Migranti, Furgiuele: «La Calabria non sia il lazzaretto d’Europa»

Il deputato della Lega: «Reagiremo alla politica dell’indifferenza del presidente Conte». Il consigliere regionale del Carroccio, Tilde Minasi, chiede «Interventi urgenti, non possiamo più aspettare»

ROMA «La Calabria e i calabresi meritano rispetto: basta indifferenza. Se qualcuno al governo pensa di trasformare la Calabria nel lazzaretto d’Europa, si sbaglia di grosso. Reagiremo con determinazione alla politica della indifferenza del presidente Conte e dei suoi ministri verso le migrazioni incontrollate. La nostra terra nei duri mesi del Covid ha dimostrato buon senso e spirito civico. Ciò ha permesso di ridurre al minimo il rischio del contagio come dimostrano le evidenze dei bollettini quotidiani. Dopo gli sbarchi di immigrati positivi, nutro la viva preoccupazione che la scellerata e irresponsabile politica del governo sul fronte degli sbarchi possa mettere a repentaglio gli sforzi che le nostre popolazioni hanno compiuto non senza l’impegno dell’esecutivo regionale guidato dalla presidente Santelli. Accoglienza non può significare esporre a grandi rischi di ordine sanitario una regione intera». Lo dichiara il deputato calabrese della Lega Domenico Furgiuele.
«SERVONO INTERVENTI URGENTI» . «Le ultime ore sono state abbastanza concitate: il consueto bollettino regionale che informa sul numero dei contagi da Covid 19 ha registrato un aumento causa positività al coronavirus di alcuni migranti sbarcati a Roccella e sistemati in diverse zone della nostra regione». È quanto aggiunge, in una nota, la consigliera regionale della Lega, Tilde Minasi.
«Ore – continua – scandite dalla giusta e ferma presa di posizione della nostra governatrice Santelli, dalla preoccupazione comprensibile e lecita dei cittadini delle aree interessate e dal sentimento di sentirsi poco tutelati da uno Stato che dovrebbe, invece, avere come unica bussola la salvaguardia della salute della popolazione, soprattutto durante la delicatissima fase del post pandemia. Nessuno, in queste situazioni di difficoltà vuole attribuirsi paternità di assoluta ragione, ma una riflessione è necessaria e doverosa. Mesi di sacrifici, voli internazionali attualmente chiusi da alcuni paesi, disagi per spostamenti interregionali ed europei che richiedono organizzazione e modalità di gestione straordinarie, controlli all’interno delle attività, aziende ed interi settori che soffrono con particolare riferimento al turismo ed all’indotto: in questo quadro appare più che legittimo domandarsi perché non si cerchi di prevenire ciò che potrebbe divenire poco controllabile, invece di creare i presupposti affinché non ci si ritrovi ad affrontare sia le necessità legate all’accoglienza (che nel corso della bella stagione diviene sempre più complicata per i numeri elevati) sia tutte le problematiche legate ad un virus che sino a poche settimane fa sembrava essere inarrestabile in termini di contagio. Un periodo brevissimo – aggiunge – quello che ci separa da mesi di angoscia e lacrime, di dolore per molte morti e dalla disperazione, ancora in atto, per il lavoro perso, per piccole e medie imprese chiuse forse per sempre, per la cassa integrazione (quando arriva!) nelle realtà produttive più importanti».
Secondo Minasi «appena si è intravista una fioca luce in fondo al tunnel, invece, il Governo, già latitante per molteplici aspetti e pronto a fare la voce grossa solo per blande iniziative di governatori e sindaci, non ha pensato minimamente di porre un argine ad un’immigrazione che, in questo frangente, potrebbe fare ricadere centinaia di persone nel richiamo di un periodo drammatico. La situazione degli sbarchi è già di per sé di lacunosa gestione ma, e non serve molto buonsenso per comprenderlo, oggi diviene davvero complicata, in considerazione del fatto che molti paesi di provenienza dei migranti stiano, proprio in questo momento, vivendo l’apice in termini di diffusione del virus. Fa piacere – continua – che i cosiddetti tavoli romani stiano attenzionando la vicenda, ma non è accettabile che il governo arrivi sempre dopo, quando l’emergenza diviene grave, quasi insanabile. Nelle attese di decisioni che viaggiano tra palazzo Chigi e Viminale ed arrivano, quindi, a destinazione, quando un piccolo smottamento diviene frana, i rischi legati al contagio “esterno” si uniscono alla paura per la propria salute, a quella per un aggravarsi della crisi economica e le tensioni sociali sono in agguato. Non possiamo più aspettare. Servono – conclude – interventi urgenti e seri. Ma tanto, dovesse esplodere la rabbia o dovesse malauguratamente riacutizzarsi la presenza del Covid con tutte le sue nefaste conseguenze, per chi ci governa sarà, comunque e sempre, colpa di Salvini, della Lega e del centrodestra».

 





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto