«I cinghiali devastano il territorio e la Regione è inerte»

L’appello-denuncia di Anpa: «Pagare subito i danni agli agricoltori e avviare provvedimenti concreti per affrontare e uscire definitivamente dall’emergenza. Non sarà il mondo venatorio a risolvere il problema. Ci sono troppi interessi politici»

CATANZARO «Sulla vicenda del risarcimento agli agricoltori dei danni subiti a seguito dell’invasione di cinghiali nelle loro aziende agricole, da parte della Regione, a fronte dei buoni propositi dell’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo, si registra l’inerzia più assoluta delle strutture preposte alla liquidazione delle risorse spettanti alle aziende agricole interessate». È quanto si legge in una nota dell’Anpa-LiberiAgricoltori.
«Sulla questione – continua la nota – assistiamo, ormai da mesi, a un continuo scaricabarile tra la regione e l’Atc CZ 1, mentre agli agricoltori danneggiati si nega il sacrosanto diritto ad essere risarciti per i danni arrecati dai cinghiali. Il Piano di abbattimento di 10mila cinghiali annunciato dall’assessore, da realizzare attraverso selecontrollori appositamente formati, quindi fortemente professionalizzati allo scopo, anche se limitato, potrebbe essere un punto di partenza per affrontare il problema ma ancora non parte e di selettori in giro nelle campagne non se ne vedono. Così i cinghiali se la spassano tranquillamente continuando a distruggere muretti a secco, i pali tutori dei vigneti, degli orti, delle recinzioni, a scavare nei terreni, a diffondere malattie virali e fungine da pianta a pianta, a portare distruzione».
Il problema, per l’associazione, «è grave perché, così come denunciano gli agricoltori, ormai siamo giunti al mese di giugno, mentre Uffici Regionali e Atc CZ1 non procedono a fare i provvedimenti necessari né recandosi presso i relativi uffici né in smart working». Anpa-Liberi Agricoltori Calabria, chiede «l’immediato intervento del dirigente del dipartimento Agricoltura, dottor Giovinazzo, dell’assessore all’agricoltura Gallo e del presidente della giunta Santelli, per sbloccare l’assurda situazione di stallo che si è creata e procedere ai pagamenti».
Come? Anpa richiede «una profonda modifica della normativa nazionale, finalizzata, tra l’altro, a rendere liberi gli agricoltori di difendere il loro lavoro. Un primo importante passo sarebbe quello di vedere realizzata l’applicazione dell’art 19 della Legge 157/92 sul controllo faunistico con le integrazioni proposte negli ultimi periodi dalle diverse organizzazioni agricole e valutate dall’Ispra.
Un aspetto fondamentale è legato all’utilizzo di personale, anche non appartenente a organi di Polizia, che pur operando all’interno dei limiti posti dall’articolo, in situazioni di manifesto pericolo per l’incolumità pubblica e/o ingenti danni e impatti sulle produzioni agricole, possa coadiuvare i soggetti che già oggi potrebbero intervenire ai sensi della legge, al fine di ottimizzare la cattura e la successiva rimozione dei capi catturati».
«Per fare ciò – secondo Anpa –, il Parlamento si deve assumere la responsabilità di modernizzare ed uniformare alle normative degli altri Stati della Comunità Europea, la Legge sulla tutela della fauna omeoterma e dell’esercizio venatorio al fine di poter trasformare una biomassa costituita da carni pregiate, in risorsa compensativa del magro reddito delle comunità agricole». Per l’associazione, «i problemi per i quali, dagli anni 90 ad oggi, la grande fauna ungulata ha rappresentato per tutta l’Italia solo un grave disagio e non una possibile fonte di integrazione del reddito agricolo, stanno nel fatto che non si è avuto il coraggio di definire un contrappeso giuridico-normativo al concetto che “la fauna selvatica è considerata un bene indisponibile dello Stato”. Il contrappeso quindi non può che essere, considerare tale fauna “fructus soli”. E quindi disponibile per l’agricoltore sui terreni del quale la fauna si alimenta e riproduce. E a seguito di scelte della politica nel senso descritto potremo iniziare ad operare per rafforzare l’utilizzo di recinti di cattura e caccia di selezione».
Anpa-LiberiAgricoltori teme «che sia il mondo venatorio quello che deve risolvere il problema. Quello è il mondo che per interessi economici, ludici, di consenso politico, non vorrà mai che il problema sia risolto. Dev’essere anche chiaro a tutti che non sono gli Atc che possono (né vogliono) affrontare decentemente il problema della prevenzione e del risarcimento dei danni. Chi conosce approfonditamente le dinamiche politiche che portano alla formazione dei Comitati di Gestione sa perfettamente che, differentemente da quanto dicono le normative, che prevedono che all’interno dei Comitati vi devono essere tre cacciatori, tre ambientalisti e tre agricoltori, capitano casi eclatanti dove i tre agricoltori sono tre anziani cacciatori e i presunti ambientalisti sono in realtà cacciatori iscritti a associazioni ambientaliste. Su questo va fatta chiarezza. Non è più tollerabile che associazioni ambientaliste, magari riconosciute dal ministero, e alle quali per questo andrebbe immediatamente revocato il riconoscimento, usino queste nomine come un cavallo di Troia per mettere le mani sull’importantissima partita politica venatoria legata alla gestione, con relativi fondi pubblici, dei territori».
Per Anpa-LiberiAgricoltori «serve un nuovo approccio in discontinuità con il passato dove siano considerati, in tutte le aree agricole, prioritari gli interessi del lavoro agricolo, che preservi e valorizzi il diritto e la libertà di essere agricoltore. Governo, Parlamento, Regioni e istituzioni locali devono farsi carico di proteggere quanto ancora di produttivo esiste nell’agricoltura e intervenire con politiche attive, mirate alla valorizzazione delle aree rurali, coniugando reddito, salubrità e ambiente.
Per fare questo va definitivamente il risolto il problema di convivenza tra agricoltura e animali selvatici».





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