionali, legati all’emergenza coronavirus, ma anche alle prospettive del centrosinistra, e su quelli regionali, non mancando di lanciare una stoccata alla governatrice Santelli.

LA “LEZIONE DELLE REGIONALI» Rispondendo alla domanda di un militante di Articolo Uno sulle Amministrative in programma a Reggio, Bersani sostiene che «ogni volta che sento la parola Falcomatà mi viene un piccolo colpo al cuore. Non so quanta gente ho incontrato, ma c’è sempre qualcuno che ti rimane lì e uno di questi è Falcomatà padre, che ho conosciuto meglio di quanto non conosca il figlio. Non posso dimenticare: una stagione dura, c’era il governo Prodi, minacce ‘ndranghetiste. Un incontro straordinario per me. Tornando alle elezioni di Reggio – aggiunge il leader di Articolo Uno –  da lontano ma con affetto, ho visto un cambiamento che è stato e può essere ancora. Bisogna mettersi in questa battaglia, secondo me, anche caricandosi sulle spalle un pochino di quello che è successo in Calabria ultimamente». Secondo Bersani, infatti, «perdere può succedere, per amor di Dio, soprattutto in battaglie in cui è più facile perdere che vincere, ma c’è modo e modo, e credo che quello che è successo alle Regionali debba indurre, nelle prossime battaglie a partire dalla prima che ci capita, ad avere un atteggiamento che inserisca anche una novità, una voglia di ripartenza che è fatta di persone, di valori, di programmi. Facciamo bene a sostenere in questa battaglia Falcomatà, nei programmi sottolineo di fare attenzione alle condizioni civiche e di civismo. Però, parlando di Reggio Calabria e della Calabria, non dimentichiamo le condizioni di contorno, per cui Reggio Calabria dev’essere l’architrave attorno a un progetto che considera il Mezzogiorno una priorità, bisogna creare effetti urbani più larghi e collegare le principali realtà urbane del Mezzogiorno e Reggio Calabria può avere un ruolo in questo contesto. E comunque, vedendo quello che è successo in questi anni, non riesco a essere pessimista in questa battaglia, anche se – rileva Bersani – capisco che qui si parte sempre in salita perché le situazioni sono sempre complicate. Ma mettendosi novità, entusiasmo e voglia di ripartenza penso che possiamo ricavare tutti una soddisfazione».

RIVEDERE IL RUOLO DELLE REGIONI Sul tema dell’emergenza coronavirus, Bersani apre a un ragionamento sul titolo 5 della Costituzione, al quale lega una “frecciata” alla Santelli”: «Ho avuto anche io una discussione con la vostra presidente. Vi risulta che Speranza sia uno che non fa le riunioni? Fa le riunioni, è della vecchia scuola, ne fa anche troppe, non va neanche più dal barbiere, quindi è uno che parla con le Regioni. Il fatto che a un tavolo dici delle cose e poi vai a casa tua e ne fai un’altra lascia molto perplessi. Questa storia dei governatori poi… Non si parla nella Costituzione, si parla di presidenti. Han fatto troppi passi, troppi passi… La Regione come istituzione – rileva il leader di Articolo Uno – deve avere umiltà perché è un ente funzionale a mettere a sistema il locale e a portare il locale a colloquio con sistemi più grandi, la Regione mettersi al servizio di questo. La Regione non interpreta un popolo che ha bisogno di un comandante. Dobbiamo davvero tornare a riflettere su questo punto, capire lo nodo funzionale della regione: il protagonista è il territori, le soluzioni reali».

LA NUOVA SINISTRA O LA SINISTRA NUOVA Ovviamente, Bersani allarga l’orizzonte anche allo scenario politico nazionale, e lancia messaggi precisi agli attuali alleati di governo ma anche al suo partito. «Noi – annota – dobbiamo essere l’innesco di una sinistra nuova, non in senso “politicista”. Può essere un grande partito, una federazione, ma il problema è che abbiamo bisogno di una nuova piattaforma che sia in grado di mobilitare e raccogliere aree e forze che ci sono ma sono fuori, non si sentono rappresentate. Abbiamo sempre in mente le ‘Sardine’, presto risbucheranno, ma non sono loro. C’è poi il movimento nel mondo cattolico, sotto la spinta del Papa. Abbiamo culture civiche, ambientaliste, abbiamo l’esigenza di fare una grande chiamata. Non è così difficile, impraticabile mettere lì 4-5 temi radicalmente nuovi con cui presentare una sinistra con un nuovo volto. Anche noi, appena si potrà, dobbiamo fare qualche iniziativa, anche rivolta agli altri. Il Partito Democratico deve dire qualcosa su come si uscirà da questa cosa: cioè ciascuno stando nel suo o dobbiamo aprire? Deve dire se è d’accordo o no. O pensiamo di affrontare la cosa i partiti con un voto in più, i social con un like in più, le trasmissioni televisive con un punto di audience in più? Cioè, navighiamo così? Noi saremo davanti a problemi molto seri, e bisogna attrezzarsi politicamente per quell’appuntamento, non si può stare zitti: tutti devono rispondere a questo, stiamo fermi così?». Secondo il leader di Articolo Uno «abbiamo una responsabilità molto grossa: la lasciamo in mano alla destra l’uscita da questa crisi? Vuol dire sfasciare mezzo popolo italiano, bisogna saperlo. Perché anche la destra migliore ha in testa lo storico schema: diamo i soldi a chi ce li ha già, che ci pensa lui. E’ lo schema nella parte migliore berlusconiano, nella parte peggiore regressivo. E noi cosa facciamo? E anche i 5 Stelle, vogliono decidersi? Questa esperienza di governo li ha fatti maturare? Hai capito qual è il tuo campo. Qui non c’è mica più tempo per cincischiare. Perché quando siamo in autunno bisogna avere chiaro da che parte stare. C’è bisogno su questo – conclude Bersani – anche di un Articolo Uno più assertivo e più incalzante». (a. cant.)





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