Vertenza Poste Italiane, i sindacati: «Licenziano solo per esternalizzare»

Dura denuncia dei segretari generali , Gianvincenzo Benito Petrassi (UilTemp@), Antonio Cimino (NiDIL Cgil) e Carlo Barletta (FeLSA Cisl): «Non arretreremo di un centimetro»

CATANZARO «Si è tenuto oggi, presso la Prefettura di Catanzaro, un presidio di una delegazione di lavoratori in somministrazione nello specifico autisti in servizio presso Poste Italiane, che accompagnati da Antonio Cimino e Carlo Barletta rispettivamente Segretari Generali di Nidil Cgil e Felsa Cisl della Calabria, da Luca Muzzopappa, segretario regionale UilTemp@ Calabria e da Ginvincenzo Benito Petrassi, segretario organizzativo Nazionale UilTemp@, hanno rappresentato le loro ragioni e le preoccupazioni, contenute in un documento che la Prefettura si è impegnata a trasmettere agli Organi di Governo interessati dalla vertenza». È quanto affermano, in una nota congiunta, Gianvincenzo Benito Petrassi (UILTemp@), Antonio Cimino (NiDIL CGIL) e Carlo Barletta (FeLSA CISL).
«Basterebbero solo i numeri per dare l’idea della ricaduta occupazionale ed economica della inconcepibile ed ingiustificabile scelta di Poste Italiane di non rinnovare i contratti dei 421 lavoratori in somministrazione – denunciano – ma i lavoratori non sono e non possono diventare solo dei numeri. Non esiste una ragione né economica né manageriale per i licenziamenti già in atto, solo una recrudescenza nell’attacco ai diritti ed alle tutele garantiti dai contratti nazionali, a favore di una nuova ignobile stagione di becero caporalato».
«Si licenziano 421 lavoratori dipendenti, di cui 25 in Calabria – segnalano – solo per esternalizzare e “precarizzare” un servizio, utilizzando i cosiddetti “padroncini”, allentando e abbassando in tal modo le maglie delle tutele contrattuali e dei livelli salariali. Ai lavoratori licenziati, in queste ore stanno già arrivando le prime offerte di lavoro da parte dei padroncini con un abbattimento secco dello stipendio del 50%, e con modalità contrattuali che quasi certamente sono fuori dai parametri dei contratti nazionali».
«Un comportamento che ricorda quello dei padroni delle ferriere – affermano ancora – dopo lo sfruttamento dei lavoratori con turnazioni massacranti, fino a 60 turni notturni di seguito, senza i previsti smonto e riposo, e che adesso vengono scaricati come fossero merce deteriorata o scaduta.
Non è solo una battaglia sindacale di ordine contrattuale e salariale, è anche una questione di legalità, questi lavoratori sono impegnati anche nel ritiro e nella consegna dei plichi contenente la documentazione dei Tribunali e degli apparati del Ministero della Giustizia, e per tale motivo al momento della assunzione uno dei requisiti richiesti era l’assenza di carichi pendenti, per ovvi motivi di sicurezza trattandosi di trasporti di documenti di rilevante importanza, ci chiediamo se lo stesso requisito sia stato richiesto ai soggetti ai quali, in forma privatistica, è stato affidato il servizio finora reso dagli autisti licenziati».
«Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp impegnati al fianco dei lavoratori da circa 4 mesi, anche a livello nazionale, in questa vertenza non arretreranno di un solo millimetro – annunciano – il 23 settembre è previsto l’ennesimo incontro presso il Mise a Roma, e se anche questo incontro venisse disertato da Poste Italiane, lo sciopero su base territoriale di 8 ore su tutti i turni già proclamato per il 24 settembre, che segue quelli già svolti ed articolati a livello nazionale, sarebbe inevitabile e rappresenterà l’innalzamento di una protesta e di una battaglia che vedrà il sindacato ed i lavoratori calabresi unitariamente protagonisti».
«Difendere i lavoratori ed i contratti nazionali – concludono – è una missione da portare avanti con tenacia perchè in gioco non ci sono solo i posti di lavoro ma anche diritti e tutele faticosamente conquistati e che adesso sono oggetto di feroci attacchi anche in ambito privato, la posizione di Confindustria sui contratti nazionali è emblematica: il lavoro non è un valore ma un fattore da monetizzare al ribasso. CGIL CISL e UIL non ci stanno, non lasceranno i lavoratori soli perché il valore del lavoro, i diritti dei lavoratori e l’esercizio della legalità sono patrimonio dell’intera società che vanno difesi in Calabria più che altrove».





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