De Bartolo: «Le dimissioni di Callipo sono lo specchio del Pd»

Il segretario provinciale di Idm stigmatizza la scelta del leader dell’opposizione di lasciare l’assemblea legislativa. «Il problema non è Callipo, ottimo imprenditore ma inadeguato a svolgere funzioni politiche, ma chi lo ha scelto

COSENZA «La vicenda delle dimissioni di Pippo Callipo da consigliere regionale rappresenta senza ombra di dubbio una brutta pagina per la politica calabrese». Così in una nota Emilio De Bartolo, segretario provinciale Idm.
«È inutile girarci intorno. Callipo non era un consigliere regionale qualsiasi, ma il candidato Presidente di una coalizione che aveva l’ambizione di governare la nostra Regione. Una figura ,quindi, che pur perdendo nettamente le elezioni, aveva intercettato, con le sue liste e i suoi candidati, il voto di circa duecentoquarantamila cittadini calabresi. Un popolo che oggi Callipo lascia all’improvviso senza rappresentanza, sparando peraltro a zero contro le Istituzioni Regionali, incapaci ,a suo dire, di rappresentare le istanze di cambiamento di cui la Calabria avrebbe invece bisogno. Callipo ,dunque, compie un gesto che è grave doppiamente: non solo non resta in trincea, come avrebbe dovuto, per combattere la battaglia di rinnovamento per cui tanti cittadini in buona fede gli avevano consegnato un mandato preciso, ma, abbandonando la nave, attacca tutto e tutti, svilendo in questo modo le Istituzioni regionali e la politica, che già non godono di credibilità e di prestigio nell’opinione pubblica calabrese, alimentando e facendo crescere, in definitiva, sfiducia e rassegnazione fra i cittadini».
De Bartolo si chiede dunque a cosa sia servita la candidatura di Callipo, «se nemmeno nei pochi mesi di presenza in Consiglio Regionale, ha dato l’idea, non dico di lasciare un traccia, ma nemmeno di saper rappresentare con autorevolezza e competenza la coalizione politica e sociale che lo aveva indicato, come la grottesca vicenda dei vitalizi ci ha peraltro dimostrato in tutta la sua cruda evidenza ? Un interrogativo, questo, che andrebbe girato, più che a Callipo, al maggior Partito di quella Coalizione e cioè al Partito Democratico di Zingaretti, e, in salsa calabrese, di Oddati e Graziano. Perché, appunto, il problema non è in realtà nemmeno Callipo, ottimo imprenditore ma inadeguato a svolgere funzioni politiche, ma chi e perché lo ha scelto. E oggi, dopo queste dimissioni, emerge ancora più chiaramente e nitidamente che quella candidatura è stato solo il frutto di uno scontro di potere all’interno del Partito Democratico, utile e funzionale esclusivamente a liquidare pezzi di classe dirigente, magari dotati di autonomia di pensiero e di consenso elettorale. La vergognosa vicenda della non candidatura, fra gli altri, di Orlandino Greco è, a questo proposito, emblematica e, a questo punto possiamo ben dirlo, rivelatrice. Altro che rinnovamento e selezione delle migliori classi dirigenti! Semmai una mera operazione di sostituismo , funzionale ad alcuni e a danno di altri, che non solo non ha rinnovato alcunché, ma ha anche privato il Consiglio regionale di alcune fra le migliori e più rappresentative espressioni del territorio. La montagna ha insomma partorito il topolino, si potrebbe dire. Il problema è però più profondo e strutturale. Questa triste vicenda non è altro che la cartina di tornasole della crisi d’identità del Partito Democratico. Un Partito che, dispiace dirlo e constatarlo, è ancora troppo vicino alla visione populista della democrazia e della società che hanno i 5 stelle e stenta, invece, ad affermare un proprio profilo riformista, in linea con le migliori democrazie europee. E d’altronde, la scelta stessa di designare Callipo alla Presidenza della Regione Calabria, è la chiara dimostrazione di un evidente cedimento alla logica dell’antipolitica, di cui evidentemente il Partito Democratico non riesce ancora a liberarsi. Tutto questo ci sorprende poco, se è vero come e’ vero, che anche molte scelte nazionali, a cominciare per esempio da quelle sui temi della Giustizia , sono orientate da questa logica e vedono il Pd rincorrere timidamente il Movimento di Grillo invece che affermare una propria visione laica e garantista, distinta e distante dal populismo giudiziario del duo Travaglio-Davigo e dello stesso Ministro Bonafede. Quello che insomma emerge dalla vicenda delle dimissioni di Callipo è paradigmatico della crisi d’identità del Pd».
La Politica, quella con la P maiuscola, dovrebbe avere la forza e l’autorevolezza di orientare la rabbia e il disagio dell’opinione pubblica e incanalarla attraverso soluzioni coerenti ai propri principi e valori e non invece cavalcarla e subirla con scelte che poi, alla luce dei fatti, si dimostrano inconsistenti e incapaci di intaccare, nemmeno in minima parte, le diseguaglianze e le storture che esistono nel tessuto sociale e democratico. L’alternativa alla cattiva politica – conclude – non può essere l’antipolitica e il populismo. Dovrebbe essere semmai la buona Politica. Il nostro Movimento, l’Italia del Meridione è, su questo fronte, impegnato da anni, sforzandosi di indicare una via e promuovendo partecipazione dal basso, militanza, classe dirigente diffusa sul territorio. Vorremmo che anche i Partiti tradizionali e la Politica nazionale si muovessero su questo crinale, invece che inseguire e dare corda alle peggiori pulsioni regressive».





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