L’ultimo “trucchetto” sui vitalizi: ora sperano pure i consiglieri “a tempo”

In coda all’estenuante seduta di ieri l’Assemblea approva, in modo bipartisan e unanime, una norma che viene incontro a quanti restano in carica per un periodo di tempo limitato e decadono in seguito a un ricorso. L’ira del M5S Melicchio: È una vergogna»

REGGIO CALABRIA «È incredibile e indecente quello che è successo nell’ultima seduta del Consiglio regionale calabrese. Mentre l’intero Paese sta attraversando una terribile situazione emergenziale, i politici della nostra regione pensano soltanto alle loro tasche e hanno approvato, all’unanimità, una legge che consente loro di prendere il vitalizio anche nel caso la loro elezione venga annullata e il loro mandato da consigliere regionale finisca anticipatamente». Ne dà notizia il deputato calabrese del MoVimento 5 Stelle Alessandro Melicchio.

IL NUOVO “TRUCCHETTO” Cosa è avvenuto? È avvenuto, in pratica, che in coda Consiglio comunale, nella confusione generale, è stata approvata in pochissimi secondi, in modo del tutto bipartisan, maggioranza e opposizione (che in genere su cose di questo tipo non si dividono mai…), una modifica dell’articolo 7 comma 4 della legge regionale numero 13 del 2019, che disponeva che «il consigliere regionale, anche nei casi di sostituzione temporanea di altro consigliere, può versare le quote di contribuzione per il tempo occorrente al completamento del quinquennio relativo alla legislatura. Non è ammesso alla contribuzione volontaria il consigliere regionale la cui elezioni sia stata annullata». La modifica normativa, sottoscritta da tutti i capigruppo e relazionata con un eloquente “s’illustra da sé” (quindi di fatto senza illustrarla…) dal capogruppo Udc, Giuseppe Graziano, nasce dal fatto che penalizza la posizione dei consiglieri regionali che, seppure cessati anticipatamente dall’ufficio per annullamento della relativa elezione, hanno comunque espletato a tutti gli effetti il proprio mandato elettorale fino alla sua cessazione. Detta discriminazione, difatti, appare irragionevole sia nei confronti dei consiglieri che portino a termine il mandato rispetto alla scadenza della legislatura, ma anche nei confronti dei consiglieri che non portano a termine il mandato ma per ragioni diverse dall’annullamento dell’elezione; trattasi sempre, infatti, di situazioni accomunate dall’aver comunque espletato il proprio ufficio di consigliere regionale quantunque per un periodo di tempo più o meno ampio ma comunque effettivo». Da qui l’ok al nuovo testo, che in estrema sintesi, giusto per fare un esempio, consente a chi è stato consigliere anche per un breve periodo di tempo (e poi viene sostituito perché magari soccombe in un ricorso, fattispecie nella quale, giusto per la cronaca, si è trovato nella passata legislatura lo stesso Graziano) di versare i contributi per la legislatura e quindi avere poi il vitalizio. La modifica approvata ieri non comporta – si legge nell’articolato – nuovi e maggiori oneri sul bilancio regionale ma in realtà qualche dubbio che non sia così è assolutamente reale (soprattutto alla luce dell’enorme mole di ricorsi pendenti dal 26 gennaio.

MELICCHIO ALL’ATTACCO In ogni caso, questa norma “salva pensione” per i consiglieri “a tempo” ha già scatenato l’ira dei pentastellati, in particolare di Melicchio, che da anni ha «ingaggiato” una lotta senza quartiere”ai privilegi di Palazzo Campanella. Per il deputato M5S «queste sono le priorità, in questo momento così difficile, dell’intero Consiglio Regionale della Calabria: i propri portafogli. La proposta di legge numero 10, infatti, approvata in tutta fretta proprio alla fine della seduta, quasi per non farsene accorgere, è stata firmata da tutti i capigruppo, di maggioranza e di opposizione, senza neanche un consigliere che abbia avuto da obiettare a questa ennesima indegna proposta. Già a maggio dello scorso anno – continua Melicchio – i consiglieri regionali della passata legislatura avevano reintrodotto all’unanimità i vitalizi. I neoeletti calabresi continuano sulla stessa linea e invece di pensare ai tanti problemi della nostra terra, hanno ritenuto urgente occuparsi del proprio tornaconto, con un ritocchino alla già vergognosa legge di maggio 2019, estendendola a chi non dovesse completare la legislatura, per poter continuare a versare i contributi e poi passare all’incasso, a prescindere dalla durata del mandato. Ricordando le parole della Santelli, che non ha escluso problemi giudiziari alla Regione, e quanto successo ad un solo mese dalle elezioni, con il neoconsigliere regionale di Fratelli d’Italia, Domenico Creazzo, finito agli arresti domiciliari per il reato di scambio elettorale politico mafioso nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Reggio Calabria, in effetti si capisce come la preoccupazione di andare a casa anticipatamente, senza poter ricevere l’agognato vitalizio, sia stata in cima alle loro preoccupazioni». Il deputatoM5S aggiunge: «Così nell’ultimo consiglio regionale abbiamo assistito all’ennesimo schiaffo ai calabresi, per di più perpetrato in questo momento di difficoltà per tutti i cittadini. E tutto ciò mentre giace nei cassetti la nostra proposta di legge di iniziativa popolare Taglio Privilegi, che consentirebbe una riduzione dei costi della politica regionale. Nella regione più povera e peggio amministrata d’Italia – conclude Melicchio – dobbiamo ancora occuparci dei vitalizi di tutti questi pessimi politicanti attaccati solo ai soldi e alle poltrone. C’è una sola parola per tutto questo: vergogna». (c. ant.)





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