Strutture socio-assistenziali, dal 3 giugno si riparte ma con ferree prescrizioni

Ordinanza del presidente della Regione Jole Santelli, che dà il via libera alle attività indicando però una lunga serie di precauzioni

CATANZARO Dal 3 giugno «le strutture socio-assistenziali semiresidenziali per minori, disabili e anziani potranno riattivare le attività» ma seguendo rigorose e numerose prescrizioni. Lo prevede la 48esima ordinanza in tempi di Coronavorus del presidente della Regione, Jole Santelli. L’ordinanza, adottata ieri sera e sottoscritta dal dg reggente del Dipartimento Politiche sociali, Roberto Cosentino, prescrive ben 14 indicazioni per le strutture. Eccole. «Il Centro diurno dovrà dividere gli utenti in carico in due gruppi con possibilità di svolgere le attività in due turni giornalieri. La permanenza dell’utente nel Centro per turno non deve essere inferiore a 5 ore. In alternativa si può prevedere lo svolgimento delle attività con frequenza trisettimanale per singolo utente, in tal caso le attività possono essere svolte per 8 ore al giorno e nei giorni di non frequenza del Centro gli utenti potranno usufruire, se le condizioni lo permettono, di prestazioni a distanza». E ancora: «le attività socio-riabilitative individuali o di gruppo secondo quanto previsto dal Pai dovranno essere svolte nel rispetto delle norme sul distanziamento interpersonale e avvalendosi dei Dpi; dovrà essere garantito il rispetto delle norme igieniche personali e ambientali specifiche per l’emergenza Covid-19, con disinfezioni delle superfici con prodotti alcolici almeno tre volte al giorno». Poi – prosegue l’ordinanza della Santelli – «il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro, deve essere sottoposto al controllo della temperatura corporea. Se tale temperatura è superiore ai 37,5%, non sarà consentito l’accesso ai luoghi di lavoro. E’ vietato inoltre l’ingresso in struttura agli operatori che, negli ultimi 14 giorni, abbiano avuto contatti con soggetti risultati positivi al Covid-19 o con diagnosi sospetta; il personale operante deve essere responsabilizzato sulla necessità di osservare scrupolosamente le disposizioni in materia di contenimento del contagio previste dai provvedimenti in vigore, con particolare riferimento all’impiego sia all’interno dell’ambiente di lavoro che negli spostamenti da e per il domicilio, degli idonei Dpi, nonché di soluzioni igienizzanti e delle misure di distanziamento fisico. In ogni struttura va documentata la presa d’atto da parte di ogni dipendente di questi criteri e verificata la sua effettiva comprensione dei comportamenti da adottare in caso di segni/sintomi suggestivi di infezione respiratoria». Il provvedimento presidenziale richiede poi alle strutture l’aggiornamento del «progetto di struttura/di servizio definendo risorse umane, professionali, tecnologiche ed economiche da poter mettere in campo, orari e modalità di accesso, numero dei fruitori presenti contemporaneamente, destinazione d’uso degli ambienti. Tutte le attività effettuate devono essere registrate quotidianamente precisando gli utenti coinvolti in ciascuna di esse. I servizi di mensa e di trasporto potranno continuare ad essere erogati solo laddove esistano le condizioni per garantire il rispetto del distanziamento interpersonale e l’uso dei Dpi. In caso di servizio trasporto devono essere assicurate le attività di igienizzazione e disinfezione dei mezzi su base quotidiana e sanificazione periodica del pulmino». E ancora, «si ritiene opportuno vietare l’accesso al Centro Diurno per chiunque, anche per gli accompagnatori degli utenti. Qualora si rendesse necessario l’ingresso occorre predisporre un’apposita informativa affinché adottino le misure previste dalla struttura», per fornitori e corrieri «potranno essere previste zone di carico e scarico neutre in cui i dipendenti della struttura dovranno prendere in carico i beni o documenti. Tali persone devono comunque essere dotate di Dpi». Quanto agli ingressi di nuovi soggetti nelle strutture socio-assistenziali residenziali, secondo l’ordinanza della Santelli «può avvenire solo previa esecuzione del test Sars-CoV-2 e avente esito negativo. Comunque l’accesso di un nuovo ospite in struttura residenziale deve prevedere una zona di accoglienza riservata o comunque garantire l’adeguato distanziamento fisico fra gli ospiti, allo scopo di impedire la diffusione del virus da soggetti in una fase di incubazione. Gli accessi alla struttura da parte di familiari può essere autorizzata in casi eccezionali dalla direzione della struttura, previa valutazione dei rischi-benefici». Quindi, riapertura a condizioni a dir poco ferre, e del resto non potrebbe sere diversamente viste le drammatiche esperienze di Chiaravalle Centrale e Torano. Del resto, lo conferma la stessa motivazione sottesa all’ordinanza: «È necessario garantire lo sviluppo di adeguate azioni di prevenzione, nonché di contenimento e gestione della epidemia da Covid-19, soprattutto all’interno delle strutture socio-assistenziali, in quanto in particolare la popolazione anziana e disabile risulta essere una popolazione particolarmente fragile ed esposta al contagio». (c.ant.)





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