Scalzo: «Catanzaro si trasformi in smart city»

L’ex candidato sindaco del Capoluogo ed esperto della Commissione europea risponde all’appello lanciato dall’assessore comunale Ivan Cardamone per immaginare una città post Covid: «È una prospettiva sempre più al centro del dibattito sia europeo che nazionale»

CATANZARO «Confido che l’iniziativa intrapresa possa essere un punto di ancoraggio reale per disegnare una visione di città lunga e duratura, capace di affrontare, insieme a tutte le energie e alle parti interessate della città, le sfide grandi ed eccezionali che la pandemia del COVID ci consegna e rispetto a cui, a mio personale avviso, il dinamismo e l’intraprendenza delle città possono offrire un’importante contributo». Così Salvatore Scalzo già candidato sindaco della Città di Catanzaro, risponde all’appello lanciato dall’assessore comunale di Catanzaro alla Cultura, Ivan Cardamone, per immaginare la Catanzaro del dopo Covid, attraverso il forum virtuale dedicato a progetti e idee per la città del futuro. Scalzo, laureato in “Studi europei” presso l’Università “La Sapienza” di Roma, ha conseguito un master orientato alla ricerca “Analysing Europe” presso l’Università di Maastricht in Olanda. Agli studi politici ha affiancato la passione per la musica, conseguendo il diploma in canto lirico presso il Conservatorio di Santa Cecilia a Roma. Lavora ormai da molti anni nella Commissione Europea. «Essendomi stato richiesto di apportare delle idee legate soprattutto alla mia più diretta e attuale sfera professionale – scrive Scalzo – ed essendo il sottoscritto dal gennaio di quest’anno impegnato nei servizi della Commissione Europea che si occupano di regolamentazione delle nuove tecnologie e, in particolare, dell’ ”Internet delle cose”, ho pensato di offrire qualche spunto sulla prospettiva delle città cosiddette intelligenti. Si tratta infatti di una prospettiva sempre più al centro del dibattito sia europeo che nazionale».
«C’è una cosa che desidero evidenziare da subito – sottolinea -. Il cammino Europeo e delle istituzioni europee nel campo delle nuove tecnologie non si basa su un entusiasmo asettico e indiscriminato verso quell’impronta trasformativa segnata dall’intelligenza artificiale, dai big data e dall’ “l’internet delle cose”, la via Europea alle nuove tecnologie è una via che propone anzitutto una visione ancillare delle nuove tecnologie, nel rispetto della società umana, del suo progresso sociale e civile e dei valori fondamentali del patrimonio Europeo di democrazia, libertà, dignità dell’individuo. È un punto importante, necessario a chiarire che le nuove tecnologie, anche quando applicate alle città, non sono un fine in sé ma devono essere mirate a migliorare la qualità della vita delle persone durante la loro attività quotidiana, servire il raggiungimento di obiettivi legati a sostenibilità, inclusività e solidarietà. Dovranno infine essere sempre soggette al controllo umano».
«La mia proposta e idea è quindi di fare di Catanzaro – rilancia Scalzo – un modello di città del futuro e una città intelligente (o “smart city”). Cosa significa una città intelligente? Una città intelligente è un luogo in cui le reti e i servizi tradizionali sono resi più efficienti con l’uso delle tecnologie digitali e di telecomunicazione a beneficio dei suoi abitanti e delle loro attività. La smart city, che implementa l’uso di tecnologie evolute, come l’internet delle cose o l’intelligenza artificiale, è costellata di sensori che generano una grande quantità di dati, dati che alimentano servizi più evoluti in tempo reale, per permettere alle amministrazioni una gestione sempre più efficiente. Essa ha quindi bisogno ed è sorretta da un’infrastruttura digitale con reti a banda larga, wireless e piattaforme su cui i dati possono essere archiviati e condivisi».
«Alcuni esempi pratici e comprensibili delle applicazioni di una “smart city” – illustra Scalzo nella proposta – sono i seguenti: semafori intelligenti e capaci di decongestionare il traffico, approvvigionamento idrico e smaltimento dei rifiuti più efficienti e commensurati al reale utilizzo delle risorse, spazi pubblici più sicuri, controllo del livello del rumore nei quartieri, illuminazione stradale intelligente, illuminazione e riscaldamento degli edifici pubblici più efficienti e di conseguenza più economici, monitoraggio sanitario a distanza soprattutto per le categorie più anziane, servizi di trasporto pubblico capaci di adattarsi alle esigenze reali di utilizzo e di penetrazione nei territori. Significa anche un’amministrazione più interattiva e reattiva, servizi amministrativi facilmente accessibili attraverso il proprio cellulare e individualizzati sulla base delle caratteristiche della persona. Sono solo alcuni esempi delle straordinarie opportunità di questa trasformazione».
«Ma ci tengo anche ad evidenziare – prosegue Scalzo – che la città intelligente del futuro, anzi del presente, visto che abbiamo già esempi di città europee in cui l’integrazione delle tecnologie più avanzate al servizio della vita quotidiana è già realtà, non è solo un evocativo e suggestivo elenco di servizi addizionali forniti alla cittadinanza, ma una visione concreta di crescita demografica, economica, sociale e politica. Un rapporto di SmarCitiesWorld del 2018 calcola che in 5 anni le città intelligenti possono migliorare il PIL pro capite dei cittadini del 21% e determinare una crescita della popolazione del 13%. McKinsey ha calcolato nel 2018, sulla base di alcuni casi studiati, che una città intelligente migliora la partecipazione civica e il senso di legame alla comunità tra il 15% e il 30%, accelera i tempi di risposta legati a crimini o incendi o malori tra il 20% e il 35%, riduce la mortalità legata a incidenti stradali o crimini dell’8-10%, riduce il tempo di trasferimento al lavoro del 15-20%, riduce le emissioni inquinanti del 10-15% e il consumo d’acqua del 20-30%. Queste cifre dimostrano che una città intelligente può di fatto cambiare il volto di una città».
«A livello Europeo, e quindi vengo a due proposte concrete – rilancia Scalzo – l’UE ha avviato da tempo lavori e investimenti importanti sulle smartcities. In questo ambito è stata fortemente incentivata la costruzione di reti tra città intelligenti, così da permettere un interscambio di buone pratiche, un continuo apprendimento comune, ma soprattutto la costruzione di servizi digitali basati su specifiche tecniche comuni. Quest’ultimo aspetto in particolare comporta tre conseguenze importanti: favorisce la interoperabilità delle soluzioni digitali realizzate nelle varie città (senza rinunciare all’incorporazione di specificità locali nelle soluzioni adottate), diminuisce il costo di quelle soluzioni e soprattutto consolida la costruzione di una rete che potremmo definire di protezione, visto che le soluzioni tecniche adottate assegnano un valore fondamentale alla protezione dei dati personali dei cittadini e alla cybersicurezza. Le due iniziative che voglio evidenziare, e alle quali Catanzaro potrebbe possibilmente associarsi, sono l’OASC e Living-in.EU».
«L’ Open & Agile Smart Cities (OASC) – spiega l’esperto della Commissione europea – è la rete internazionale di città intelligenti che ha l’obiettivo di creare e modellare il nascente mercato globale dei dati e dei servizi delle smart cities. Si tratta di un network già oggi all’avanguardia in termini di standard per i dati, i servizi e la tecnologia della città. L’OASC sta crescendo rapidamente e collega più di 140 città intelligenti organizzate a livello globale in reti nazionali di 27 paesi e regioni. L’OASC ha di recente stabilito i meccanismi minimi di interoperabilità (MIM) necessari per creare un mercato urbano intelligente. I MIM sono meccanismi tecnici semplici e trasparenti, pronti per l’uso in qualsiasi città, indipendentemente dalle dimensioni o dalla capacità. Consistono in particolare di un insieme di API – Application programming interface – (in tempo reale) comuni per accedere ai dati, informazioni di contesto per strutturare i dati e una piattaforma di dati comune, ma facoltativa, per archiviare e analizzare i dati. Un’architettura e un’implementazione di riferimento completano il set dei MIM. Con l’attuazione dei MIM le città aumentano la velocità e l’apertura dell’innovazione e dello sviluppo, riducendo al contempo i costi e l’inefficienza. Maggiori informazioni sull’iniziativa sono disponibili al sito https://oascities.org/ ».
«Living-in.EU – aggiunge – è invece un’iniziativa lanciata nel 2019 dalla Presidenza di turno finlandese del Consiglio. Si tratta di una dichiarazione congiunta tra città, unite attorno ad un percorso comune di digitalizzazione che ruota su 5 impegni di natura finanziaria, tecnica, legale, di costruzione di competenze e di monitoraggio. L’OASC è uno dei promotori della dichiarazione. Tutte le informazioni sono disponibili al sito https://www.living-in.eu/».
«La prospettiva di lavoro per una città intelligente – riflette l’esperto in politiche comunitarie – ovviamente richiede una determinazione amministrativa chiara e netta, la necessaria costruzione delle competenze e le condizioni infrastrutturali necessarie per mettere in campo una trasformazione così importante, oltre che un percorso di dialogo e partnership con il tessuto locale culturale, formativo e imprenditoriale. Per questo, un “assessorato alla città intelligente e sostenibile” è dal mio punto di vista un’idea da considerare. Può infatti rappresentare il fulcro di una guida mirata e coordinata per accelerare un processo ambizioso e necessario».
«Spero – conclude Scalzo – davvero di aver lasciato alcuni spunti di riflessione utili e concreti per il programma e l’idea di una città migliore. Penso che quella in sintesi disegnata sia una delle grandi sfide che la città ha davanti, direi anche una straordinaria opportunità. È infatti evidente che la sostenibilità e la digitalizzazione saranno i due orientamenti cruciali del lavoro e degli investimenti a livello nazionale ed europeo nei prossimi anni. Farsi trovare pronti e protagonisti potrebbe, a mio giudizio, rappresentare una chiave di svolta e forse anche un dovere per una buona amministrazione in questa fase storica».





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